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Dove e perché emigrano gli italiani?

Ogni giorno il nostro Paese deve fare i conti con un’emigrazione che fa rima con sopravvivenza


21/01/2019

di Damiano Pignalosa


Un sogno nel cassetto e la valigia piena di speranze. Il più delle volte è bastato questo a milioni di connazionali che hanno deciso di andar via dal Belpaese per cercare fortuna o semplicemente un’occupazione. Secondo l’Istat e il Ministero degli Esteri, sostanzialmente c’è un’altra Italia che vive al di fuori dei nostri confini. Solo nell’ultimo secolo si contano oltre 50 milioni di italiani tra espatriati e nati fuori dalla nostra penisola, anche se bisogna sottolineare che hanno mantenuto la cittadinanza tricolore solo poco più di 5 milioni di individui. L’Europa è meta preferita di chi espatria negli ultimi 15 anni. Guardando alle destinazioni degli italiani trasferiti nel corso del 2017, la Germania e il Regno Unito sono senz’altro al primo posto, ma vanno forte anche la Svizzera, la Francia e la Spagna. Oltreoceano, i paesi più attraenti per i nostri connazionali rimangono il Brasile e gli Stati Uniti. Ancora molti comunque scelgono l’Argentina, un paese dove sentirsi a casa è facile, data l’enorme comunità italiana presente fin da inizio del XX secolo.
Tra oriundi e nuove leve sono davvero tanti quelli che abbandonano le proprie città e i propri affetti per affidarsi, spesso senza pensarci troppo, a quel sogno di libertà che il nostro Paese ormai non ci dà più, con esperienze perlopiù negative che hanno reso lo sguardo spento e malinconico.
Ma quali sono le principali cause?
Qui le statistiche e i numeri per una volta li lasciamo stare. Nella quasi totalità dei casi, gli italiani tendono ad abbandonare il proprio Paese spinti dalla ricerca compulsiva di lavoro. Sarebbe un errore pensare che tutto ciò riguardi esclusivamente quella famosa fuga di cervelli che tanto ci piace sbandierare nei talk show facendo la conta di ricercatori e laureati che vanno via per mancanza di occupazione. Oltre loro, ci sono milioni di tecnici, operai, padri di famiglia che per dare sostentamento al proprio focolaio, decidono di fare una scelta coraggiosa pur di non arrendersi. La mancanza di lavoro e il basso tetto salariale solo le cause principali di questo esodo in costante aumento. Il costo della vita risulta essere sempre più elevato ma le condizioni contrattuali e di ricerca di occupazione, sono praticamente ferme da decenni, tanto che stringere la cinghia non basta più, ormai si parla di vera e propria sopravvivenza. A questo bisogna aggiungere l’esercito di studenti italiani che prova ad ampliare le proprie conoscenze didattiche e di vita, con una concentrazione massiccia nei paesi dell’Unione Europea, seguita da Stati Uniti, Oriente e Oceania.
Ma le imprese?
Da uno studio condotto dall’Ufficio studi della CGIA su Banca dati Reprint del Politecnico di Milano e dell’Ice, è emerso che tra il 2009 e il 2015 il numero delle aziende italiane all’estero è aumentato del 12,7%, passando da 31.672 a 35.684 e il trend non sembra arrestarsi. La pressione fiscale italiana risulta essere diventata un macigno non più sopportabile per migliaia di SRL e SPA, che preferiscono spostare all’estero la propria produzione sfruttando al massimo tutti i vantaggi provenienti dal nuovo insediamento. Il più delle volte questa emigrazione imprenditoriale porta con se un massiccio numero di licenziamenti che mettono alla sbarra dal trentenne al cinquantenne senza pensare in minima parte a cosa ne sarà di loro. Bisogna comunque sottolineare che in tantissime occasioni questo diventa un gesto quasi obbligato, perché l’unica variante rimasta sarebbe quella del fallimento preventivo.
Quali le soluzioni?
Gran parte di queste problematiche passano per un trittico che spesso si sente riecheggiare come una mantra che nessuno è stato ancora in grado di applicare al nostro Paese: riduzione consistente della pressione fiscale, investimenti massicci in ricerca e aumento dei consumi interni. Nessuno dice che sia facile, nessuno ha la bacchetta magica e nessuno crede alle favole ma allo stesso tempo siamo tutti consapevoli che è lì che bisogna puntare se si vuole avere anche un briciolo di speranza. In questo quadro apocalittico non dobbiamo dimenticare che il nostro Paese ha tutte le carte in regola per poter diventare nuovamente uno dei protagonisti indiscussi della scena politica ed economica internazionale. La bellezza del nostro territorio, la posizione geografica strategica, la varietà di imprese e le capacità creative innate devono essere sfruttate per ridare il sogno in mano agli italiani. Se si applicheranno manovre atte a raggiungere questo obiettivo non c’è nessun dubbio su dove passare il resto della nostra vita, perché in un modo o nell’altro “italians do it better”.

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