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Fico: il cercatore d’oro che non è stato capace di... trovarlo

Fra i voltafaccia dei soliti partiti e le giravolte di Matteo Renzi il presidente della Camera ha fallito


01/02/2021

di Sandro Vacchi


Se esiste una ragione per farsi ridere dietro da mezzo mondo, in Italia la troviamo anche con il lanternino. 
I nostri augusti governanti, finissime menti politiche tese con tutti sé stessi a fare il bene degli italiani, a renderli ancora più ricchi di quanto già non siano, a migliorare il già elevatissimo livello di scuola e sanità, a ridurre ancora una volta le tasse, mantenendo come sempre le promesse elettorali, tentano da alcuni giorni l'impossibile: trovare chi sappia governare meglio di loro. 
Questa impresa sovrumana richiede ricerche accuratissime in ogni dove, alla ricerca di menti superiori, geni capaci di fare meglio di quanto hanno fatto finora gli acuti, intelligenti e disinteressati ottimati che ci guidano verso continui successi in patria e nel mondo. 
Questi cercatori d'oro si chiamano esploratori. Se ne manda in avanscoperta uno per volta e, al momento, tocca a Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati, titolare di un curriculum spaventoso, ad esempio operatore di call-center e redattore di una casa editrice. Quindici anni fa ha visto San Gennaro, nella persona di Beppe Grillo, e la sua vita è cambiata da così a così. La nostra pure, ma questi sono altri discorsi. 
Nel 2010 si è candidato a governatore della Campania: bocciato con poco più dell'uno per cento dei voti. Due anni più tardi a sindaco di Napoli: ribocciato con lo stesso risultato. Cosa farebbe uno normale a quel punto? Lascerebbe perdere la politica e, per esempio, si metterebbe a vendere i gelati allo stadio non ancora intitolato a Maradona, come faceva il suo correligionario Luigi Di Maio: un altro che, quanto a carriera commisurata al curriculum vitae, gioca in Champion's League. 
Fico, invece, normale non è: lui è il miglior Fico del bigoncio (mi scuso per la battuta scontata, non me ne veniva una migliore) e le batoste lo fortificano. Pochi mesi dopo la seconda sconfitta, infatti, si candida alla Camera dei deputati: come se un ragazzino bocciato in quinta elementare e poi in terza media si presentasse al liceo classico. Cosa fa, invece, il nostro eroe? Viene eletto deputato al primo colpo, e in una frazione di secondo diventa presidente della commissione di vigilanza sulla TV: quell'elettrodomestico che ci allieta con trasmissioni di Stato che siamo obbligati a pagare anche se ci fanno schifo. 
Prende il volo: nel 2018 lo rieleggono (loro, terza persona plurale, non io, prima persona singolare) deputato e diventa presidente della Camera: terza carica dello Stato quando fino a cinque anni prima era un signor Nessuno. 
Ma prima della terza carica dello Stato non c'è la seconda? Naturalmente. Allora come mai va a “esplorare” Fico e non Elisabetta Casellati, presidente del Senato? Perché è malata, quasi appestata: è di Forza Italia, ergo Berlusconi, ergo il Diavolo. Se la signora riuscisse a mettere insieme una maggioranza di governo, come la prenderebbero Mattarella, Conte, Zingaretti, Di Maio, Marco Travaglio, Gad Lerner, Lilli Gruber e Fabio Fazio? Lutto nazionale. 
Fico, al contrario, è un grillino, vale a dire del partito al governo, che al governo vuole rimanere nonostante i sondaggi lo diano in calo come un paracadutista. Ma che importanza ha, nel Paese dei Quaquaraquà? E' normale, secondo voi, che un partito abbonato alle sconfitte elettorali sia invece quasi sempre al governo? No, direte. Allora vi è sfuggito il PD, Partito tanto Democratico che ambisce con tutto sé stesso a farci votare il meno possibile. 
Tutto il resto è un gioco a chi è meno coerente. Cinque Stelle: «Mai alleati del PD», con contorno anche di insulti da pescivendola da parte di Paolo Taverna. Giggino Nostro: «Abbiamo sconfitto la povertà!». Vada a trovare conferme fra ristoratori, commercianti e partite Iva. Renzi: «Se non vinco il referendum costituzionale abbandono la politica». Infatti... Chi ha messo in crisi il governo facendo uscire le sue due ministre? Di un partitello col 2 per cento dei voti. 
Renzi è un politico e un uomo eccezionale. Detentore dei record insuperabili di pelo sullo stomaco e di giravolte furbesche, con la miseria di voti che ha e l'altrettanto misera considerazione che riscuote fra gli italiani, adesso tiene stretto dai gioielli di famiglia il sedicente avvocato degli italiani Giuseppe Conte, che venderebbe anche la sua pochette pur di presiedere un governo Conte terzo. 
Renzi, invece, solo per trattare un rientro dalla finestra dopo essere uscito dalla porta con le due ministre a braccetto, reclama un po' di teste ministeriali: Bonafede, Azzolina, Catalfo. Sono tutti grillini, ma non è mica perché ne ha riscontrato la misera caratura che lui vuole farli fuori. No, fosse per lui farebbe ministro perfino Pulcinella, purché gli obbedisse. Quelli, invece, obbediscono alla Piattaforma Rousseau, sulla quale nessuno ha mai indagato per spiegarci cosa cavolo sia. Lo stesso vale per Conte: dove è stato pescato? In virtù di quali meriti? E quel curriculum taroccato? E la storia dei favori fiscali al padre della fidanzata? Tutto ammassato in cantina. 
Renzi chiede anche un commissariamento di Arcuri, “dictator” del Covid. Per il nostro bene? Non gliene può fregare di meno. Come accade molto spesso, è il denaro che muove il mondo. Quello che si mettono in tasca i parlamentari sotto forma di principesche retribuzioni, ma non facciamo i populisti faciloni con discorsi da bar. Ci sono 209 miliardi del Recovery Fund, un vero tesoretto nello scrigno. E 36 miliardi del Fondo Salvastati per la sanità italiana. Avere le chiavi della cassaforte che custodisce 245 miliardi di euro (480 mila miliardi di vecchie lire, più dello stipendio di Cristiano Ronaldo), quello sì che sarebbe potere vero. Volete mettere la rete di relazioni economiche e politiche che si mettono insieme? Volete mettere quanti boiardi di Stato grati a vita? 
Ecco perché l'esploratore Fico non dico che finirà sbranato da un leone, ma se ne tornerà piuttosto contento sullo scranno più elevato della Camera dei Deputati, Cambiare le cose non è interesse di nessuno di coloro che oggi sono in sella, e farebbe solamente il gioco del Diavolo numero Due, che ha preso il posto di Berlusconi, vale a dire Matteo Salvini, con un centro-destra che alle urne farebbe sfracelli, dicono i sondaggi. Meglio, allora, tirare avanti così, campicchiare non facendo niente di serio. E' quasi meglio, in quanto, quando fanno, combinano pastrocchi inenarrabili. 
Matteo Renzi ago della bilancia? Sempre meglio dell'altro Matteo, secondo Lor Signori. Tutti tesi a una data: il 3 agosto, quando comincerà il semestre bianco e Mattarella non potrà più sciogliere le Camere. A quel punto cominceranno i veri giochi, altroché le Olimpiadi, dove l'importante è partecipare! No, per la presidenza della Repubblica l'importante è vincere e fra poco più di un anno ci sarà la finalissima. 
Mattarella bis? Mario Draghi? Marta Cartabia? Fioccano già i nomi. Unitamente a tante belle parole, come patto di legislatura, interesse comune... Per fare il proprio, di interesse, Conte sembra abbia un piano B: farsi un partito. Non se ne sentiva affatto la mancanza, ma se si dovesse proprio andare a votare... Attenzione, non sarebbe il solito microbo, ma un'entità che toglierebbe valanghe di voti al PD, dicono i sondaggi, diventando il primo partito del centro-sinistra. 
Cosa diceva Di Maio del PD? “Partito di Bibbiano”, poi ci va a braccetto. E la Taverna dello stesso partito? “Siete delle merde!” Appunto...

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