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Fra Germania e Argentina a caccia di un medico nazista e dei suoi segreti

Dal nuovo maestro dello spionaggio, Joseph Kanon, una storia che induce alla riflessione. Consigli per gli acquisti anche per Walter Veltroni e il Natale in giallo della Einaudi


07/12/2020

di MAURO CASTELLI


Geniale, credibile, capace di trascinare il lettore in un pericoloso mondo impregnato di voltafaccia, bugie e salti nel buio. Di fatto l’americano Joseph Kanon, per chi ancora non lo conosce, è il nuovo maestro del thriller spionistico (degno erede, sia pure con credenziali diverse, di numeri uno del calibro di Graham Greene e John le Carré); un autore capace di dare voce a trame complesse quanto intriganti all’insegna della semplicità, dosando le emozioni e tratteggiando personaggi credibili, in ogni caso capaci di lasciare il segno. Qualità peraltro dimostrate nei suoi otto precedenti romanzi, uno dei quali, The Good German, è stato travasato nel film Intrigo a Berlino interpretato da George Clooney e Cate Blanchette. 
E il fatto di aver imboccato la strada giusta lo dimostra la decisione di dedicarsi - lui che vive A New York con la moglie Robin Straus e i due figli - alla scrittura a tempo pieno dopo aver lavorato a lungo nel campo dell’editoria. Lui che è nato nel 1946 in Pennsylvania, ha studiato ad Harvard e al Trinity College di Cambridge. Lui che, ancora prima di laurearsi, aveva scritto e pubblicato i primi racconti sul The Atlantic Monthly, per poi diventare - strada facendo - caporedattore prima e amministratore delegato in seguito della newyorkese Houghton Mifflin and E.P. Dutton. E il suo debutto sugli scaffali? Risale al 1997, quando gli venne pubblicato Los Alamos, premiato con un Edgar Allan Poe Awards. 
Per la cronaca i romanzi di Kanon - tradotti in 24 Paesi e del quale la Newton Compton ha ora pubblicato Il complice (pagg. 320, euro 9,90, traduzione di Nello Giugliano), dopo aver già dato alle stampe Omicidio a Istanbul, Omicidio a Berlino e Omicidio a Mosca (in seguito raccolti nel volume Le città dei delitti) - risultano ambientati nel periodo fra la Seconda guerra mondiale e gli anni Sessanta. Spesso utilizzando, come scusa narrativa, fatti realmente accaduti a fare da sfondo ai suoi casi di omicidio, come la Conferenza di Potsdam o il Progetto Manhattan. 
Ma veniamo ai contenuti de Il complice, un lavoro ambientato ad Amburgo nel 1962. Perché, dopo la cattura di Eichman in Argentina da parte del Mossad, il successivo processo e la condanna a morte in Israele, molte cose stanno cambiando anche in Germania. Un lavoro che non lascia quindi nulla al caso, giocato su una storia inizialmente sostenuta da marce basse, per poi essere portata dall’autore a pieno regime, dimostrando di saper condurre l’auto (o meglio il filone narrativo) con stile e padronanza. 
È il 1962, si diceva, e Max Weill - un medico sopravvissuto alla prigionia nel campo di sterminio di Auschvitz e poi diventato un cacciatore di nazisti (proprio come il celebre Simon Wiesenthal) - è seduto al tavolino di un bar ad Amburgo. Non gli rimane molto da vivere e sta cercando di convincere suo nipote, un americano di nome Aaron Wiley, a entrare in affari con lui. Aaron è però titubante. Ma mentre sono intenti a chiacchierare, Max si blocca di colpo: è infatti sicuro di aver appena riconosciuto tra la gente che cammina nel viale Otto Schramm, il dottore nazista colpevole di orrendi esperimenti sui bambini e, nel suo caso, di aver mandato il figlio Daniel, di appena dieci anni, nelle camere a gas. “È lui”, riesce a dire con un filo di voce prima di accasciarsi colpito da un infarto. 
Mentre Weill è in ospedale a lottare fra la vita e la morte, Aaron, con l’aiuto di un giornalista amico dello zio, scoprirà che Schramm (una figura, va precisato, frutto della fantasia dell’autore, benché spulciando nella Storia…) aveva finto la propria morte in Argentina dopo la cattura di Eichmann. Al contrario è ancora vivo. Ed essendo ormai certo di averla fatta franca, ha deciso di tornare in Germania per assistere al funerale della moglie, che da anni era internata in un manicomio. 
Che fare allora? Ad Aaron non resta che andare, al posto di suo zio, nel Paese in cui Schramm si è rifugiato, rintracciarlo e consegnarlo alla giustizia. Con un intoppo al seguito: l’incontro a Buenos Aires con la figlia del ricercato, la bella e desiderabile Hanna Crane, della quale si innamorerà non sapendo chi in realtà fosse. E quando lo scoprirà si troverà a dibattersi fra i sentimenti personali e la promessa fatta allo zio. Il tutto a fronte di ben giocate connotazioni storiche allargate alle coperture vaticane, a quelle argentine, ma anche al ruolo degli Stati Uniti nel cooptare ex nazisti al servizio della Cia come strumento contro l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. 
In sintesi: un lavoro incentrato su una missione pericolosa, capace di riportare a galla atroci segreti del passato e che si nutre di dialoghi ben orchestrati nonché di personaggi che suscitano empatia. Il tutto a fronte di una storia giocata su vicende che, pur essendo finite nel frullatore della storia, non mancano di emozionare dal punto di vista psicologico e indurre alla riflessione. 


Proseguiamo segnalando la seconda volta nella narrativa di settore - dopo il successo ottenuto con Assassinio a Villa Borghese - dell’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, che torna in libreria con Buonvino e il caso del bambino scomparso (Marsilio, pagg. 246, euro 14,00). Anche in questo caso ambientato a Villa Borghese, un enorme parco nel centro di Roma, grande più della Città del Vaticano e poco meno del principato di Monaco, che si offre ai visitatori come uno dei luoghi più belli del mondo. Forte di una caratteristica unica: quella di essere il più grande parco culturale del pianeta. 
Un luogo magnifico, colto quanto misterioso, con tutti gli annessi e connessi al seguito, come ristoranti suggestivi o deliziosi bar, oggi nuovamente messi alle corde dal ritorno violento della pandemia da Coronavirus. Ma che, quando questo poliziesco dal sapore antico è stato concepito e scritto la scorsa estate, sembrava aver ripreso vita e respiro. Poi, purtroppo, abbiamo visto cosa è successo… 
Veltroni, si diceva, che nella sua fantasia aveva voluto dare corso a briciole di realtà: quella di inventarsi un commissariato attivo proprio nell’amata Villa Borghese, reclutando in prima battuta un gruppo di poliziotti senza arte né parte arrivati dai vari commissariati, a partire dalla loro prima guida. Ovvero un maturo funzionario caduto in disgrazia che si era subito ritrovato a risolvere il caso, in questo luogo di pace e delizia, di un cadavere orrendamente straziato. E nulla sarebbe più stato lo stesso, a Villa Borghese. Tanto è vero che, nel giro di un anno, la brutalità e il sangue si sono rifatti vivi. E il commissario Buonvino si ritroverà in trincea contro il crimine. 
In questo affiancato dalla sua scalcinata squadra, della quale in poco tempo è diventato leader, padre e fratello maggiore; una squadra peraltro irrobustita dall’arrivo di due nuove unità: il biondo quanto irritante torinese Stefano Cavallito che nel suo dossier ha diverse note di merito, e l’agente Veronica Viganò, proveniente dalla questura di Rimini, una bella donna seppure non più giovanissima. “Una luce che cammina” per il nostro commissario, che ne rimane turbato, in quanto gli ricorda da vicino la bellezza impagabile dell’attrice Alida Valli, della quale tiene da anni nel portafoglio due foto ritagliate dai giornali. E, guarda caso, due sue fotografie sono riprodotte anche nel romanzo. 
Buonvino, si diceva, un tipo abitudinario, ansioso ma razionale, che ha in antipatia i gradassi e odia i laudatori, il quale ha imparato a sue spese che la vita è come un campionato di calcio, nel corso del quale non si vincono tutte le partite, ma è altrettanto vero che non si perdono tutte. E lui la sua medaglia sul petto se l’è già guadagnata “sbrigando la faccenda dei corpi straziati”. In altre parole, con la cattura dei colpevoli, aveva fatto strike, togliendo tutti dai guai. E appunto per questo, come sempre accade a chi vince, si era improvvisamente trovato circondato da una rispettosa deferenza. 
Ma veniamo alla trama. Tutto succede - come accennato - la scorsa estate, mente fra speranze e paure i romani si stanno lasciando alle spalle la lunga quarantena imposta dalla pandemia. Ed è in questo contesto che incontriamo il commissario Buonvino mentre sta ancora vivendo il suo momento di gloria, anche se in realtà non vede l’ora di liberarsi della luce della notorietà. Succede infatti che, mentre passeggia vicino al laghetto di Villa Borghese (sia pure con la dovuta prudenza, anche se il Covid-19 sembra aver mollato la presa) incontri una ragazza di 25 anni, Daniela Nodari, che nel 2009, proprio in quel luogo, aveva perso il fratellino Aldo durante una gita con la famiglia, la quale timidamente gli chiede di indagare su quella strana scomparsa. 
Buonvino rimane colpito dalla storia, tanto più che questa bella ragazza risulta distrutta dai sensi di colpa per una morte a lei vicina, nonché traumatizzata dal suicidio del padre, che gestiva una serie di società finanziarie in proprio (colpite nel 2008 dalla crisi dei subprime). Della gita a Villa Borghese la ragazza ha un dvd dove le immagini sono quelle di una famiglia felice. Lei che nel tentativo di far luce sulla inspiegabile scomparsa del fratello era stata ospite anche della trasmissione Chi l’ha visto? condotta da Federica Sciarelli. 
Insomma, un cold case dai risvolti oscuri che intriga subito Buonvino, il quale accetta di indagare. Ma dipanare la matassa di questa vicenda che ha distrutto un’intera famiglia non sarà facile, tanto è vero che metterà a dura prova sia le sue capacità investigative che quelle dei suoi “magnifici sette al contrario”, portando alla luce verità sconcertanti e misteri rimasti sopiti per troppo tempo. 
Detto del libro, ricordiamo che Walter Veltroni è nato a Roma il 3 luglio 1955, città dove ha studiato (diplomandosi - dopo una bocciatura in quarta ginnasio - all’istituto professionale di Stato per la cinematografia e la televisione), è cresciuto e ha messo su famiglia (è infatti sposato con Flavia Prisco - che aveva conosciuto a un festival dell’Unità quando aveva soltanto 16 anni - dalla quale ha avuto le due figlie Martina e Vittoria). 
E di Roma sarebbe diventato sindaco per sette anni, dal 28 maggio 2001 al 13 febbraio 2008, quando lasciò (dopo essersi portato a casa un secondo mandato a furor di popolo) per candidarsi alle elezioni politiche dell’aprile successivo. Lui che è stato anche fondatore e primo segretario del Partito democratico, nonché vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni culturali e ambientali nel primo Governo guidato da Romano Prodi. 
Politico di razza, quindi, ma anche saggista, giornalista (a soli 37 anni era stato nominato direttore de l’Unità), autore di romanzi (fra i quali La scoperta dell’alba, Noi, L’isola e le rose, Quando) e di diversi documentari (Quando c’era Berlinguer, I bambini sanno, Indizi di felicità, Tutto davanti a questi occhi nonché la serie sulla storia dei programmi televisivi Gli occhi cambiano). Infine, lo scorso anno, ha firmato il suo primo film, C’è tempo


L’ultimo suggerimento per gli acquisti? L’antologia Natale in giallo (pagg. 240, euro 15,00) nella quale la Einaudi ha raccolto dieci chicche d’autore, che vanno da Meredith Nicholson a Damopn Runyon, da E.W. Hornung a Thomas Hardy, da Robert Louis Stevenson ad Arthur Conan Doyle, da Ethel Lina White ad Amelia B. Edwards, da Saki a Francis Scott Fitzgerald. Numeri uno tutti adeguatamente presentati al lettore, sia pure in pillole, in altrettante schede dove vengono citati anche i rispettivi traduttori. 
Ferma restando una… minaccia editoriale al seguito: “Se pensate di trascorrere un sereno e rilassante Natale in famiglia oppure in compagnia di amici, questo libro non fa per voi. Perché in queste pagine il Natale è una festa al cardiopalmo”. In altre parole dieci racconti per una ricorrenza ricca di intrighi, misteri e delitti che lasceranno il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima riga. Perché chi l’ha detto che sotto l’albero siamo tutti più buoni? 
Scordatevi quindi che la festa più attesa dell’anno sia un periodo magico fatto solo di tavole imbandite e regali, di canti in allegria e buoni propositi, di neve immacolata che rende bianco tutto quel che ci circonda. A Natale possono infatti accadere fatti inquietanti che si colorano di suspense e di giallo. Perché ladri, furfanti e assassini spesso prediligono gli attesi giorni di fine dicembre, in cui tutti pensano che il mondo sia abitato solo da persone più buone, per mettere in atto i loro crimini e sconvolgerci la vita.
In buona sostanza dieci stili diversi, a fronte di altrettante variegate tematiche, per centrare lo stesso obiettivo: quello di regalare ai lettori momenti di intrigante lettura. Passando dalle invenzioni del papà di Sherlock Holmes all’adorata età del jazz a stelle e strisce, da un ladro gentiluomo al demimonde newyorkese impregnato di gangster e allibratori, dal racconto ironico dell’alta borghesia inglese alle atmosfere tetre e raccapriccianti del dottor Jekyll e di Mister Hyde. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti.  

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