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Dietro le fascinose quinte della realtà dei grandi numeri

Sanne Blauw ci svela la parte oscura delle cifre e ci insegna a leggerle e a interpretarle per sventare le trappole di chi le manipola


16/03/2020

di Giambattista Pepi


“Sono un’econometrista, e il fascino dei numeri ha segnato tutta la mia vita professionale. I numeri sono dappertutto: ci dicono come andiamo a scuola, quanto pesiamo, se l’economia è cresciuta. Possono ingannarci. Il mio compito è mettere i numeri al loro posto. Non su un piedistallo, non nella spazzatura, ma dove devono stare: accanto alle parole”. Sanne Blauw presenta così, icasticamente, Il più grande bestseller di tutti i tempi (Garzanti, pagg. 185, euro 16,00 tradotto dall’olandese da Maria Cristina Coldagelli), il libro che nei Paesi Bassi ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico ed è attualmente in traduzione in mezzo mondo. 
Forse vi chiederete perché un libro che parla di “numeri” che normalmente possono sembrare aridi (in realtà non lo sono o lo sono solamente quelli che non ci interessano affatto) abbia scalato rapidamente l’indice di gradimento della saggistica in Olanda per posizionarsi in vetta e restarci a lungo? Forse perché le cifre, nella loro essenzialità, sono ritenute più obiettive delle parole? No. Perché le cifre sono obiettive, ma coloro che le utilizzano non sempre sono onesti. 
Viviamo immersi in un mondo fatto di numeri, spiega l’autrice, e ne siamo attratti, quasi ipnotizzati: ci affidiamo totalmente ad algoritmi basati su big data e sempre più spesso a prendere le decisioni non sono persone ma modelli matematici. Il fatto è che mentre le parole vengono criticate, i numeri di bello hanno che vengono (quasi) unanimemente considerati più obiettivi. E così finiscono per determinare, di volta in volta, ciò che mangiamo, dove lavoriamo, quanto guadagniamo, dove abitiamo, con chi ci sposiamo, per quale partito votiamo, se otteniamo o no un mutuo, il premio che dobbiamo pagare per l’assicurazione. 
Insomma, un giorno sì, l’altro pure, siamo assediati dai numeri, travolti dal loro fluire incessante, frastornati dal loro rincorrersi ed accavallarsi. In altre parole, secondo la Blauw, “le cifre hanno assunto un’importanza sproporzionata nella nostra vita. Sono diventate talmente preponderanti che non possiamo più ignorarne l’abuso”. 
Docente nel corso di laurea di Econometria dell’Erasmus Universiteit di Rotterdam e corrispondente del quotidiano De Correspondent (nuovo esempio di giornalismo attivista e civile disponibile in olandese e in inglese grazie ad una campagna di crowdfunding di grande successo attraverso la cui esperienza ha potuto toccare con mano quanto l’argomento sia sentito dal pubblico), la Blauw ci svela con lucidità e passione il lato oscuro dei numeri, fermo restando - tiene a precisare -  “che i numeri, come le parole, sono innocenti: sono le persone che se ne servono a commettere errori”. 
E chi sarebbero gli impostori? Chi i prestigiatori? Sono - esemplifica la studiosa - psicologi che camuffano il loro razzismo con le statistiche; magnati del tabacco che interpretano capziosamente i dati sulla salute distruggendo milioni di vite; politici in grado di commissionare sondaggi sempre in loro favore. Anche i numeri dunque hanno, come la luna, una parte nascosta, che è avvolta nell’oscurità. E siccome, per così dire, possono essere “manipolati”, cioè utilizzati in maniera non obiettiva dobbiamo capire effettivamente l’uso che ne viene fatto ed aggirare i tranelli di chi cerca di trarci in inganno utilizzandoli subdolamente. 
Già, perché essi - sostiene la Blauw - non riescono, da soli, a intercettare un fenomeno, non sono necessariamente una misura universale di una realtà. E gli esempi si sprecano: il Prodotto interno lordo è solo una misura della produzione della ricchezza di una nazione, non del suo benessere; il quoziente intellettivo non è altro che il punteggio ottenuto in un test, e nulla ha a che fare con la nostra intelligenza. 
Tutto questo perché, per dirla con il grande Albert Einstein, “non tutto ciò che può essere contato conta, e non tutto ciò che conta può essere contato”. 
E come quando ascoltiamo chi parla, riflettiamo sulle sue parole, e riusciamo a comprendere cosa vuole dirci il nostro interlocutore, dove vuole portarci, così dobbiamo prestare attenzione ai numeri che ci vengono comunicati ed interpretarli correttamente. “Perché se vogliamo prendere le cifre sul serio, dobbiamo capire e definire tutti i loro limiti; che contengono giudizi di valore, che esistono diversi modi di misurare la stessa cosa, che ci sono molte cose che le cifre non dicono” dice l’autrice in un passaggio a nostro giudizio significativo. E così conclude: “le cifre non sono la realtà, ma un ausilio per comprendere la realtà”.

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