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Fra Stati Uniti e Russia braccio di ferro sul gas

La sfida americana giocata sul metano estratto dalle rocce, ovvero lo Shale Gas


26/11/2018

di Damiano Pignalosa


Il braccio di ferro tra le due superpotenze è iniziato. La battaglia non si gioca più con spie e minacce armate ma si sposta sul tavolo degli approvvigionamenti energetici e in particolare sul gas. Dopo essere aver messo le mani sul petrolio, Washington punta ad abbattere la supremazia di Mosca nell’estrazione e nella distribuzione di metano sfruttando i sempre più numerosi giacimenti di Shale Gas. Il termine “Shale Gas” viene comunemente usato per indicare il particolare tipo di giacimento non convenzionale da cui viene prodotto questo combustibile intrappolato nella microporosità della roccia. Per produrlo è necessario scavare ben più in profondità dei normali giacimenti, si va dai 2000 ai 4000 metri, utilizzando dei trattamenti altamente inquinanti utili ad aumentare artificialmente la permeabilità della roccia e il quantitativo di metri cubi estraibili. Sono state molteplici le rivolte da parte degli ambientalisti e della comunità scientifica che bocciano in pieno questo metodo, ma i loro appelli si sono completamente dissolti nell’etere senza trovare nessun tipo di possibilità di potersi sedere ad un tavolo per limitare quest’invasione inquinante.
Sotto il punto di vista economico, l'aumento della produzione, considerato da alcuni una nuova età dell'oro, ha avvicinato gli Stati Uniti all'indipendenza energetica facendo crollare i prezzi del metano a livello mondiale, visto che gli USA da importatori di metano passano a essere esportatori. Ad oggi gli americani estraggono più petrolio dei sauditi e più gas dei russi. E da quando hanno liberalizzato l’export, circa tre anni fa, si sono lanciati alla conquista dei mercati internazionali. Ciò nonostante bisogna dire che uno dei mercati di riferimento come l’Europa, ancora non ha staccato la spina dagli approvvigionamenti russi per una questione puramente competitiva a livello di prezzi. Le forniture del vecchio continente tendono a rivolgersi verso est, dove spuntano prezzi migliori con rapporti che durano ormai da tempo, incamerando questa avanzata americana in una specie di concorrenza energetica che in realtà avvantaggia i Paesi dell’Ue stessa che in questo modo dispongono di molte più alternative.
Se gli Usa vogliono davvero conquistare il mercato europeo a scapito della Russia, devono offrire sconti eccezionali (strada poco praticabile, visto che gli esportatori sono società private). Oppure devono usare altri argomenti. L’uso del gas come arma politica è sotto gli occhi di tutti. Donald Trump sta usando con disinvoltura il combustibile come merce di scambio nelle trattative per nuovi accordi commerciali: maggiori acquisti di Gnl (Shale Gas) made in Usa vengono sollecitati come un requisito indispensabile per ottenere sollievo da dazi o sanzioni, iniziando in questo modo a raccogliere i primi frutti. Un’altra carta che gli Stati Uniti sono pronti ad utilizzare è quella dei rapporti ormai incrinati tra Russia e nazioni limitrofe. Lituania, Polonia e Ucraina si sono già mosse per spezzare la piena dipendenza a livello energetico da Mosca e i continui scontri e focolai che si iniziano a vedere sempre più spesso in tutto l’est Europa, non fanno altro che alimentare le speranze americane sul poter ampliare le proprie esportazioni proprio ai confini del gigante russo. Questo tipo di approccio statunitense ha già fatto nascere le prime problematiche per i colossi del gas come Gazprom che, in breve tempo, hanno dovuto rimodulare i prezzi verso il basso ritoccando degli accordi che perduravano ormai da anni.
Non c’è dubbio che questa manovra USA si appresta a favorire l’Europa per quanto riguarda i prezzi d’acquisto del metano, ma allo stesso punto aumentano notevolmente le sirene d’allarme riguardanti l’ambiente, che si vede spremere per l’ennesima volta da parte dell’uomo in una corsa scellerata verso una guerra energetica ed economica che sembra non aver fine. DI questa continua lotta tra energia e ricavi economici proprio i nativi americani si erano già espressi molto tempo fa con immensa saggezza: «Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, cacciato l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno che non si può mangiare il denaro». Ai posteri l’ardua sentenza… 

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