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Facebook rischia una mega-sanzione da 5 miliardi di dollari

In ballo le violazioni legate a Cambridge Analytica sulla privacy degli utenti


29/04/2019

di Artemisia


Una tegola da 5 miliardi di dollari sta per abbattersi su Facebook. A tanto ammonterebbe la sanzione che la Federal Trade Commission (Ftc), l’agenzia governativa sul rispetto della concorrenza e la difesa degli interessi dei consumatori, avrebbe intenzione di applicare al big social per il caso Cambridge Analytica. La società di Mark Zuckerberg avrebbe violato gli accordi del 2011 a garanzia della privacy degli utenti. L’inchiesta su Facebook risale a marzo del 2018, quando è emerso che la società di marketing politico Cambridge Analytica ha avuto accesso a 87 milioni di dati personali di utenti senza il loro consenso. 
Il social network, come riferito dal Washington Post, si era accordato con la Ftc per patteggiare, limitandosi a pagare una sanzione di 2 miliardi. Ma la punizione è stata considerata troppo leggera dalle associazioni di consumatori che si sono mobilitate chiedendo una sanzione esemplare. A queste si sono aggiunti i reclami di alcuni Stati quali Pennsylvania, Illinois, Connecticut, New York, New Jersey e Massachusetts che hanno lamentato un danno alla riservatezza dei loro residenti. 
Per parare il colpo delle sanzioni, Facebook ha accantonato 3 miliardi di dollari che indubbiamente incideranno sui conti trimestrali ma non in maniera tale da destare eccessive preoccupazioni. Ne’ si temono danni dalla reazione della Borsa. Le sanzioni governative sarebbero bilanciate dai ricavi aumentati del 26% a 15,08 miliardi di dollari superando la stima media degli analisti di 14,98 miliardi di dollari. Inoltre gli utenti mensili di Facebook sono cresciuti dell'8% a 2,38 miliardi. 
La giornalista dell’Observer, Carole Cadwalladr, che ha scoperchiato il caso Cambridge Analityca, nel suo Ted Talk ha spiegato come i social hanno influito sulla Brexit. La sua inchiesta è partita nelle valli del Galles meridionale che al referendum sull’uscita della Gran Bretagna dalla UE, ha avuto la percentuale maggiori di voti per il “leave”. Sessantadue per cento delle persone hanno votato per lasciare l’Unione europea. La giornalista ha intervistato diverse persone e la maggior parte diceva che non ne poteva più di immigrati e rifugiati e che ne avevano abbastanza della situazione. Eppure in quell’area la presenza di immigrati è estremamente bassa e l’economia, grazie agli investimenti di imprese straniere, creava occupazione. Eppure dice la giornalista, la percezione era diversa perché “l’intero referendum si è svolto su Facebook”. 
«Non abbiamo idea di quali annunci ci siano stati, di quale impatto hanno avuto, o di quali dati personali sono stati usati per profilare i destinatari dei messaggi. Noi non lo possiamo sapere - dice - ma Facebook lo sa». E ricorda che il Parlamento inglese ha chiesto più volte a Mark Zuckerberg di venire e rispondere alle domande. Ma ogni volta, sottolinea la giornalista, si è rifiutato. 
L’ipotesi di uso dei dati personali è una partita ancora tutta da indagare. Ma questo non sembra turbare gli utenti che continuano ad affluire numerosi sul social.

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