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Di Maio e Salvini giocano a poker con Bruxelles

Bene e spesso gli eccessi verbali non pagano, ma in pochi sembrano volerne tenere conto


08/10/2018

di Artemisia


Il governo sfida l’Europa. La bocciatura del Def, il documento di programmazione economica, cioè il testo con gli obiettivi per i prossimi tre anni, non solo non ha sorpreso Di Maio e Salvini, ma ha rafforzato nei due vicepremier la decisione di andare avanti comunque, anche a dispetto di un possibile aumento dello spread. "Ci aspettavamo che questa manovra non piacesse a Bruxelles” ha detto Di Maio sottolineando che “adesso inizia la fase di interlocuzione con la commissione europea” cioè l’azione diplomatica di mediazione, ma “deve essere chiaro che indietro non si torna”. Il governo ha quindi detto chiaro e tondo che non intende rinunciare alle promesse fatte in campagna elettorale e per le quali è stato eletto e che richiedono un aumento del deficit almeno per il primo anno. Una determinazione che non verrà meno nemmeno qualora lo spread dovesse salire. Non c’è quindi nessun piano B, una exit strategy riservata che l'esecutivo potrebbe mettere in pratica qualora il differenziale salisse oltre i 400 punti, con la correzione del deficit sotto il 2,4%. “Deve essere chiaro che questo governo non arretra” ha ribadito a chiare lettere Di Maio. 
A stretto giro è arrivata la risposta di Juncker che si è riferito soprattutto a Salvini il quale aveva detto di “voler parlare solo con persone sobrie. “Il fatto che due vicepremier italiani si esprimano in modo estremamente sboccato sulla Ue fa capire tante cose” ha replicato poi sottolineando che “la situazione economica italiana è difficile anche se non può essere paragonata a quella della Grecia”. Salvini gli ha replicato che “l’'Europa dei banchieri, quella fondata sull'immigrazione di massa e sulla precarietà che continua a minacciare e insultare gli italiani e il loro governo, fra 6 mesi verrà licenziata da 500 milioni di elettori. Noi tiriamo dritto!” 
Salvini ha dalla sua parte l’ultimo sondaggio che lo dà davanti ai 5Stelle. Secondo le rilevazioni dell’Ispos la Lega sfiora il 34 per cento dei consensi, quasi il doppio rispetto ai risultati raggiunti alle elezioni del 4 marzo (17,4 per cento). Meno positivi i dati del Movimento 5 Stelle, che vede invece il suo indice di gradimento fermo al 28,5 per cento, in calo rispetto al mese precedente. 
Il braccio di ferro con Bruxelles sul Def, e la politica determinista sull’immigrazione, sta facendo lievitare i consensi. La commissione europea peraltro si trova in un vicolo cieco. Non può spingere il contrasto con il governo giallo-verde fino alle estreme conseguenze e magari all’intimazione di rivedere il livello del deficit pena la sanzione, perché questo diventerebbe il tema per la campagna elettorale della prossima primavera e l’Italia farebbe da apripista ai movimenti europei populisti. Non può però neppure ignorare che il governo vuole ignorare i vincoli di rientro del deficit perché chiudere un occhio sull’Italia significherebbe certificare la fine delle regole di bilancio di Bruxelles. Il rapporto tra Italia e la Commissione europea si gioca come a un tavolo da poker. Ancora non sappiamo se quando Di Maio e Salvini dicono che intendono andare avanti anche a dispetto dello spread, stimo bluffando o facciano sul serio. E non sappiamo neppure quale sarebbe la contromossa di Bruxelles. La partita è solo agli inizi e c’è da scommettere che durerà fino al momento del voto europeo.

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