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Fra l'Italia e l'Ue volano gli stracci, ma le diplomazie sono in cerca d'una possibile intesa

La Commissione europea ha bocciato nuovamente il documento di finanza pubblica del nostro Governo. Ma il premier Conte tende una mano a Bruxelles, mentre Bce, Ocse e Banca d’Italia avvertono: l’economia perde colpi e il rischio aumenta


26/11/2018

di Giambattista Pepi


Resta aperto il dialogo con l’Unione europea dopo che la Commissione ha bocciato nuovamente la manovra finanziaria dell’Italia, minacciando l’apertura di una procedura per violazione del deficit prevista dal Patto per la stabilità e la crescita. Ma, mentre il premier Giuseppe Conte prova a mediare sottolineando che “siamo responsabili” e che “non c’é alcuna presunta ribellione all’Ue” e Di Maio sostiene che “non ci deve essere il muro contro muro ma un dialogo ad oltranza”, va in scena una nuova lite tra il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, e Matteo Salvini. 
“Sull’Italia ho una parola d’ordine che in questo momento non è né formale né fittizia: in questo momento il dialogo con l’Italia è più necessario che mai”, ha detto il commissario europeo agli Affari economici, Moscovici, intervenendo dinanzi ai deputati della commissione per gli Affari europei all’Assemblea nazionale di Parigi. Con l’Italia, ha però aggiunto, “possiamo avere un accordo sulle regole, avvicinarci a queste regole, ma non può esserci una trattativa da mercanti di tappeti”. “Nel tennis - ha detto - quando la pallina cade sulla linea, magari leggermente all’esterno, un arbitro indulgente può considerare che hai segnato il punto (…). Ma se lanci la pallina sugli spalti, non c’é arbitro che possa accettare il punto”. Oggi, con l’Italia, “la pallina è sugli spalti e la Commissione è l’arbitro”. 
Un sarcasmo che non è piaciuto affatto a Salvini che ha replicato, come sempre, a muso duro: “Gli italiani non sono un popolo di mercanti di tappeti o di accattoni. Moscovici continua a insultare l’Italia, ma il suo stipendio è pagato anche dagli italiani. Ora basta, la pazienza è finita”. 
E adesso cosa accadrà? Il nostro Governo potrà inviare all’Europa le sue “controdeduzioni” sulle manovra e trasmetterà “una replica ben articolata ed esaustiva allo scopo di illustrare i programmi e le decisioni”, ha detto il premier Conti riferendo alla Camera sulla manovra. “Nel caso in cui l’Ecofin (l’organismo cui partecipano i ministri delle Finanze degli Stati membri Ue - ndr) dovesse decidere di aderire alla raccomandazione della Commissione - ha aggiunto - chiederemo tempi di attuazione molto distesi. Questo tempo ci servirà per consentire alla manovra economica di produrre i suoi effetti sulla crescita e, grazie a questo, di ridurre il debito pubblico”. 
Anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria continua a dispensare saggezza. “Ritengo sia nell’interesse del Paese e dell’Ue sdrammatizzare i toni del dibattito interno ed esterno per garantire la prosecuzione del dialogo instaurato sulla legge di bilancio”. 
Intanto la Bce lancia l’allarme sulla capacità di tenuta dell’economia italiana.  “La Commissione è sempre relativamente aperta a permettere un spesa pubblica più alta, nel caso di riforme orientate all’offerta. Ma in questa direzione non accade nulla, in ballo ci sono solo spese più alte. Questo ha portato a premi di rischio che, secondo il mio modo di vedere, nessuna economia nazionale può sostenere a lungo”. Lo dice il capo economista della Bce, Peter Praet, in un’intervista all’Handelsblatt
“Le attuali condizioni di finanziamento in Italia sono troppo tese per un Paese con crescita debole e bassa inflazione”, ha continuato Praet. “I mercati sono utili se funzionano bene”, ed è “responsabilità nostra quella di partecipare a Bruxelles dove non ci sono i burocrati nemici del popolo”, ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, a Firenze nell’incontro Young Factor. Incontro promosso dall’Osservatorio permanente Giovani-Editori cui ha partecipato insieme con i governatori delle Banche centrali di Germania, Jens Weidmann, e Olanda, Klaas Knot. 
E sempre Palazzo Kock, nel Rapporto sulla stabilità finanziaria nell’area dell’euro, ha confermato che in Italia i maggiori rischi derivano dalla bassa crescita e dall’alto debito pubblico. “L’incertezza sull’orientamento delle politiche economiche e di bilancio ha determinato forti rialzi dei rendimenti dei titoli pubblici” si legge tra l’altro nel documento.  “Le condizioni di liquidità del mercato secondario dei titoli di Stato sono più tese rispetto ai primi mesi dell’anno. La situazione finanziaria delle famiglie rimane solida, benché il calo delle quotazioni dei titoli abbia già determinato una contrazione del valore della loro ricchezza”. 
E che la situazione economica nazionale stia scontando difficoltà aggiuntive oltre quelle del ciclo congiunturale che manifesta qualche segnale di deterioramento dovute verosimilmente all’avventata manovra finanziaria messa in piedi e difesa a spada tratta da Roma trova conferma nell’outlook semestrale dell’Ocse. “La ripresa ha perso slancio e l’aumento dell’incertezza e dei tassi d’interesse ridurrà la propensione di famiglie e imprese a consumi e investimenti, controbilanciando gli effetti espansivi del bilancio pubblico sull’attività”. 
L’aumento del Pil per il 2018 è rivisto all’1% (dall’1,2% indicato a settembre e l’1,4% a maggio) e le stime puntano a +0,9% sia per il 2019 (in precedenza +1,1%), sia per il 2020. Il deficit dei conti pubblici si prospetta al 2,5% del Pil nel 2019 e al 2,8% nel 2020. Il debito pubblico, per l’effetto combinato della minore crescita, dei maggiori costi per interessi e dell'aumento del deficit, invece di scendere si dovrebbe stabilizzare su alti livelli: 130,5% quest’anno e 129,9% nel biennio 2019-2020. 
La conferma del fatto che sui mercati l’Italia viene giudicata meno solvibile giunge anche dagli ordini dell’ultima emissione del Btp Italia: sommando gli acquisti degli investitori istituzionali e retail il controvalore è ammontato a 2,16 miliardi di euro. È il secondo peggior risultato dopo l’emissione, la seconda della serie, del giugno 2012, che si attestò a 1,73 miliardi.

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