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Damasco e la Siria, il canto del cigno morente (con oltre 470mila morti)

Una porta socchiusa, l’incontro con Bassim, l’acquisto della casa del venditore di polvere da sparo: la scrittrice Diana Darke ci fa rivivere le emozioni di una grande civiltà prima che precipitasse nella sanguinosa guerra civile che la sta annientando


07/05/2018

di Giambattista Pepi


Egiziani, Babilonesi, Persiani, Macedoni. Poi dal IV secolo avanti Cristo l’ellenizzazione attraverso la dinastia dei Seleucidi. Quindi nel VII secolo l’avvento degli Arabi, nel 1517 è la volta dell’Impero ottomano. Pur non essendo la sola regione al mondo ad essere stata sottomessa, la Siria nel Medio oriente è stato il Paese che è passato di mano più volte nel corso dei secoli. La sua storia racconta le gesta delle civiltà che, nell’arco di oltre cinquemila anni, hanno conquistato questo territorio lasciando un’impronta più o meno marcata della propria presenza: nella religione, nelle leggi, nella lingua, nella cultura, nelle arti, nel costume, negli usi e nelle consuetudini. 
Dopo la sconfitta della Turchia nella Prima guerra mondiale la Siria e il Libano, Paese ai suoi confini, passarono sotto il protettorato della Francia. Da tempo i siriani anelavano all’indipendenza e l’ottennero il 1° gennaio 1946. Da Shukri al-Kuwatli, veterano nazionalista, eletto primo presidente della Repubblica, all’avvento del generale Hakiz al-Assad, fino all’attuale Capo dello Stato, Bashar al-Assad, il cammino della Siria verso la democrazia e la pace non è stato lineare, ma turbolento. Infatti è stato caratterizzato da colpi di Stato, attentati, sommosse popolari. 
Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e a Washington, i rapporti tra gli Stati occidentali e la Siria si incrinarono e l’attuale presidente della Repubblica, Bashār, si oppose all’invasione americana dell’Iraq nel 2003. Nel 2004 i separatisti Curdi insorsero nel nord del Paese e l’anno dopo la Siria fu accusata del coinvolgimento nell’omicidio di Rafiq al-Hariri (ex Primo ministro del Libano dal 1992 al 1998 e dal 2000 alla fine del 2004) e dovette richiamare in patria le proprie truppe dal Paese dei cedri. Nel corso del 2011 sarebbero scoppiate delle sommosse popolari, nel più ampio contesto della primavera araba, degenerate poi in una guerra civile ancora in corso, tra le forze governative e quelle ribelli. 
Attualmente i morti documentati dall’inizio del conflitto sono oltre 470mila e gli sfollati interni circa 7,6 milioni. La guerra ha coinvolto l’intero Paese suddividendolo in quattro aree principali: quella sud-occidentale controllata dal governo, quella nord-occidentale dai ribelli avanzati grazie all’intervento turco in funzione anti-curda, quella nord-orientale occupata dai curdi dell’YPG, quella sud-orientale sotto il controllo dello Stato Islamico. Soltanto nella Siria occidentale ci sono alcune aree presidiate dall’Esercito siriano libero. 
Un Paese antico, dunque, ma diviso dall’odio di fazioni ed etnie, le une contrapposte alle altre, straziato da una carneficina fraterna tra popolazioni diverse ma che pure per secolo avevano saputo convivere insieme pacificamente e teatro dell’ennesimo confronto tra grandi potenze internazionali e regionali (Stati Uniti, Russia, Turchia, Israele, Iran), che muovono le fila delle forze militari o paramilitari in campo in funzione degli interessi politico-strategici ed economici di ciascuna di esse. 
A questo orrendo spettacolo di un Paese dalla storia antica e gloriosa, ma dal presente orribile, si contrappone la dolcezza del romanzo La mia casa a Damasco (Neri Pozza, pagg. 299, euro 19,50). E sin dal primo giorno in cui mise piede in Siria, nel 1978, la sua autrice, Diana Darke, si era sentita a casa. E quando molti anni dopo la casa editrice Bradt le commissionò una guida della Siria, l’incanto per questo Paese, che racchiude in sé tutti i tratti del mondo arabo che le è molto caro, sarebbe tornato a farsi sentire con prepotenza. 
Girando tra i vicoli delle Vecchia Damasco, una delle città più antiche del mondo, tra i suoi magnifici palazzi ottomani, resti dimenticati di un’epoca remota, Diana si imbatte nel suo destino: una porta socchiusa. Varcata la soglia si ritrova immersa nella quiete di un cortile ornato tutt’intorno da aranci, tralci di vite, buganvillea ed esili rampicanti simili al gelsomino. Travolta dall’emozione, si sofferma a contemplare una fontana di marmo chiaro, bahra in lingua araba, “piccolo mare”, tanto assorta da non rendersi conto che, dall’altra parte della vasca, un uomo le viene incontro con un sorriso amichevole. 
Si chiama Bassim, è un architetto che, impegnato nel restauro della Città Vecchia, ha il compito di informare gli stranieri della possibilità di acquistare le antiche dimore di Damasco per salvarle dalla rovina, dato che il governo non dispone dei fondi necessari al loro restauro. Inizia così, per Diana, la conquista di quella che diventerà la sua “casa di Damasco”, una conquista che assumerà spesso contorni bizzarri, soprattutto agli occhi di un occidentale, e che si concluderà con l’acquisto di Beit Barudi, che significa letteralmente “la casa del venditore di polvere da sparo”. 
Un luogo incantato capace di infondere in Diana una profonda pace interiore. Una pace destinata, però, a durare poco a causa della guerra civile in cui il Paese, come abbiamo già detto, è precipitato negli ultimi anni. Un abisso di efferatezze e atrocità le cui prime vittime sono state e sono donne, bambini e anziani, in questa come in altre guerre, il “ventre molle” di qualsiasi nazione. 
Questo libro illumina più di qualsiasi reportage la storia antica e recente della Siria. Ci permette di cogliere, man mano che ci si addentra nella sua lettura, un mondo antico, che molte mani, menti e cuori avevano contribuito a creare e rendere bello e affascinante, mentre oggi molte altre stanno disfacendo e annientando forse irrimediabilmente accecati dalla cupidigia del possesso e armati di bestiale violenza.    

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