Share |

Due mondi opposti, raccontati in prima persona, destinati a scontrarsi

Antonella Gatti Bardelli e Marco Maggio danno voce ai ricordi. Con un inizio e una fine impregnati di suoni e del peso dei silenzi


15/05/2017

di Massimo Mistero


Si sono incontrati per caso tre anni fa, in occasione di «una intervista mai finita», Antonella Gatti Bardelli e Marco Maggio. I due autori che, a quattro mani, hanno dato voce ai ricordi in Io lo so chi sei (Bompiani, pagg. 174, euro 11,00), un accattivante lavoro che si dipana sul piano inclinato dei sentimenti, su quello per certi versi scomodo del passato, su quello ricco di sfaccettature del presente. Il tutto segnato dal ritrovarsi dopo tanti anni, raffrontandosi con i «fantasmi nostalgici che vogliono incontrarti», per condividere una «puerile voglia di rimpatriata». Con un inizio e una fine impregnati «di suoni e del peso dei silenzi».
Tutto inizia con un messaggio, quello di Andrea De Curtis, volto a organizzare un incontro fra vecchi compagni delle elementari, oggi quarantenni. Un messaggio che, nemmeno a dirlo, si porta al seguito una serie di considerazioni sui tempi andati pronte ad allargarsi a macchia d’olio: dal buco nero dei primi anni di scuola ai ricordi più nitidi legati al periodo liceale, a quello dei primi amori che possono fare male oppure, soltanto, rifarsi alle prime fitte al cuore. Tutto questo sullo sfondo di una Milano della quale vengono tratteggiati gli aspetti utili a farsi carico della trama, ma anche rinverdendo passaggi familiari non facili: incredibile quanti pensieri possano scorrere in un momento, sollecitati da un nonnulla.
A tenere la scena è Luciano Carteri, un docente universitario che si ritrova ad affrontare le paure, lo sgomento, lo sbigottimento e l’angoscia - sentimenti che fanno parte di una vita - nel momento stesso in cui riceve il citato invito per una cena con i vecchi compagni di banco. Così come riaffiorano i ricordi di un amore giovanile a lungo rimosso. La qual cosa lo porterà a scoprire che «ricordare è qualcosa di prezioso, essenziale per la vita stessa».
Ma chi è e cosa fa oggi quella sua antica fiamma, che si chiama Monica? «Di giorno lavora al mercato rionale di via Benedetto Marcello a Milano, di sera si esibisce in un night per puro divertimento. Si fa chiamare Pere, ha un aspetto volgare, ama i piaceri della vita ed è sboccata. Recita per essere se stessa e affronta tutto con gioia e apparente leggerezza».
Non ci vuole molto a rendersi conto della differenza abissale che divide ora queste due persone, portatrici di due mondi agli antipodi. Di fatto la rimpatriata servirà da detonatore di uno scontro quando il caso o il destino porterà queste due esistenze, così diverse, a incrociarsi e a ritrovarsi. Ognuna alle prese con gli incubi che si ripetono nelle notti di solitudine; ognuna forte dei propri convincimenti e delle proprie debolezze, che vengono esternati raccontandosi in prima persona.
Rinverdendo una specie di amarcord che si perde nei rispettivi vissuti, con Monica, ad esempio, a precisare che nell’attesa di trovare l’uomo giusto ci si può divertire con quelli sbagliati. Annotando: «Non sono mai stata di nessuno. Nemmeno mia. Sono stata di tutti. Sono di tutti, come un patrimonio Unesco, come gli artisti, che appartengono al pubblico che li fa nascere e morire».
Insomma, un lavoro particolare, intelligente, che induce alla riflessione; che si legge che è un piacere; che non pretende la luna, ma che la fa conquistare al lettore più attento.
Detto del libro, ricordiamo che Antonella Gatti Bardelli, nata a Trieste nel 1969, si occupa di teatro e da tempo collabora con la Compagnia Instabile di Pino Roveredo. Sempre con Bompiani ha pubblicato nel 2012 Il cielo capovolto e nel 2014 Margò. A sua volta il milanese Marco Maggio, classe 1989, una laurea in Comunicazione e Filosofia, scrive di costume e società per diverse testate. È inoltre autore del saggio In principio fu la pubblicità (Il Prato, 2014).

(riproduzione riservata)