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Economia circolare: italiani leader in Europa nella raccolta, riciclo e riutilizzo

Secondo l’Ing International Survey tre cittadini del Bel Paese su quattro ritengono che una crescita economica più lenta sia il giusto prezzo da pagare per favorire una maggiore protezione dell’ambiente


22/01/2020

di Tancredi Re


In materia di riduzione dei rifiuti, ricicli e riutilizzo, le cosiddette tre R, gli italiani sono i più virtuosi in Europa quanto a buone pratiche nell’ambito dell’economia circolare. La leadership italiana è confermata dall’Ing International Survey, rapporto che misura quanto il comportamento dei consumatori a livello globale sia in linea con i princìpi di un’economia sostenibile. 
Un dato superiore alla media europea, pari al 74%, che evidenzia come i consumatori siano favorevoli allo spostamento verso un’economia circolare che, oltre a tutelare l’ambiente, è in grado di produrre una crescita compatibile con l’ambiente. 
Da questo punto di vista, il cambiamento climatico e la diffusione dei rifiuti in plastica sono tra le principali criticità che preoccupano, rispettivamente, il 39% e il 35% degli italiani, il 42% e il 37% degli spagnoli, il 31% e il 29% dei francesi, il 34% e il 39% dei britannici, il 38% e il 34% dei tedeschi, il 34% e il 29% degli americani e il 34% degli australiani. 
Nonostante sia elevata la consapevolezza della complessità delle sfide ambientali, le abitudini e i comportamenti dei consumatori non sono, però, cambiati del tutto. La dimensione del problema emerge con grande rilievo dalla stessa indagine di Ing nel momento in cui il 96% degli europei ha dichiarato di aver gettato via almeno un rifiuto di plastica al giorno, mentre il 38% parla di tre o cinque rifiuti. 
In particolare, per quanto riguarda il contributo individuale, la raccolta differenziata vede gli italiani in testa in Europa con un 92%, seguiti da Germania (87%) e Francia (83%). Fanalino di coda sono gli Stati Uniti con appena il 53%. 
Oltre alla riduzione dei rifiuti e al riciclo, c’è anche il riutilizzo. Il 60% degli europei ha dichiarato che, nei prossimi tre anni, opterà per il riutilizzo degli oggetti piuttosto che per il loro smaltimento. Anche in questo contesto, siamo tra i più virtuosi con il 64%, subito dietro a Turchia (70%), Spagna (69%) e Romania (66%), ma davanti a Francia (62%), Regno Unito (52%), Germania (49%) e Paesi Bassi (43%). 
Nonostante le riparazioni siano sempre più difficili a causa della scomparsa di molti negozi specializzati e dell’interesse dei produttori a vendere nuovi prodotti piuttosto che favorire la riparazione di quelli vecchi, circa il 32% degli europei è disposto a riparare mobili, elettrodomestici e dispositivi elettronici anziché buttarli. 
Questa situazione ha generato una reazione anche da parte della classe politica, con l’introduzione del diritto alla riparazione per contrastare quella che viene definita obsolescenza programmata, ovvero quando le tecniche di fabbricazione e i materiali favoriscono un invecchiamento precoce del prodotto e, quindi, la riparazione diventa difficile e costosa.

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