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Disoccupazione e precariato, il virus ora si chiama lavoro

Con le imprese che stentano a ripartire la frattura tra domanda e offerta si allarga sempre di più facendo nuove vittime


11/05/2020

di Damiano Pignalosa


Ripartire sì, ma come? È questa la domanda che in molti si fanno perché, se da un lato stiamo assistendo ad un allargamento delle maglie restrittive del lockdown, dall’altra la vera emergenza da affrontare ora si chiama lavoro. La recessione post Coronavirus sta colpendo e colpirà tantissimi settori merceologici, le domande di cassa integrazione sono schizzate alle stelle e dopo il grido di aiuto lanciato dagli autonomi ora sono i dipendenti ad avere sempre più paura. La riapertura del settore manifatturiero prosegue a rilento e il piano di ricambio generazionale con l’innesto dei giovani nel mondo del lavoro ha subito una brusca frenata. Negli scorsi giorni è stata avanzata l’idea di utilizzare disoccupati e riceventi il reddito di cittadinanza come forza lavoro nei campi vista la difficoltà di reperire manodopera. Tralasciando il fatto che sia giusto o sbagliato, nel pieno rispetto di tutte le opinioni, quello che ci chiediamo è se davvero questo è il futuro che soprattutto centinaia di migliaia di giovani laureati pensavano di raggiungere. La risposta ovviamente è no. A questa domanda però si lega la questione derivante dai lavori per cui questi ragazzi hanno studiato. Secondo l’Istat un laureato su due non riesce a seguire la carriera prefissata dagli studi universitari, buona parte si accontenta di altro pur di fare qualcosa e una piccola fetta invece si reinventa completamente dopo aver capito una cosa molto importante: il più delle volte si studia e ci si laurea per lavori che non ci sono più, spariranno nei prossimi anni o c’è troppa concorrenza.
Quello che salta subito all’occhio è che nel 2020 il grande avanzamento tecnologico e imprenditoriale non è stato seguito dalle giovani menti per creare nuove prospettive di lavoro, eppure il terreno è fertile e a prova di crisi. Nella top 10 tra i lavori più richiesti, la tecnologia è predominante, tra la protezione e la gestione dei dati, passando per le Intelligenze artificiali e le funzioni a supporto del business. La ricerca LinkedIn Emerging Jobs Italia 2019, la prima nel suo genere per il nostro paese, rivela la classifica delle figure professionali e delle competenze che hanno registrato il tasso di crescita più elevato negli ultimi 4 anni (2015-2019) in Italia, delineando così alcune tendenze del mercato del lavoro nel nostro paese.
La figura di Data Protection Officer si posiziona al primo posto dei Most Emerging Jobs in Italia, seguita dal Salesforce Consultant e il Big Data Developer, a chiudere il podio delle prime tre posizioni. Al quarto posto troviamo la figura dell’Artificial Intelligence Specialist, uno dei profili professionali più innovativi e con il tasso di maggior crescita, non solo oggi ma anche in futuro. Scorrendo la classifica, al quinto posto troviamo il profilo del BIM (Building Information Modeling) Specialist, una figura tecnica altamente specializzata e deputata all’ottimizzazione di tutte le fasi che riguardano la progettazione, l’edificazione e la gestione della costruzione degli edifici per mezzo di un software. Al sesto posto si posiziona la figura emergente del Lending Officer, ovvero quel professionista deputato a determinare e dettare le pratiche di prestito dell'istituto finanziario per il quale lavora. Al settimo posto tra i lavori emergenti in Italia c’è la figura del Warehouse Operative, meglio conosciuto in Italia come Responsabile Magazzino, un ruolo professionale che, con la crescita costante dei servizi di e-commerce sta vivendo una vera e propria evoluzione delle mansioni e delle responsabilità. All’ottavo e al nono posto della Top 10 si posizionano altre due figure legate alle professioni Tech, assolutamente strategiche per la crescita e il consolidamento del business aziendale, come il Data Scientist e il Cyber Security Specialist. Chiude la speciale lista delle 10 figure professionali emergenti in Italia il Customer Success Specialist, una nuova figura dell’ambito della relazione con i clienti il quale, a differenza di altri colleghi più “tradizionali” del reparto CRM, che svolgono maggiormente le proprie mansioni in maniera reattiva, si trova a lavorare in modo proattivo all'interno dell'azienda e con i clienti, con il fine di ottenere una soluzione soddisfacente per tutti i soggetti coinvolti.   
Insomma questa crisi sanitaria va a braccetto con quella lavorativa, ma il pensiero principale è quello di puntare al nuovo piuttosto che al vecchio, anche perché ogni avvenimento di questa grandezza porta con sé incredibili cambiamenti e la riqualificazione lavorativa la farà da padrona ma con nuove figure per essere al passo con i tempi e competitivi a livello internazionale.

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