Share |

Fra Roma e Bruxelles prove d'intesa anche se nel concreto le parti sono ancora distanti

Le carte messe sul tavolo per avere il via libera Ue alla manovra? Il rinvio del reddito di cittadinanza e il restringimento della platea dei “quota 100” per andare in pensione. Intanto la nostra economia balbetta: cala la crescita e aumentano i disoccupati


03/12/2018

di Giambattista Pepi


Il rinvio, al massimo a giugno, del reddito di cittadinanza. E il restringimento della platea dei “quota 100” per andare in pensione. Sono queste le leve su cui il Governo punta per abbassare il deficit e convincere la Commissione europea a evitare l’apertura formale della procedura d’infrazione. Che, al di là dell’irrogazione delle sanzioni previste dal Patto per la Stabilità e la Crescita, metterebbe all’angolo l’Italia e la esporrebbe nuovamente al fuoco incrociato dei mercati. 
La disponibilità a concessioni verso Bruxelles modificando la manovra è emersa a conclusione del vertice convocato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio Conte a Palazzo Chigi alla presenza dei vicepremier Luigi Di Maio (M5S) e Matteo Salvini (Lega). 
La posizione della Commissione europea e la possibile procedura per deficit “è una prospettiva che pone Governo e Parlamento di fronte ad una decisione di forte responsabilità” ha detto il ministro dell’Economia parlando in Senato del disegno di legge di bilancio 2019 e della bocciatura dell’Europa. Secondo Giovanni Tria, ora si configura “la necessità di non divergere dalle regole europee nella misura in cui impattano sulle prospettive di crescita e sulle condizioni di finanziamento del nostro debito”. 
Le parole di Tria (che secondo noi sorride sornione perché si sta prendendo una rivincita contro i “duri e puri” dell’esecutivo) sono musica per le nostre orecchie. 
Da tempo su queste colonne sostenevamo la necessità che Commissione europea e Governo provassero ad avviare un dialogo che potesse condurre alla quadratura del cerchio su questa benedetta manovra che, al netto dei danni all’economia che dopo quattordici trimestri consecutivi di crescita accusa il colpo (l’Istat ha rivisto al ribasso dallo zero al -0,1% le stime sul Pil del terzo trimestre che porta la crescita su base annua allo striminzito 0,9%) e al risparmio (si stima un calo del valore del risparmio investito intorno al 20% e la Borsa, che in un mese ha guadagnato l’1,14%, ha perso quasi il 14% in un anno) ci ha messo sicuramente in una posizione molto scomoda all’interno dell’area dell’euro. E forse, mentre aumenta anche la disoccupazione, si sta faticosamente imboccando la strada del confronto dopo settimane di polemiche al vetriolo e accuse reciproche. 
Ma qual è l’idea su cui stanno lavorando i tecnici del ministro dell’Economia e delle Finanze? L’idea di partenza è spostare risorse per circa 0,2% del Pil (3,6 miliardi) dalle spese per il reddito di cittadinanza e le pensioni agli investimenti. 
Se all’Europa non dovesse bastare, quelle stesse risorse (magari qualcosa in più) saranno destinate alla riduzione del deficit, che passerebbe pertanto dal 2,4% al 2,2% in rapporto al Pil. “Secondo i dati della Commissione europea - ha detto però Valdis Dombrovskis in un’intervista a La Stampa - il deficit strutturale dell’Italia peggiora dell’1,2% (secondo i dati del Governo) a fronte di uno sforzo strutturale dovuto per le regole Ue dello 0,6%. Ci sarà quindi un peggioramento strutturale dello 0,8%: lo scarto è molto ampio ed è chiaro che sarà necessaria una correzione sostanziosa, non marginale”. Ma sul bilancio italiano “ci sforziamo per trovare delle soluzioni” ha detto il commissario europeo agli Affari economici e monetari, il francese Pierre Moscovici, parlando della manovra italiana in conferenza stampa a Parigi. 
Ristretta la platea dei potenziali beneficiari della quota cento resta da capire cosa fare del reddito di cittadinanza, cui il M5S, che ne è il fautore, non sarebbe disposto a rinunciare, ma semmai, a rinviarne di qualche mese l’applicazione. 
L’idea di cui si sta discutendo è far partire la misura, causa anche tempi tecnici di riforma dei centri dell’impiego, non più ad aprile ma “con qualche settimana di ritardo”, magari a giugno 2019. Il reddito di cittadinanza “non cambia pelle” e un decreto arriverà entro Natale, assicura comunque il leader M5s, Di Maio. Ma nella Lega c’è ancora chi spinge perché la misura cambi. 
La proposta più “estrema” prevede la trasformazione del reddito in un taglio del cuneo fiscale: non darlo, cioè, ai singoli, ma direttamente alle aziende che li assumono. Strizzando quindi l’occhio a Boccia (Confindustria), il quale ha ricordato che “è da una vita che sindacati e imprese insieme stanno chiedendo di ridurre il cuneo fiscale a favore tutto dei lavoratori. Mi sembra che su queste cose non ci sia alcuna volontà di ascoltare”. 
Ci vorrà ancora tempo per rivedere la manovra, ma il clima disteso e la disponibilità reciproca all’ascolto costituiscono buone premesse per un accordo. Un accordo che farebbe bene a tutti. Anche per questa povera Europa che a parole tutti vogliono ma che, nei fatti, tutti sono pronti a tradire e a rinnegare.

(riproduzione riservata)