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De Nora: "Adesso puntiamo al trattamento delle acque oltre che all'idrogeno verde"

Un'eccellenza milanese nel mondo della ricerca scientifica. A partire dall'Amuchina, brevetto poi ceduto alla società farmaceutica Angelini


01/02/2021

Paolo Dellachà

L’Amuchina è balzata agli onori della cronaca con il Covid, ma forse pochi sanno che questo disinfettante nasce per caso nel laboratorio di Oronzio De Nora, a Milano, il fondatore dell’omonima azienda che ora è un’eccellenza italiana nell’elettrochimica. 
Oronzio mentre lavorava a una cella pilota per la produzione di ipoclorito di sodio, si taglia un dito e lo immerge nella soluzione di acqua e sale della cella. Dopo solo un paio d’ore, la ferita si rimargina. È lì che Oronzio scopre che l’ipoclorito di sodio prodotto in cella dalla reazione elettrolitica libera ossigeno attivo capace di disinfettare, sterilizzare e provocare la cicatrizzazione. Il nome nasce dal termine greco ferita (muche) con l’aggiunta dell’alfa privativa: amuchina, appunto, senza ferita. Il prodotto è stato poi ceduto alla società farmaceutica Angelini. 
Da quel momento i brevetti della De Nora si moltiplicarono, al passo con la ricerca scientifica. E’ una storia affascinante che ha origine nel 1923 e si intreccia con quella prestigiosa italiana del settore della chimica. Ora le Industrie De Nora spaziano dai trattamenti galvanici, all’industria mineraria, dall’elettrometallurgica, all’elettronica, per la quale si realizzano elettrodi che servono alla produzione di metalli utilizzati nei circuiti stampati di tablet e cellulari, all’industria del trattamento delle acque. Fino a una tecnologia per la generazione di idrogeno verde che, secondo alcuni studi, sarà elemento fondamentale della futura transizione energetica globale che si svilupperà probabilmente a partire dal 2025-2030. Una volta generato, l’idrogeno verde può essere usato in moltissime applicazioni come ad esempio la mobilità. 
A condurci per mano in questo viaggio nel mondo De Nora, è Paolo Dellachà, chief executive officer. “Quando sono arrivato nel 2009, De Nora aveva un lunghissima storia e una grande autorevolezza tecnica ma ancora dimensione contenuta con 140 milioni di fatturato e aveva concluso importanti joint venture ma sempre con partecipazione alla pari, 50 e 50. Aveva alleanze forti ma poi comandava l’altro socio. Erano rapporti nella logica da holding di partecipazioni più che di una governance di gruppo. La mia scelta è stata di far crescere dimensionalmente l'azienda completandone il posizionamento dal punto di vista geografico orientato fino ad allora verso l’America e sbilanciato sull’Asia”. 
Dellachà spiega che tra il 2010 e il 2011, ci sono state importanti acquisizioni. De Nora ha acquisito, alla fine del 2010, proprio in Giappone, il 50% della joint-venture fatta con il gruppo Mitsui negli anni ‘60, e nel 2011 ha acquisito tutta la piattaforma elettrochimica. 
“E’ stata una scelta molto coraggiosa - afferma Dellachà - perché era un’entità grande il doppio di noi, con tutti i problemi di integrazione e riorganizzazione annessi. Una parte poi di questa piattaforma acquisita da Mitsui è stata conferita, qualche anno dopo, in una nuova joint-venture con Thyssenkrupp Uhde. È nata quindi la Thyssenkrupp Uhde Chlorine Engineers che realizza nuovi impianti nello specifico ambito del cloro-soda”. 
L’altra strategia è stata di entrare nel mondo del trattamento delle acque dove eravamo operatori di super nicchia. “Tutti conosciamo i problemi di gestione dell’acqua a livello globale afferma Dellachà. L’altro settore di interesse per De Nora è la tecnologia dell’idrogeno. De Nora ha un suo punto di forza nella produzione di elettrodi per l'industria elettrochimica, snodo fondamentale per la produzione di idrogeno da elettrolisi. Inoltre, detiene una partecipazione del 34% nella divisione di ThyssenKrupp specializzata a livello mondiale nello sviluppo e installazione di elettrolizzatori alcalini: la tecnologia del gruppo tedesco è impiegata nei principali progetti in corso per la produzione di idrogeno. Recentemente il gruppo Snam ha rilevato dal fondo di investimento Blackstone il 33% di Industrie De Nora per crescere in questo settore. Snam, società a controllo pubblico che gestisce i grandi gasdotti che assicurano l'approvvigionamento di gas in tutta Italia, guarda all'idrogeno come traguardo finale della sua transizione energetica. La Ue ha stabilito che l’Europa entro il 2050 dovrà arrivare ad avere "zero" emissioni di co2. 
De Nora opera in tutto il mondo con circa 1700 dipendenti. Il Gruppo conta di superare anche nel 2020 i 500milioni di euro di fatturato. (L.D.P.)

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