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Di Maio contro Salvini: i galli del nostro "pollaio" politico possono far male al portafogli

Secondo l’analista Alessandro Tentori più che l’esito delle elezioni europee e il braccio di ferro Stati Uniti-Cina sui dazi, il rischio vero per gli investitori e il mercato finanziario è l’escalation dello scontro tra i leader della Lega e del M5S. La conferma? Il rialzo dello spread, il cui aumento lo pagheremo tutti


20/05/2019

di Giambattista Pepi


Alessandro Tentori

Le elezioni europee sono considerate un banco di prova fondamentale per il futuro dell’Unione. Secondo gli ultimi sondaggi, popolari e socialisti potrebbero non avere più la maggioranza a fronte di una crescita dei liberali e dei movimenti populisti. Se così fosse quali scenari si possono ipotizzare? Potrebbero esserci ripercussioni sui mercati e rischi per gli investitori? “Il pericolo di un Parlamento europeo indebolito e, di riflesso, la percezione di una Europa politicamente ed economicamente vulnerabile è reale, non ipotetico, ma c’è da ritenere che il rischio vero arriverà tra cinque anni e non nell’immediato del dopo voto”. 
In questa intervista rilasciata a Economia Italiana.it, Alessandro Tentori (responsabile investimenti per l’Italia di AXA IM) è cautamente realista, ma ritiene che più che dall’esito della consultazione elettorale europea o dal braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina sui dazi, gli investitori debbano guardarsi soprattutto dal rischio dell’ulteriore escalation del duello nostrano tra i due “galli” del Governo: i vicepremier Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle) e Matteo Salvini (Lega). È la polemica al vetriolo tra i due protagonisti indiscussi (quanto a consenso, meno per quanto riguarda i provvedimenti e le scelte politiche ed economiche finora varate, che sono e restano discutibilissime), a dover preoccupare i risparmiatori, le famiglie e le imprese. 

Perché lei sostiene che ci si dovrebbe preoccupare più del rischio-frammentazione nel Parlamento tra cinque anni che non ora? 
Quello della frammentazione è un trend che sta interessando da qualche anno tutti i parlamenti nazionali europei: i partiti più rappresentati, cioè i due grandi raggruppamenti dei Socialisti e dei Popolari, hanno perso parte dei consensi di cui hanno goduto per alcuni decenni, e quindi non saranno più egemonici all’interno del Parlamento di Strasburgo. È ipotizzabile che il riacutizzarsi delle tensioni nazionali possa polarizzare lo scontro tra i partiti filoeuropei e quelli euroscettici e, quindi, di riflesso anche il Parlamento europeo sarà composto da un maggior numero di partiti e movimenti e, tra questi, quelli nazionalistici e populistici, che vorranno far sentire la loro voce e affermare idee e propositi.

In un’Italia che stenta a crescere ed è appesantita da un debito pubblico tra i più elevati al mondo: cosa cambierebbe in caso di affermazione dei partiti della maggioranza e, in particolare, della Lega che ha accentuato la retorica antieuropea proprio negli ultimi giorni? 
Il Governo è frutto di un compromesso stipulato dopo estenuanti trattative seguite alle elezioni politiche di marzo 2018: nell’ipotesi in cui le elezioni europee dovessero confermare la tendenza dei sondaggi, che danno in forte aumento i consensi per la Lega di Salvini, la tenuta del Governo stesso potrebbe essere messa in discussione. Uno scenario non del tutto improbabile prevede nuove elezioni politiche e la formazione di un Governo di centrodestra a trazione Lega: siamo nell’ambito delle ipotesi, ma fino ad un certo punto tenuto conto del grave deterioramento dei rapporti all’interno della maggioranza.

In che modo può impattare sui mercati finanziari l’eventuale prosecuzione del braccio di ferro Usa-Cina sull’interscambio commerciale? 
Nelle Borse è importante il sentiment: ancora c’è una fase di euforia rispetto a quello che era il mercato tra novembre e dicembre 2018. Allora si diffuse il timore di una recessione negli Stati Uniti. Questa preoccupazione è poi svanita di fronte ai dati macro più buoni delle previsioni. Per quanto riguarda, invece, le tariffe commerciali e i dazi, secondo me siamo di fronte a uno specchietto per le allodole. Nel senso che, in verità, al centro del negoziato ci sono questioni di valenza strategica per i due Paesi: l’egemonia degli Usa sul piano delle tecnologie, il dollaro piuttosto che un’altra valuta come moneta di riferimento nel commercio internazionale e di riserva come potrebbe essere lo yuan (la moneta cinese) e la questione delle basi militari fuori del territorio di pertinenza. Non sono esattamente quisquilie. Per quanto riguarda il mercato delle valute c’è molta incertezza, ma non ci sono stati apprezzamenti significativi. Tendenzialmente il dollaro continua ad essere visto come valuta rifugio in caso di ribassi dei mercati.  
Quanto ai titoli sovrani distinguerei quelli che hanno un rischio di credito elevato come il BTP italiano e quelli che ne hanno uno minimo come il Bund tedesco, che proprio per questa ragione viene comprato a piene mani dagli investitori perché ritenuto un bene-rifugio. Per i Bund tedeschi non ci sono al momento fattori che potrebbero portare a un aumento dei rendimenti nel breve periodo: i tassi continueranno a restare negativi per molto tempo ancora. I Btp, al contrario, soffrirebbero nel caso di un indebolimento delle Borse e questo andrebbe poi a innescare il discorso sulla crescita che in Italia è troppo bassa, sulle divisioni all’interno della coalizione di governo: una spirale negativa che porterebbe ad un aumento del rendimento e ad un calo dei prezzi. 
Come abbiamo potuto constatare in giorni recenti la polemica a distanza tra i due vicepresidenti del Consiglio dei ministri, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ha spinto lo spread Btp- Bund ai massimi da dicembre 2018. Siano insomma a un passo dai fatidici 300 punti, c on relativo aumento dell’onere del servizio sul debito. Se questa atmosfera non si svelenisce siamo dell’avviso che si innescherebbe una spirale negativa che porterebbe a un ulteriore aumento del rendimento e a un calo dei prezzi per quanto riguarda i nostri titoli sovrani.

Di fronte ai ribassi dei mercati e all’indice della paura (il Vox è ora sopra i 20 punti), come deve comportarsi l’investitore che ha in portafoglio asset rischiosi come l’equity? 
Intanto va detto che la performance delle Borse resta positiva nonostante le chiusure negative delle ultime due settimane: il Ftse Mib è infatti cresciuto da inizio anno del 13% e il Dow Jones a Wall Street del 12. Prima di parlare di perdite in conto capitale ce ne vuole. L’approccio migliore deve essere quello di chi investe con una duration temporale di medio termine. Occorre una strategia che permetta di avere una scorta di liquidità da usare all’occorrenza, comprando a prezzi più bassi nelle fasi di ribasso o di storno dei mercati per riequilibrare la contrazione del valore degli investimenti.

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