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Fabio Brigante: perché Piazza Affari quest'anno quoterà molte piccole e medie imprese

La creazione del mercato Aim Italia, la liquidità dei Piani individuali di risparmio e gli incentivi statali sono i principali fattori che stanno rendendo più agevole agli imprenditori l’accesso al mercato dei capitali


12/02/2018

di Giambattista Pepi


Fabio Brigante, Responsabile origination mid e small cap di Borsa Italiana

“Le piccole e medie imprese con gli strumenti e le piattaforme messe a disposizione da Borsa Italiana e usufruendo delle iniziative e degli incentivi statali possono accedere, a costi contenuti, al grande mercato dei capitali e finanziare così i loro progetti di crescita ed espansione mediante la finanza strutturata bypassando il canale bancario”. Da luogo aristocratico, oscuro, accessibile solo a pochi eletti, a piazza finanziaria moderna, vitale e aperta verso la quale stanno convergendo oltre a stuoli di consulenti e professionisti, numerosi piccoli e medi imprenditori che hanno scoperto una via se non alternativa integrativa a quella del credito bancario che per diverse ragioni è destinato a ridimensionarsi nei prossimi anni, per finanziare la loro attività imprenditoriale. Di questo passaggio di fase storico è pienamente convinto Fabio Brigante, responsabile origination small e mid cap di Borsa Italiana, che in questa intervista a Economia italiana.it, traccia il bilancio della Borsa Italiana nel 2017 e anticipa alcuni scenari del 2018.  

Per numero di quotazioni, raccolta, contratti, strumenti attivati, Piazza Affari ha archiviato un anno da record.  Quali sono le ragioni che hanno reso possibile “numeri” così straordinari? 
Ci sono diversi motivi. Sicuramente il fattore principale che ha governato la crescita dei mercati è stata legata all’introduzione dei Piani individuali di risparmio. I Pir hanno consentito di raccogliere nel 2017 circa 10 miliardi di euro da portare nei mercati dedicati alle piccole e medie imprese e questo ha fatto da volano all’interesse da parte degli imprenditori che hanno cominciato a intravvedere nella Borsa un canale per la raccolta di capitali da poter destinare al finanziamenti dei loro progetti di innovazione e di espansione.  I risulti di questa crescita sono evidenziati nel bilancio della Borsa Italiana del 2017 con 39 società quotate nei listini, 20 in più del 2016. In particolare ci sono state 26 ammissioni sul mercato AIM Italia di cui molte Pmi. Oggi la consapevolezza riguardo l’apertura al mercato dei capitali è cresciuta ed è impensabile che un imprenditore non consideri tra le ipotesi a propria disposizione anche gli strumenti di finanza straordinaria. Il 2017 è stato un anno record per numero di quotazioni conclusosi anche con ulteriori incentivi dedicati alle piccole e medie imprese. Uno di questi è il credito d’imposta sui costi di quotazione delle Pmi approvato dal Governo il 23 dicembre 2017. Grazie a questa misura una Pmi che vuole valutare una raccolta di capitali sul mercato azionario di Borsa Italiana può contare su un credito d’imposta pari al 50% dei costi fissi legati alla raccolta di capitali. 

In passato le imprese soprattutto di piccole dimensioni erano molto restie a prendere in considerazione la Borsa come catalizzatore di capitali. 
Sì. Molto spesso quando si pensava alla quotazione, le società erano scoraggiate da tre forti limitazioni: una era quella del regolamento, ed è stato superato grazie alla creazione del mercato Aim Italia, che ha una struttura regolamentare vicina alle esigenze delle Pmi. Un altro motivo era dato dalla scarsa liquidità che esisteva in Italia sulle Pmi e i Pir hanno consentito di stimolare la raccolta di capitali dai privati convogliandoli poi a favore dei progetti di investimento delle imprese; il terzo motivo era legato ai costi di quotazioni: auspichiamo che l’incentivo introdotto dal Governo con la legge di bilancio per ridurre i costi di quotazione di cui ho già parlato venga valutato positivamente dalle società favorendo un loro maggiore ingresso nel mercato dei capitali.  

L’andamento al rialzo dei mercati finanziari, nonostante la recente correzione, costituisce un ottimo clima per ulteriori progetti di quotazioni delle imprese. Pensate di fare il bis nel 2018? 
Sicuramente. Le premesse ci sono tutte. Ci sono numerose aziende che stanno valutando la raccolta di capitali, sia sul Mercato Telematico Azionario, sia su Aim Italia, concentrato sulle Pmi. Avremo diverse quotazioni già nella prima finestra di quest’anno, cioè da ora fino all’estate e nella finestra autunnale. In questo ambito un notevole supporto sta venendo dalle SPAC. Sono veicoli di investimento che vengono quotati sul mercato attraverso una raccolta di capitali con l’obiettivo da parte dei promotori di individuare entro 24 mesi una società da portare in Borsa. Da quando sono operative le Spac, ci sono state 20 operazioni sul mercato e le prime due quotazioni sono previste quest’anno. Nel bilancio di Borsa Italiana 2017 ci sono dieci Spac: due su Aim Italia e due su Miv con una raccolta di oltre 1,6 miliardi di euro. 

Da qualche anno a questa parte, il mercato Aim Italia sta andando molto bene: sono quotate ad oggi 934 società su 337 società complessivamente quotate a Piazza Affari con una capitalizzazione che oggi ormai supera i 5 miliardi di euro. 
In Italia è un mercato rilevante soprattutto se lo guardiamo in ottica delle Pmi. All’interno del nostro listino le Pmi sono 228, quindi le 94 su Aim Italia rappresentano buona parte. Molte società stanno guardando all’Aim Italia. La società più piccola avrà oggi un fatturato di 5 milioni di euro fino a giungere a realtà che hanno un giro d’affari prossimo a un miliardo. Quello che conta sono i progetti di crescita su cui gli investitori sono disposti a credere e a investire. 

Sul segmento professionale del mercato ExtraMot sono quotati complessivamente 201 strumenti, di cui 157 obbligazioni il cui ammontare emesso è inferiore a 30 milioni di euro. Questo vuol dire che possono accedere al mercato dei capitali? 
Tenga presente che la premessa fatta prima sui Pir vale anche per il mondo ExtraMot. Oggi qualsiasi società di medie e piccola dimensione ha tutte le caratteristiche sul mercato per poter valutare operazioni di finanza strutturata che siano di equity e, quindi, sui mercati azionari, o di debito. Entrambe le forme sono valide e usufruiscono di incentivi validi per poter accedere al mercato dei capitali. Dipende dagli obiettivi e da come si pone l’azienda. Se parliamo di ExtraMotPro i numeri sono straordinari. Molte sono le aziende che vi stanno accedendo anche del Mezzogiorno. L’ultima realtà del Sud, Nuceria Adesivi, che ha fatto questo tipo di operazione, ha quotato un minibond da 7 milioni di euro.

Tra i molteplici strumenti che la Borsa Italiana ha messo in campo negli ultimi anni si può annoverare il programma Elite, che sta gradatamente penetrando anche nelle regioni meridionali italiane in collaborazione con i desk della Confindustria. Un fatto positivo per aziende come quelle meridionali che in genere sono piuttosto sottocapitalizzate e che si finanziano ancora prevalentemente con le banche. 
Elite annovera oggi 437 aziende italiane. La maggior parte sono ubicate nelle regioni settentrionali e centrali. Da un po’ di tempo comincia ad essere rappresentato anche il Mezzogiorno. Tra le regioni meridionali più vivaci possiamo annoverare Campania, Puglia e Sicilia, con belle realtà imprenditoriali molto dinamiche, competitive e con presenza nei mercati esteri. Quello che stiamo facendo è rafforzare ulteriormente il rapporto con la Confindustria che ha accompagnato il lancio di Elite con desk territoriali nelle diverse province italiane. Ad aprile presenteremo la prossima classe di Elite a Milano e sicuramente ci saranno diverse realtà del Sud Italia, così come ce ne saranno di tutte le altre macro aree del Paese.                                                                                                             

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