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Elezioni di midterm: l'onda blu non c'è stata, Trump tiene

Il presidente americano non ha vinto e non ha perso. In ogni caso il voto - con la conferma al Senato e la Camera passata ai democratici - gli ha decisamente complicato la vita


05/11/2018

di Artemisia


L’onda blu democratica non c’è stata. Alle elezioni di midterm degli Stati Uniti, i Democratici, come da previsioni, conquistano la Camera prendendo 23 seggi in più ma il Senato resta in mano ai Repubblicani e con tre seggi in più rispetto a due anni fa. Il ribaltone che i dem sognavano per preparare una piattaforma in vista della tornata elettorale del 2020 per la Casa Bianca, non si è realizzato. 
È vero che il Presidente Trump ha perso il controllo di maggioranza assoluta ma tiene e soprattutto rafforza la sua presa sul partito. Il voto mette a tacere quelle voci di critica che erano emerse in questi due anni tra i repubblicani. 
Il partito è diventato il partito di Trump ma i Democratici sono vivi e devono decidere se guardare al centro o spostarsi a sinistra. 
In Texas, uno degli Stati chiave, il candidato democratico, il giovane Beto O'Rourke non è riuscito a conquistare la roccaforte repubblicana dove ha avuto la meglio il big Ted Burke. 
Trump ha parlato di un enorme successo e la portavoce ha definito l’avanzata Democratica una crespatura” e ha ribadito che non cambierà nulla nella linea politica della Casa Bianca. Ma è inevitabile che l’opposizione alla Camera gli darà del filo da torcere. Inoltre aprirà nuovi filoni di inchiesta per indebolirlo. 
La Florida che sarà uno Stato importante per le prossime elezioni del successore di Trump, è rimasta in mano ai Repubblicani come pure l’Ohaio. 
Allo stato dei fatti Trump ha tutte le condizioni per ricandidarsi. La rincorsa dei democratici conquistare la maggioranza in Senato è cominciata tutta in salita dopo che i repubblicani hanno strappato il primo seggio democratico, nell'Indiana da cui viene il vicepresidente Mike Pence. Mike Braun ha battuto il senatore uscente, il democratico Joe Donnelly. Con la perdita del seggio in North Dakota, dove lo sfidante Kevin Cramer ha battuto la senatrice democratica uscente Heidi Heitkamp, la sfida è apparsa definitivamente perduta. Anche dal Missouri con la vittoria di Josh Hawley, ex ministro della Giustizia che Trump ha sostenuto personalmente con ben tre comizi, sulla senatrice democratica in carica, Claire McCaskill, è arrivato un segnale forte che il trumpismo tiene. 
In Tennessee, i repubblicani hanno resistito con Marsha Blackburn contro il democratico Phil Bredesen in uno dei seggi considerati vulnerabili al cambio di fronte. 
I prossimi saranno due anni di campagna elettorale ininterrotta e per i Democratici la strada è in salita. Trump è saldo in sella, ha ricompattare il partito sotto di lui mentre gli avversari nonostante abbiano piazzato negli Stati dove hanno vinto, tanti giovani e donne, non hanno ancora messo in campo il loro candidato per sfidare Trump. Ma soprattutto devono ritrovare un progetto politico, che al momento non hanno. L’economia e l’immigrazione sono i due temi nevralgici sui quali il Presidente in carica ha una posizione di assoluta forza.

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