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Dalle ceneri del virus potrebbe sbocciare fra Mediaset-Vivendi l'"inciucio" su una Tv europea?

Il ministro Stefano Patuanelli ha però smentito che l’emendamento al decreto Covid - teso ad attribuire nuovi poteri all’Agicom su eventuali scalate straniere - riguardi il Biscione. Ma negli affari, si sa, i nemici non sono eterni: basta guardare “piddini e grillini”


23/11/2020

di Sandro Vacchi


Nella repubblica delle banane si è già cominciato a sbucciarle, le banane. E le bucce si gettano a terra, in attesa che ci inciampi qualcuno, preferibilmente dell'opposizione. Consapevoli che ancora per un paio d'anni scarsi non si muoverà foglia, i fantasmagorici rettori delle nostre sorti le studiano tutte per restare in sella fino all'elezione del nuovo capo dello Stato: con i tempi che corrono, e grazie al Coronavirus, la barca sfondata del contrammiraglio Giuseppe Conte continua a navigare, pur facendo acqua da tutte le parti, e ringrazia l'epidemia come fosse un vento in poppa. 
Con la follia dei tempi correnti, una ventina di mesi scarsi sono un periodo infinito: dove si trova un presidente del consiglio di un governo di destra che, il giorno dopo la sua caduta, presiede un governo di sinistra? Come se Mussolini, dopo il 25 luglio, fosse stato messo alla testa di un dicastero antifascista. In Italia succede anche questo: non è un caso che nessuno all'estero capisca un acca della politica nostrana, mentre tutti ci deridono come barzelletta del mondo, assolutamente senza rivali. 
“Tenere botta!” è la parola d'ordine dei Pessimati, il contrario degli Ottimati del mondo classico. Sono gente e gentucola senz'arte né parte, mettiamoci nei loro panni: una volta fuori dal Parlamento e dalle stanze luccicanti del potere dovrebbero forse tornare a vendere bibite allo stadio o a fare le sindacaliste precarie? Piuttosto una rapina a mano armata (di decreti) ai danni della democrazia e delle elezioni. Peccato che ci siano quelle politiche del 2023... ma non è detto, su! Qualcosa si inventeranno. Nel frattempo ci sarà un nuovo cancelliere al posto di frau Merkel, il nostro autentico Signore. E l'Unione Europea ci avrà spolpato un altro po' le ossa. E chissà che il virus, la peste del secolo, la dittatura della mascherina, non sia ancora lì a tirare per le lunghe l'emergenza, vera o fasulla che sia. 
Due anni e mezzo di Potere, di viaggi all'estero in classe extra lusso, di ricevimenti in ambasciata sorseggiando “sciampagno”, di stipendi dieci volte più alti di quelli dei sudditi, di tappeti rossi, di inviti nei salotti e di damazze allupate, di vanterie di mammà con le amiche... Chi glielo farebbe fare, il bel gesto di buttarsi a mare? 
Ecco, allora, che riprende il minuetto. Avete presente Silvio Berlusconi? Ma sì, quel signore anzianotto con i capelli corvini appiccicati al cranio e che per un quarto di secolo è stato il centro di gravità della politica italiana? Il PCI, Pds, Ds... insomma, tutta quella roba lì, che ci si mette un'ora a nominarla, ma un secondo a definirla: i compagni. Da quando hanno cominciato a credere in Dio hanno anche il diavolo: Berlusconi, appunto. Adesso, però, cominciano a rivalutarlo.” E' uno statista, un moderato, un liberale, non un sovranista impresentabile come Salvini, non un estremista, ma un diplomatico mediatore. Presidente della Repubblica? Perché no?” 
E i grillini cosa ne pensano? Perché, i grillini pensano? Si domanderanno i poveri di spirito. Non erano quelli che dicevano “Mai con Berlusconi”? Se è per questo, dicevano anche “Mai con il PD”, eppure governano insieme. 
Berlusca sa perfettamente alcune cose. La prima: gli piaceranno sempre le giovani donne (per lui, quelle fra i sedici e i cinquant'anni): il mio amico Paolo Bonaiuti, suo storico portavoce, sosteneva che si sarebbe rovinato per loro, e ci è andato molto vicino con Ruby e le Olgettine. La seconda: ha 84 anni compiuti a fine settembre, un vitalizio milionario da versare alla seconda ex moglie Veronica Lario, e cinque figli. Lo hanno già costretto a vendere il sesto, quello più amato, vale a dire il Milan, e adesso impongono allo scapestrato genitore di smetterla di giocare, prima di giocarsi il suo (e, soprattutto, loro) patrimonio. La terza cosa: il gioiello di famiglia, Mediaset, vuole sedersi al tavolo dove ci si giocherà il nuovo grande network europeo della comunicazione e dello spettacolo. Con la francese Vivendi di Vincent Bolloré, oggi sua acerrima nemica. Ma negli affari i nemici non sono eterni, basta guardare piddini e grillini. Fatte le debite proporzioni, cioè nani contro giganti, il loro è stato un patto Ribbentrop-Molotov a rovescia: Terzo Reich e Unione Sovietica prima alleati poi nemici giurati; Cinque Stelle e nuovi sinistri, prima cani e gatti, ma oggi a braccetto in nome del “bene del Paese”, vero? 
“Milano Finanza” ha parlato di una lettera dei francesi a Piersilvio Berlusconi per un'intesa industriale sulla nuova televisione europea che dovrebbe nascere dopo la morte del Covid. Sarà una coincidenza, ma la firma non c'è e il virus non muore ancora. 
Mediaset ha smentito l'esistenza della missiva, anche perché si dice che Piersilvio sarebbe favorevole, mentre suo padre no. Si tratterebbe di rinunciare a tutte le cause giudiziarie in corso, e i tempi giudiziari detterebbero anche i tempi dell'accordo industriale, soprattutto una causa civile da tre milioni di euro presso il Tribunale di Milano. La discussione è prevista fra gennaio e febbraio. 
L'ultimo emendamento al decreto Covid attribuisce nuovi poteri all'Agcom (Autorità per le garanzie delle comunicazioni) su eventuali scalate a gruppi di informazione e telecomunicazioni. Cosa c'entra con il Covid? Niente, ma è inveterato uso del legislatore italiano infilare in provvedimenti sulle mele anche normative sulle pere, così, un po' di nascosto. 
Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli assicura il popolo che, ovviamente, non si tratta di una norma “Salva Mediaset”. E Nicola Zingaretti, un tale convinto di essere il segretario del PD, puntualizza che la norma non è finalizzata a un'azienda, ma a una condizione dei nostri mercati. Come se di aziende come Mediaset e Vivendi pullulasse l'Europa. 
Fatto sta che, sarà una coincidenza, negli stessi giorni Berlusconi ha portato sotto Palazzo Chigi il suo partitino da 5-6 per cento: a tanto si è ridotta Forza Italia. Sufficiente, però, a indebolire il centro-destra e nel contempo a rafforzare il governo di segno opposto, al punto di tenerlo in sella fino alle prossime elezioni politiche. Sarebbe, semmai, un appoggio esterno, camuffato con l'onorevole pretesto di compattare il Paese in un momento tanto difficile, di adire ai ripetuti inviti di Mattarella a trovare coesione e dimostrare maturità politica, a mettere l'interesse del Paese davanti al proprio “particulare”… Insomma, la solita fuffa tartufesca ad uso e consumo dei quattro o cinque fessi che ancora credono alle favole nel Paese del gatto e della volpe. 
Berlusconi non ha mai digerito la leadership di Matteo Salvini nel centro-destra: lui o comanda o soffre. Fatto sta che, in questi mesi, la Lega ha perduto nei sondaggi più del dieci per cento dei consensi rispetto al famoso 34 e rotti per cento delle ultime europee. Perché tutta questa fretta? E come mai il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha fatto una cordiale telefonata ai vertici di Vivendi? 
Nelle stesse ore tre deputati forzisti hanno abbandonato la navicella berlusconiana per imbarcarsi sul traghetto di Salvini. Una di loro, Laura Ravetto, si è beccata su “Il Fatto quotidiano” di Marco Travaglio, organo ufficiale dei grillini, una vignetta talmente volgare che, se fosse stata dedicata a una esponente del governo, l'opposizione sarebbe stata messa fuorilegge. D'altronde, se è la sinistra che insulta ferocemente, non sono offese, ma libertà d'espressione. Come quando Barack Obama, primo e unico presidente nero degli Stati Uniti, dice che l'ex presidente francese Sarkozy era un nano, ebreo e dai tratti scuri. Da che pulpito!

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