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Fra "i ragazzi dello Zoo di Milano" e "le parole taciute" del commissario Mariani

Per i tipi della Frilli due noir da non perdere firmati dal collaudato trio Besola-Ferrari-Galloni e dalla prolifica penna della genovese Maria Masella


03/12/2018

di Massimo Mistero


Un gradito ritorno sugli scaffali di un affiatato terzetto: quello composto da Riccardo Besola (classe 1974), Andrea Ferrari (1977) e Francesco Gallone (1978), tre autori con il gusto della provocazione, capaci di incuriosire, intrigare, far sorridere e che, per dare voce al decennio che li ha visti nascere, si confrontano - discutendo e ridiscutendo - presso il Gran Bar Tunisia dell’omonima via milanese (dopo aver abbandonato il bar Jocker di via Colonna per sopravvenuti cambi di gestione) nonché presso l’Osteria del Biliardo di Affori. 
Incontri che sono serviti e servono - ce lo ha confermato nei giorni scorsi Francesco Gallone - per mettere a punto i canovacci preventivi dei loro romanzi, per entrare nel merito delle storie, nonché per spartirsi i rispettivi compiti. Poi ognuno a lavorare per proprio conto, ma comunque in sintonia. Evitando in questo modo disomogeneità o errori ai danni del lettore. Il tutto supportato da un robusto lavoro di ricerca: attingendo cioè dai ricordi di parenti e amici, ma soprattutto leggendo quotidiani e riviste dell’epoca, guardando documentari e via dicendo. 
Che altro? Tre penne di apprezzabile caratura che la Frilli ci aveva fatto conoscere - narrativamente parlando - “rubando” la Madonnina ai milanesi nel 1973 (“A darci lo spunto fu quel geniaccio di Luca Crovi, il quale, nell’inverno del 2012, ci aveva proposto, provocatoriamente, di raccontare questo strano furto”). E poi pubblicando, visto il successo ottenuto, una vicenda imbastita - l’anno è il 1974 - sul grande sogno del Rischiatutto, il mitico programma condotto da Mike Bongiorno. Quindi, nel 1975, sarebbe stata la volta della storia de Il Colosso di corso Lodi. Mala & Fernet (non un racconto strampalato, in questo caso, ma una storia noir più tradizionale). A seguire, in questa scaletta legata agli anni Settanta, sarebbe stato pubblicato Milano fa paura la 90. Il delitto di via Botticelli, dove quel 90 sta per il numero della circolare sinistra, che a quei tempi era di colore verde. Quindi sarebbe stato archiviato in modo anomalo il 1977 (“Per una questione tecnica ambientiamo i nostri libri a 40 anni di distanza, incentrandoli sull’attualità di quel periodo”), in altre parole con un racconto inserito in una antologia in cui “compare il rimpianto editore Marco Frilli, un uomo vecchio stampo e di robusta levatura che ancora ci manca”. 
E ora eccoli di nuovo in scena con I ragazzi dello Zoo di Milano. 1978, Operazione Bombay (Fratelli Frilli, pagg. 204, euro 12,90), inizialmente incentrato sul 16 marzo (data del rapimento di Aldo Moro), ma anche il giorno che risuletrà segnato anche dalla scoperta, in quello che era lo Zoo di Milano, dei cadaveri di una guardia giurata, Piero Dosio, e di un macaco. Non bastasse, l’assassino o gli assassini, hanno rapito (come se fosse facile) anche Bombay, l’elefantessa con gli occhiali tanto amata da grandi e piccini. 
In una Milano attonita per il fattaccio romano, con tutte le forze dell’ordine impegnate nelle ricerche del noto politico democristiano, l’omicidio dello Zoo e la scomparsa di Bombay finiscono nelle mani del commissario Malaspina, detto il Mala, stanco per le notti in bianco cui lo costringe il figlio neonato Ernesto, e del suo attendente Venditti (che da romano gioca a fare il milanese e gli piacerebbe diventare attore). I due, nonostante le vessazioni del Commissario Capo che li relega a quell’indagine di serie B, cercano di riavvolgere i fili che misteriosamente si attorcigliano intorno al fattaccio dello Zoo. 
Questo mentre i fantasmi delle Brigate Rosse aleggiano sulla città in un clima che si fa sempre più denso di sospetti e di terrore. In tale contesto Malaspina coinvolgerà nuovamente l’amico Fernet, giornalista di nera a La Notte (storico quotidiano milanese del pomeriggio) nonché conduttore di una trasmissione dialettale a Radio Focolare, una delle tante emittenti libere che stavano imperversando nell’etere cittadino in quel periodo. 
Mala & Fernet, coadiuvati dall’eccentrico Venditti nonché dalla bellissima idealista Doriana Verner, dovranno imparare a interpretare i segnali di fumo in arrivo dalle varie tribù di Indiani metropolitani, insediatesi da qualche tempo nei quartieri della città, per scovare gli assassini e ritrovare Bombay. 
A complicare il loro improbo compito ci sarà anche il ritorno di alcune vecchie conoscenze di Mala & Fernet: Osvaldo, il gigante buono della trattoria Il Capolinea, e Angelo, il cencio d’uomo che corre in soccorso del suo vecchio amico oste, preoccupato per le sorti del figlio Giovanni che da qualche tempo vive in una comune vegetariana all’interno di una cascina occupata nelle campagne verso il Gratosoglio. 
Che dire: una storia, per chi ha vissuto quel periodo, di intrigante richiamo, supportata da una sua ricostruzione fedele della città, a partire dalle sue strade, dai suoi quartieri, dai suoi intrighi, dalle sue malefatte, oltre che dalle preoccupazioni della gente. In altre parole regalando immagine a una fotografia storica macchiata di “piombo e sangue, ma anche di arte, musica e fantasia”. Una storia come al solito raccontata con una piacevolezza narrativa fuori dal comune, che riesce a catturare e intrigare il lettore. 
Per la cronaca Besola-Ferrari-Gallone, oltre ai cinque lavori ambientati negli anni Settanta e pubblicati dalla Fratelli Frilli, per i tipi della casa editrice Novecento hanno dato alle stampe due racconti per le antologie Un giorno a Milano (2013) e Una notte a Milano (2014); con Piemme hanno partecipato all’antologia Giallo Metropoli (2015), mentre nella collana Il Giallo Mondadori hanno partecipato all’antologia Giallo di Rigore (2016). A sua volta il noir Assassinio alla Scala (edito da Centauria nel 2016) è stato tradotto in Spagna. Infine, la scorsa primavera, hanno ultimato la stesura del romanzo partecipato Tu dimmi un posto, disponibile sul portale www.strastorie.it
Venendo invece ai singoli profili, ricordiamo che - fermo restando il loro incontro casuale presso la casa editrice Eclissi, con la quale stavano muovendo i primi passi - Riccardo Besola (collezionista di vinili, etichettato come una specie di “sicario della letteratura” dai suoi soci di penna) si occupa di pubblicità e ha scritto i racconti di Nera La Notte per RaiEri, mentre per i tipi di Eclissi ha pubblicato Piombo, Mala Femmina e Al Bar con le Ragazze. Inoltre per Novecento ha dato alle stampe Milano Disco Inferno e I ragazzi della Bomba
A sua volta Andrea Ferrari (una persona meticolosa e generosa con il pallino del calcio giocato) lavora come responsabile di un centro anziani nonché centro polifunzionale del Comune di Milano. Laureato in Lingue e Letterature scandinave (norvegese), ha stretto un sodalizio con Eclissi, per i cui tipi sono usciti tutti i noir con protagonista il detective privato Andrea Brandelli: Milano A. Brandelli, Bravo Brandelli, Milano Muta, Divorzio Alla Milanese, Il Fiordo Di Milano e La Grande Nespola. Per Novecento ha invece pubblicato Sangue Nero
Infine tanto di cappello per Francesco Gallone (dietro la sua fluente barba si nasconde una certa timidezza, sinché non fa premio la confidenza con il suo interlocutore), che vende fiori finti al mercato, adora i fumetti e dalla cui penna sono usciti, pubblicati da Eclissi, Milano è un’Arma (Premio Belgioioso Giallo 2008), La Metropoli Stanca, Lapidi d'Asfalto e Un Perfetto Nessuno.

Altra firma di punta di casa Frilli quella della genovese Maria Masella, in libreria con un nuovo caso per il commissario Antonio Mariani, ovvero Mariani e le parole taciute (pagg. 234, euro 14,90), un noir incentrato sull’omicidio di una quarantenne fra le mura di casa, un rubinetto lasciato aperto e uno strano suicidio del quale sarà testimone il nostro tenace poliziotto. Un personaggio nato nel 2000 dopo che l’autrice aveva già scritto (sotto il nom de plume di Mary M. Riddle) sette racconti di spionaggio per la collana Segretissimo di Mondadori. Di fatto un detective intrigante quanto fuori dalle righe; determinato, cocciuto e sincero quanto rispettoso dell’altrui lavoro, seppure decisamente allergico alla burocrazia e al potere. 
Già, Mariani. Che “è entrato nella mia vita così come la mia è entrata nella sua; un personaggio al quale ho imprestato i miei difetti (come il fatto di essere lunatica) in abbinata alle mie fissazioni (ad esempio ho bisogno di camminare per poter pensare). In più gli ho regalato il mio amore per Genova e per il mare. Ed è anche successo che, strada facendo, abbia pensato di farlo fuori, in quanto ammetto di esserne un po’ gelosa. In realtà mi limito, in ogni nuovo romanzo, ad aggiungergli qualcosa…”. 
Maria Masella, si diceva, una prolifica autrice che ha messo in scena il suo Antonio, se non andiamo errati, per la diciannovesima volta; una piacevole signora che strada facendo abbiamo avuto modo di intervistare, addentrandoci nel suo variegato privato. Scoprendo che è nata a Genova il 10 febbraio 1948 anche come Luisa (“Ma non mi piacciono i nomi composti”), città dove si sarebbe laureata in Matematica, materia che avrebbe poi insegnato per 22 anni, a suo dire “con passione”, al liceo scientifico Cassini. 
Un’autrice che curiosamente ammette di “odiare le lettere maiuscole”, di avere “una passione per le parentesi” e di snobbare la narrativa di settore in quanto non vuole lasciarsi influenzare (ma dobbiamo crederle?), ma anche una macchina da guerra capace di sfornare decine di pagine nell’arco di alcune ore. Pronta peraltro a diversificare passando dal giallo al fantasy, sino ad approdare al rosa storico. Lei che non nasconde il suo “carattere a corrente alternata, capriccioso e accomodante al tempo stesso, in quanto dipende dai giorni”; lei che ama definirsi “curiosa, impicciona e divertente”, spiazzando il suo interlocutore quando assicura di essere stata “recensita con dieci anni di anticipo” rispetto alla pubblicazione del romanzo. 
“Nel 1989 - tiene infatti a ricordare - inviai al giornalista Giorgio Boatti, che conoscevo, un giallo ambientato a Genova dal titolo Per sapere la verità. Gli piacque e ne parlò sulle pagine de Il Manifesto. Tuttavia questo lavoro sarebbe arrivato sugli scaffali, per i tipi di Clessidra, soltanto nel 1999”. 
E ancora: lei che in casa Frilli rappresenta un unicum, nel senso che era approdata sugli scaffali con il numero sei di una collana che oggi ha superato le 430 uscite; lei che adora il nuoto, il mare e la lettura dei classici (“Non passa stagione che non rilegga Guerra e pace di Tolstoj e La Certosa di Parma di Stendhal”); lei con un debole dichiarato per gli autori che hanno accompagnato la sua gioventù, a partire dallo scrittore Beppe Fenoglio (partigiano, traduttore e drammaturgo piemontese morto a soli 41 anni). 
E per quanto riguarda la trama del romanzo che stiamo proponendo ai lettori, ovvero Mariani e le parole taciute? Da mesi il nostro commissario aspetta inutilmente l’arrivo dell’ispettore Iachino, il quale gli aveva fatto sapere di aver bisogno di parlargli a tu per tu. Di cosa si trattava, visto che non aveva voluto nemmeno accennarne per telefono? E perché tardava ad arrivare? In fondo Carrara non è molto lontana da Genova. 
Nel frattempo ci scappa il morto: quello di Viola Caffarena, una ancor giovane donna che da anni viveva da sola in un palazzo popolare. “Niente amore e niente amici. E niente libri, eppure amava leggere: era stato quello ad allontanarla da Giovanni”. Insomma, una donna come tante, la cui fine (un fendente da dietro che le ha reciso con precisione la carotide. E niente segni di effrazione, come dire che conosceva il suo assassino) incuriosisce il commissario e lo spinge a ricostruirne la vita tassello dopo tassello. 
Mentre è impegnato con questo omicidio, Mariani (che si racconta in prima persona) è anche testimone di un suicidio. La vittima era una persona “ben imparentata” e per questo il commissario viene incaricato di fare chiarezza su questo nuovo caso prima che i giornalisti azzardino ipotesi dannose al buon nome della famiglia. In fondo l’assassinio di Viola, all’apparenza una signora nessuno, può aspettare. 
In sintesi: una storia ben raccontata, imbrigliata in una vicenda credibile seppure senza particolari acuti, ma che si legge con piacere. E questo, in fondo, è quanto chiedono i lettori.

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