Share |

Eric J. Lyman: l'Europa deve ripassare la storia per non ricadere nei suoi vecchi errori

Secondo il corrispondente di Usa Today gli immigrati sono un pretesto per nascondere l’incapacità di dialogare e riformare le istituzioni comunitarie mettendole al passo con i tempi e le aspettative dei popoli. E per superare le attuali divisioni è necessario riscoprire i valori della pace


01/10/2018

di Giambattista Pepi


L’Europa sta vivendo una delle stagioni più complicate della sua storia. Come vede un giornalista americano il Vecchio Continente? Economia Italiana.it lo ha chiesto ad Eric J. Lyman, corrispondente del quotidiano a stelle e strisce Usa Today. Il quale non manca di assentire con queste parole: È vero. I problemi sono molti, non c’è solo la Brexit. Ci sono movimenti indipendentistici, anche su scala regionale, come quelli della Catalogna e della regione Basca in Spagna, oppure dell’Irlanda del Nord e dei neo fascisti eletti nel Parlamento tedesco. Per non parlare del problema del debito pubblico che attanaglia Grecia e Italia, nonché la gestione dei flussi migratori dall’Africa. Non so come finirà questo periodo così controverso e complicato, ma se l’Europa riuscirà a sopravvivere, dopo sarà più forte.

Oggi Londra si appresta ad uscire dall’Ue. Chi sarà il prossimo? 
Credo sia difficile che ci sia un altro caso. La difficoltà e la durezza con cui l’Unione sta conducendo i negoziati con Londra per regolare i rapporti tra le due parti dopo la sua uscita dimostra che l’Europa vuole disincentivare altri Paesi dall’avventurarsi sulla stessa strada percorsa dagli inglesi. Naturalmente, un’eventuale nuova crisi finanziaria, come quella del debito sovrano del 2011, potrebbe mettere i Paesi economicamente più deboli o con finanze pubbliche disordinate in una situazione insostenibile. Ecco, in quel caso, potrebbe determinarsi l’uscita della Grecia dall’Ue, ma non sarebbe Atene a decidere, ma sarebbero gli altri Stati a cacciarla via.

L’Italia vuole che sia tutta l’Europa a gestire il flusso degli immigrati. 
La politica sull’immigrazione è sbagliata per diversi motivi. Anzitutto perché i Paesi sviluppati hanno il dovere morale di aiutare quelli sottosviluppati o meno sviluppati, un po’ come dovrebbe avvenire ed è avvenuto, sia pure a fasi alterne, tra il Nord Italia ed il Mezzogiorno. Gli europei sostengono che molti governi africani sono corrotti o dispotici, non fanno abbastanza o fanno poco per far crescere le loro economie e hanno interesse a favorire l’emigrazione verso l’Europa, ma la soluzione non è chiudere la porta. In questo momento l’Italia si sta comportando, né più, né meno, come gli Stati Uniti nei confronti del Messico: Trump vuole erigere addirittura un muro invalicabile al confine per impedire che i messicani possano attraversarlo e giungere negli states. Gli immigrati vengono considerati alla stessa stregua di “nemici”, sono quello che erano i vandali nell’antichità per i Romani. Ma ci sono molti meno migranti adesso di due o tre anni fa. E la situazione economica in Italia va ugualmente male, e, comunque, non è abbastanza soddisfacente dato l’elevato numero di disoccupati e di inoccupati, soprattutto ma non solo tra i giovani. Le questioni vere della mancata crescita dell’Italia non sono gli immigrati, ma è la corruzione, la mancanza di innovazione nelle aziende, la mancanza di investimenti pubblici, il protezionismo, la rigidità del mercato del lavoro e molti altri problemi che gli italiani conoscono bene. 

Il Time ha dedicato la copertina di uno degli ultimi numeri a Matteo Salvini. La rivista sostiene che la sua missione sia “distruggere” questa Europa per crearne una nuova? È così? 
Non ho letto l’articolo del Time, ma capisco il punto perché tra noi giornalisti parliamo, ci confrontiamo sui temi dell’attualità. Penso che la politica della Lega sia pericolosa. Ma non penso che Salvini sia la causa, ma il sintomo di un malessere generale che si vive in Italia. Se non ci fosse stato Salvini, ce ne sarebbe stato un altro a catalizzare la scontentezza degli italiani per le cose che non vanno. Siamo arrivati ad un punto della storia in cui c’è meno fiducia nel prossimo. Penso che la cosa più grave sia dare la colpa agli altri, ai “diversi”, ma non è la panacea dei mali. 

Nella primavera 2019 si voterà per il Parlamento europeo. I partiti neo-nazionalisti, populisti e revanscisti nei sondaggi sono visti in crescita. Cosa potrebbe accadere alle prossime elezioni e cosa potrà e dovrà fare la futura Commissione europea per contrastare l’avanzata dei populismi? 
Penso che il problema dell’immigrazione, della crescita economica e, aggiungo, la questione dei cambiamenti climatici sono le sfide più grandi per tutto il mondo e quindi anche per l’Europa. E’ difficile sapere come andranno le elezioni. Non sarei sorpreso se vedessi che i partiti neo fascisti o nazionalisti contrari all’immigrazione crescano alle prossime elezioni. Arriveremmo ad un punto in cui si comprenderà che chiudere la porta ai migranti, fare finta che non esiste il problema dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento del pianeta Terra, non fare le riforme sono politiche sbagliate. I cambiamenti ci saranno. Magari non tra due anni, ma tra cinque. Non si può fare finta che i problemi non esistono. Non è una cosa sostenibile.

Quali prospettive ha il disegno europeo? Prevarrà l’Europa di Macron, quella della Merkel, o quella di Orban e Salvini? 
L’Unione europea ha commesso degli errori. In particolare con il Trattato di Maastricht. Allora la filosofia dei francesi era di ingrandire l’Europa comunitaria, facendo entrare quanti più Paesi possibile o, come sostenevano i tedeschi, fare un’Europa più circoscritta nei suoi confini, ma più profonda, con istituzioni comunitarie che avessero più poteri. Penso che entrambe le filosofie sarebbero potute andare bene, ma non contemporaneamente. L’allargamento a Est dell’Ue è stato uno dei passi, ma anche la creazione di una banca unitaria, la Bce, e di una moneta comune, l’euro, avrebbero avuto senso solo se gli Stati avessero accettato di condividere il rischio dei debiti sovrani e gli oneri relativi. 
L’errore capitale è stato voler fare molte cose e troppo in fretta. Ma non si può cambiare quello che è stato fatto. Non voglio vivere in un’Europa intollerante, fascista. Penso che l’Europa debba essere per tutto il mondo un esempio di convivenza pacifica tra gli Stati, un’area fortemente integrata e sviluppata, dove i valori dell’uguaglianza, della libertà, della responsabilità, della cooperazione e della solidarietà, della democrazia siano promossi, sostenuti e condivisi tra tutti: popoli e nazioni.

(riproduzione riservata)