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E se il Sacro Graal e i discendenti del conte Dracula si fossero accasati in Italia?

Alla scoperta di Acerenza, il borgo che custodisce antichissimi segreti


09/07/2018

di Valentina Zirpoli


Secondo la tradizione medievale, il Sacro Graal (o Santo Graal), cioè la coppa con la quale Gesù celebrò l'Ultima Cena e nella quale Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione, sarebbe custodito all’interno di un reliquiario in una cappella vicino a Gerusalemme, quindi in Terra Santa. Altre fonti collocano il sacro calice a Costantinopoli, l’attuale Istanbul; altre ancora nella cattedrale di Valencia e a Parigi. Ma se il Santo Graal fosse invece conservato in Italia? 
Ad Acerenza, un piccolo borgo in provincia di Potenza, in Basilicata, una maestosa cattedrale custodisce antichissimi segreti che testimonierebbero proprio la presenza della sacra coppa in questi luoghi. Ma non solo. C’è chi giura che in questa stessa basilica e in questo stesso borgo siano sepolti i resti della figlia del conte Vlad III di Valacchia, il famigerato conte Dracula, il vampiro della Transilvania.


Acerenza è una delle più antiche città della Basilicata, situata a 833 metri su un altopiano tra il fiume Bradano e il suo affluente Fiumarella. 
Le origini di Acerenza sono antichissime: risalgono al Paleolitico Medio, anche se le testimonianze maggiori risalgono tra il VI e il V secolo a.C. L'antica Acheruntia, Αχερουντία in greco, viene citata dagli scrittori romani Tito Livio e Orazio e, nel Medio Evo, da Procopio. 
Diverse fasi scandiscono la storia della cittadina: teatro di lotta fra Sanniti e Romani, nel V secolo divenuta sede vescovile, oggetto di una lunga contesa tra Longobardi e Bizantini, finché nel 1061, con Roberto il Guiscardo, diventa centro di difesa dalle rappresaglie bizantine. E proprio a Roberto il Guiscardo, il condottiero normanno, si deve la costruzione della Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio vescovo (XI-XIII sec.), a margine del Concilio di Melfi del 1059 e del giuramento di fedeltà alla Chiesa mediato dal vescovo Godano. 
Alla fine del XII secolo Acerenza confluisce nell’Impero Svevo, mentre nel XIII secolo, con gli Angioini, acquisisce un’ulteriore importanza per la sua strategica posizione geografica tra Roma e l’Oriente.

Secondo la prestigiosissima rivista americana Forbes Italia, tra le dieci mete più belle ma poco conosciute al mondo c’è Acerenza. La rivista inserisce Acerenza, il suo borgo e la sua splendida Cattedrale di Santa Maria Assunta, nella classifica delle mete italiane “non scontate” da far conoscere al mondo.


L’imponente Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio Vescovo è uno dei monumenti più importanti di tutta la Basilicata. In stile romanico con influenze gotiche, risale al XI secolo e fu consacrata nel 1080. Ha un grande abside e un interno a tre navate con importanti tavole cinquecentesche, una cripta del 1524, sulle cui pareti vi sono degli affreschi di Giovanni Todisco da Abriola. 
Sia la facciata sia i campanili sono stati ritoccati nel corso dei secoli; la cupola sulla crociera è del XIX secolo. All'interno della sacrestia emerge un busto di Flavio Claudio Giuliano; un passaggio consente di girare attorno al coro e di ammirare le absidi in pietra squadrata. Di recente sono stati ritrovati, dopo alcuni scavi, le fondamenta di un battistero. 
La Cattedrale di Acerenza custodisce antichissimi segreti e misteri, che l’hanno resa celebre in tutto il mondo.

Acerenza è stata nei secoli terra di passaggio dei crociati che si recavano in Terrasanta. C’è persino chi sostiene che il fondatore dell’Ordine dei Templari, Ugo dei Pagani, sia nato proprio in Basilicata, in un paese posto a pochi chilometri da Acerenza. A conferma di questa tesi, gli storici hanno individuato in alcune misteriose sculture che adornano la Cattedrale simboli cari agli appartenenti all’Ordine. Sono molti del resto i riferimenti all’Ordine dei Templari che si possono trovare nelle strutture più antiche della città.


Secondo antiche leggende, poi, in queste terre, in questa Cattedrale, sarebbe custodito il Santo Graal, il misterioso calice dove sarebbe stato raccolto il miracoloso sangue di Cristo e che avrebbe proprietà miracolose eccezionali. 
All’interno della Cripta Ferrillo, nella stessa Cattedrale – risalente al 1524, quando Giacomo Alfonso Ferrillo, membro dell’ordine dei Cavalieri di Gerusalemme, fece ristrutturare la Cattedrale Acheruntina gravemente danneggiata dal terremoto del 5 Dicembre 1456, dotandola di una nuova cripta, molto probabilmente impiantata su una preesistente di epoca altomedievale – si trova una piccola finestra murata che custodirebbe proprio il leggendario calice. Altro indizio a conferma di questa tesi: la piazza in cui si trova la chiesta si chiama piazza Glinni, genitivo della parola gaelica “glin”, come gaelica è la leggenda del Graal. 
Ma non è tutto: il nome della cattedrale è un ennesimo indizio. Cosa doveva sorvegliare Canio, a cui è intitolata la chiesa, il cui nome gaelico significa proprio “Magnifico sorvegliante”?


La città di Acerenza non sarebbe però legata solo a leggende che ruotano attorno ai cavalieri templari e Santo Graal. Secondo alcuni studiosi, infatti, la Cattedrale custodirebbe i resti della figlia del conte Vlad III di Valacchia, ovvero il famigerato conte Dracula. Pare infatti che Maria Balsa, moglie del Conte Ferrillo di Acerenza, fosse, secondo le cronache del tempo, figlia di un despota di una zona tra la Serbia e la Romania. Proprio sulla facciata, ristrutturata dalla famiglia Ferrillo a fine ‘500, è presente uno stemma raffigurante un drago, che apparteneva in quel periodo proprio alla casata del principe Vlad III.


Lo stesso nome “Balsa”, secondo alcuni, deriverebbe da “Balcana” (proveniente dai Balcani) e in molti hanno trovato nella cattedrale simboli che rimandano alla famiglia Vlad, alla Romania e al vampirismo. Nella cripta è possibile vedere, su di un bassorilievo, una singolare raffigurazione che riproduce il demone biblico Lilith, noto per comparire solo di notte e succhiare il sangue agli uomini, in particolare ai neonati. Il demone Lilith compare anche in alcune sculture, che raffigurano proprio un essere dalle fattezze non umane che morde sul collo vittime sacrificali. Negli affreschi della Cattedrale, l’uomo che dovrebbe raffigurare Dracula è posto di spalle all’altare, un po’ come se avesse voluto voltare le spalle a Dio. La Madonna con Bambino, raffigurata di fianco, fa la stessa cosa. Più o meno come fece Vlad quando, secondo la leggenda, per rivedere sua moglie, uccisa dai turchi, siglò il patto con il Diavolo che lo rese un non-morto.


La Cattedrale custodisce, infine, molti misteri legati anche alla figura di San Canio e al suo bastone miracoloso. 
San Canio, vescovo in Africa, fu arrestato nel 292 d.C. dal Prefetto di Cartagine per la sua fede religiosa. Dopo torture indicibili (si dice che gli venne versato del piombo fuso sulle ferite), il Prefetto decise di procedere alla decapitazione, ma, mentre il santo si stava recando al patibolo, avvennero degli strani fenomeni naturali che spinsero il Prefetto a lasciarlo andare in mare. 
Giunto in Campania, secondo la leggenda grazie all’aiuto degli angeli, avrebbe compiuto una serie di miracoli per poi essere sepolto, una volta sopraggiunta la morte naturale, ad Aversa e successivamente ad Acerenza. 
In quest’ultimo luogo, il vescovo dell’epoca nascose i resti del santo per evitare che fossero profanati, mentre lasciò visibile il Bastone Pastorale in un altare in pietra. Da quel momento continua a verificarsi agli occhi dei visitatori un fenomeno ancora inspiegabile con le leggi della fisica: pur essendo sigillato, molti lo vedono muoversi all’interno della custodia, tanto da avvicinarsi alla fessura e farsi toccare dai visitatori (si dice da chi si è appena confessato).


Al di là di questa splendida cattedrale e dei miti e delle leggende che la circondano, Acerenza è molto altro. Tante sono le bellezze da scoprire in questo affascinate borgo. C’è per esempio la Fontana di San Marco, simbolo della città: un tholos di stile greco, con colonne di stile ioniche, arricchito da un basamento realizzato da scaloni che donano imperialità a questo edificio neoclassico. E ancora, la piccola Chiesa rurale della Madonna del Cupo, circondata da una fitta macchia boscosa, e la Chiesa rupestre di San Michele Arcangelo: una grotta che conserva una statua lignea raffigurante il santo, opera dell’artigiano acheruntino Angelo Maria Marmo detto Furnaciar. 
Acerenza è senza dubbio una delle più belle cittadine dell’Alto Bradano, un’area dai colori cangianti dominata da ampie estensioni di vigneti che, a seconda delle stagioni e della luce del giorno, cambiano tonalità e fascino, ma sono la costante testimonianza della ricchezza di questa terra in cui si coltiva e si raccoglie l’uva che dà vita al rinomato vino Aglianico del Vulture Doc. Paesaggi inviolati, cultura e storia trovano la culla nel verdissimo bacino del Vulture Alto Bradano tra sorgenti millenarie, boschi secolari e alberi monumentali, in cui trovano il proprio habitat ideale animali di diverse specie.

Fonti: 
http://comune.acerenza.pz.it 
http://www.prolocoacerenza.it/ 
http://www.basilicataturistica.it 
http://www.basilicatadavedere.com 
http://www.ilsudchenontiaspetti.it

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