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Dalle lotte fra titani a quella fra "galletti"

Salvini si prepara a papparsi Di Maio. Ma stia attento: ha un sacco di nemici


19/11/2018

di Sandro Vacchi


Mezza Italia lo aspetta come un messia, l'altra mezza con la bava alla bocca. Il novello Vladimir Ilic' Ulianov che si prepara a scendere alla stazione Finlandia si chiama Alessandro Di Battista. Sembra una barzelletta, ma siamo messi proprio così, in questo Paese benedetto e maledetto che fonde speranza e terrore su un Lenin all'amatriciana oggi in tour in Sudamerica sulle orme di Ernesto Che Guevara, invidiatissimo dai sessantottini. Però è pur sempre un italiano figlio di mamma, e si è portato la famigliola al seguito, mica la motocicletta, e tanto meno il mitra. 
La rivoluzione di casa nostra, almeno per i Cinque Stelle, è sulle spalle del compagno Dibba, figlio di un fascistone come quelli di una volta, meritevole della lista di proscrizione dell'Anpi e delle ire di Emanuele Fiano e Laura Boldrini. Lui, però, l'erede con la valigia in mano, è considerato di sinistra, almeno di quella dura e pura dei grillini, i quali non vedono l'ora di mettere al muro l'ometto in Lebole, alias Luigi Di Maio, reo di essersi fidanzato col capo dei fascisti di tutt'Europa e dei cattivi di mezzo mondo: Matteo Salvini. 
E di aver tradito i sani, intoccabili principi del movimento, dalla decrescita felice ai soldi per tutti anche se non lavorano, dal blocco delle grandi opere al taglio delle pensioni “d'oro”, per finire con lo spionaggio nei conti correnti, che per il solo fatto di esistere sono roba sporca da capitalisti. 
Non soltanto la sinistra pentastellata, ma anche quella classica impersonata dal PD (Partito Defunto) grida convinta “Forza Dibba!” perché si impegni a far cadere il governo gialloverde che ha bloccato gli sbarchi di clandestini e sta lanciando il decreto sicurezza: roba da matti, in pochi mesi, soprattutto impensabile per i fancazzisti piddini. 
Per la verità loro si dipingono come stakanovisti. Pensate che la parlamentare Alessia Morani, palesemente certissima di essere una super-gnocca, tant'è che esibisce unghie scarlatte e un tatuaggio floreale che le incorona la caviglia di porcellana, ha postato un tweet in cui dice che sta lavorando per noi nonostante abbia il raffreddore, il raffreddore! povera stella. Vorrei informarla che certe rumene e albanesi lavorano nonostante abbiano la sifilide. Ma i compagnucci vestiti Armani se non sparano boiate non sono contenti, e gli elettori glielo mandano a dire di continuo. 
In attesa delle fiamme della Dibba-rivoluzione che purificheranno il governo e l'Italia, accontentiamoci del filmetto che passa il convento, che dà ragione al detto “Non c'è limite al peggio”. Una volta si sparavano da trincee opposte De Gasperi e Togliatti, Fanfani e Longo, Berlinguer e Craxi. In seguito, per un quarto di secolo, Berlusconi ha monopolizzato l'intera politica italiana, per non dire l'attività della magistratura, richiamando su di sé gran parte delle idee, dei discorsi e delle azioni di comunisti, postcomunisti, paracomunisti e pseudo-comunisti. Dalla parte opposta dell'italiano più famoso nel mondo dopo Mussolini c'erano almeno D'Alema, Veltroni, soprattutto Prodi che lo sconfisse due volte. 
Insomma, dalle lotte fra titani siamo passati a quelle fra statisti, poi agli scontri di cani arrabbiati, oggi siamo ai combattimenti fra galli. I galletti nel pollaio Italia sono Matteo Salvini e Luigi Di Maio, saliti sul ring soprattutto grazie a un clamoroso suicidio sottovalutato da politologi, commentatori ed editorialisti vari, quello della sinistra classica, del PCI che prima si è vergognato del proprio nome, in seguito ha rinnegato la classe operaia consentendone l'estinzione, poi si è inventato europeista e fiancheggiatore della finanza internazionale. Tradimenti veri e propri, i suoi, condannati senza appello dagli elettori. 
Matteo Renzi, ex boy scout ed ex democristiano non certo uscito dalla scuola di partito delle Frattocchie, è stato il necroforo del partito fondato da Antonio Gramsci, e oggi non pensa di meglio che a fondare un nuovo partito: se ne sentiva davvero la mancanza. Bruno Vespa, nel suo libro di fine anno, gli ha fatto rilevare che ha un carattere di merda: testuale. La risposta del fiorentino è stata che su quel carattere ha fondato tutta la sua carriera politica. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, sondaggisti in testa. 
Sempre Vespa tratteggia un ritratto dell'altro Matteo, cioè Salvini, che in un boccone si è mangiato Renzi, con un altro morso ha fatto fuori Berlusconi e sul piattino del dessert ha sistemato Di Maio. 
Tempo del pasto, un annetto. «Salvini ha saputo trasformare gli elettori in fans. Se qualcuno l'offende, lui accetta lo scontro. E' uno straordinario uomo di comunicazione, con più followers di tutti i leader europei», ha detto sempre Vespa, il miglior giornalista che la Rai abbia mai avuto. «Oggi Emmanuel Macron è il suo più grande sponsor involontario, tant'è che in Europa il leader dei sovranisti è ritenuto Salvini, non Marine Le Pen». 
Quanto tempo impiegherà uno così a papparsi anche Giggino? Lo scontro odierno è sugli inceneritori, o termovalorizzatori che dir sui voglia, che al Sud non vogliono, mentre al Nord non vogliono i rifiuti dei meridionali. Tra l'altro, costruire inceneritori significherebbe posti di lavoro, ma andate a spiegarlo a chi promette il reddito di cittadinanza ai nullafacenti. 
Come andrà a finire, dopo che Di Maio, Grillo, Casaleggio e compagnia cantante hanno dovuto fare, o stanno facendo ancora, marcia indietro su Ilva, oleodotto di Taranto e alta velocità? Come andrà a finire, visto che già oggi la Lega di Salvini è accreditata del 20 per cento dei voti in larghe aree del Meridione? E che i grillini gli stanno servendo Roma su un piatto d'argento, la capitale della Raggi precipitata all'ottantacinquesimo posto fra le città più vivibili? 
Proprio lui, il leghista, il razzista, il nemico dei “terroni” e dei migranti, che va ad accogliere i migranti legittimi. Lui, il fascista, il puzzone, il “ganassa” milanese piantato dalla cuoca sgallettata. 
Di Maio precipita giorno dopo giorno, sembra che sia addirittura al 25 per cento: stessa percentuale del fighetto Macron in Francia, altra grande speranza sgonfiata della sinistra finanziaria ed eurocentrica. 
La politica del fare porta risultati e consensi, quella delle chiacchiere li toglie. 
Già c'è la processione di manager, divi e divetti televisivi, giornalisti sempre pronti a fare giravolte, davanti all'ufficio del ministro dell'Interno, l'uomo più invidiato e odiato d'Italia: guarda un po', come Berlusconi. Che, ripeto, per venticinque anni ha monopolizzato la politica italiana. 
Il piatto con dentro Di Maio è già pronto, arriverà anche l'ammazzacaffè con Di Battista. Buon appetito! A meno che qualcuno, in Italia o in Europa, non decida di liberarsi del Mangione. In un modo o nell'altro.

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