Share |

Editoria: l'86% degli italiani è attento all'informazione locale

Fra le pieghe dell’Indagine conoscitiva elaborata dall’Autorità garante per le telecomunicazioni


13/02/2019

di Daniela Giammusso*


Più di otto italiani su dieci, ben l’86%, si informano abitualmente sui fatti locali, attraverso tv, radio, quotidiani e servizi online. Certo, non tutti allo stesso modo. Anzi, con un’accentuata disomogeneità tra diverse aree del Paese. Ma con picchi quasi del 100% nelle regioni dove è forte la specificità culturale e/o linguistica, come Val d’Aosta e Trentino Alto Adige (98% e 96%), seguite da Friuli Venezia Giulia (94%) e Sardegna (91%). 
A raccontarlo è l'Indagine conoscitiva sull’informazione locale elaborata dall’Autorità garante per le Comunicazioni, che ha analizzato caratteristiche e dinamiche di domanda e offerta di informazione in Italia, con focus sull'ambito locale. 
“Il settore ha subìto colpi notevoli dalla diffusione del web - spiega il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani - a fronte di tendenze difficilmente rovesciabili. Non bisogna fare una battaglia di rallentamento, ma trovare nuove direzioni e risposte. L’ambito locale è importante anche perché costituisce un tessuto di comunità”. 
Più in particolare, rivela la ricerca, se forse è prevedibile che la dimensione locale sia più sfumata in Lazio e Lombardia, meno scontato è il basso dato di Veneto (84%), Sicilia (80%) e Piemonte (78%). La tv è il mezzo prediletto, tranne che in Piemonte, Emilia Romagna e Toscana, dove vince ancora il quotidiano. La Rai attraverso il TGR è il primo gruppo di riferimento per l'informazione locale in 14 regioni. Fanno eccezione, in termini di 'total audience informativa', Trentino Alto Adige con Athesia, Emilia Romagna e Toscana con Monrif, Molise con Telemolise, Puglia con Gruppo Norba e Sardegna con Unione Editoriale. 
Ma come sta l’editoria in Italia? “Dal punto di vista dell’offerta male, ma la domanda è altissima, spasmodica2', ha commentato il sottosegretario all'Editoria Vito Crimi, annunciando “'a marzo gli Stati Generali dell'informazione e dell'Editoria con una platea più ampia possibile”' che comprenda “tutta la filiera” fino ai cittadini-fruitori. “Gli editori – ha proseguito - devono avere l'onestà intellettuale di dire contributi ne abbiamo presi tanti”. 
Per superare la crisi “ora bisogna ragionare se ha più senso indirizzare questo sostegno all'editore a capo della filiera o a tutta la filiera”', ha riflettuto Crimi, che di fronte alla rivoluzione del digitale ha esortato a evitare “lotte senza quartieri per mantenere le proprie posizioni”, Invitando l’informazione locale “a interagire più possibile con i cittadini” e in generale a sfruttare i nuovi mezzi e valutare la possibile “'remunerazione”' dei contenuti su web “'sul principio della credibilità”': il New York Times è un esempio”. 
E ancora: “'L'informazione è un bene necessario per la democrazia”', ha proseguito nel dibattito il direttore generale della Fieg, Fabrizio Carotti, ricordando i danni della pirateria online e “'i cali di vendite tra 25-50% nella stampa locale. Un ripensamento dei finanziamenti è quindi necessario visto che “tutta la filiera è in sofferenza”', mentre se esiste un problema di mercato, “ad esempio pubblicitario, bisogna rimuoverne le cause”.

*Ansa

(riproduzione riservata)