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Fra le mire dell'autonomia e dell'autodeterminazione sempre negate dai Compagni

La curiosa storia di un uomo colto e intelligente che, dopo trent’anni di militanza comunista, se ne è andato dal partito per idiosincrasia nei confronti di Matteo Renzi


09/10/2017

di Sandro Vacchi


Un amico mi fa: «Potresti andare a Barcellona, no?» Certo, a farmi menare dagli spagnoli. «Beh, anche i catalani se la sono cercata». Scusa, non mi è chiaro. La Catalogna vuole l'autonomia e tu pensi che abbia ragione il governo centrale di Madrid? «Nella Costituzione spagnola non è prevista l'autonomia». E chi se ne frega! se permetti. La Costituzione non l'ha dettata Dio a Mosè, e non lo ha fatto nemmeno con la nostra nel '46... Ah ho capito, è la solita storia.
La storia è che l'amico è stato nel PD, dopo trent'anni nel PCI, poi ne è uscito per idiosincrasia nei confronti di Matteo Renzi. Oggi simpatizza per Bersani e D'Alema, i nostalgici di Berlinguer, e prima di Longo e Togliatti, di “Avanti popolo alla riscossa, bandiera rossa trionferà”. Com'erano belli i tempi dell'Unione Sovietica che mandava i carri armati a Praga e che a Berlino faceva sparare dai Vopos su chi intendeva scavalcare il Muro. E' un uomo colto e intelligente, ma inguaribilmente comunista e, come tutti i veri compagni, convinto che chi non adora la trimurti Marx-Lenin-Stalin sia fascista, io compreso. Se poi è dichiaratamente individualista, anarchico e antistatalista, sarebbe doppiamente fascista, come impararono sulla propria pelle decine di milioni di internati nei Gulag, infoibati da Tito e scomunicati da Togliatti in nome della religione rossa, niente affatto differente da quella verde.
Sì, perché il comunismo è coranico, fondato su un testo sacro (“Il Capitale”, e a chi importa se ogni suo passo è stato smentito dalla storia), sul mito di una rivoluzione che non fu tale (quello dell'ottobre '17 in Russia fu un golpe antiliberale contro la vera rivoluzione, quella di febbraio), non ammette il dissenso (sunniti e sciti si scannano, come gli stalinisti fecero con Trotzky, e con i socialdemocratici, e con Imre Nagy in Ungheria, e Aleksander Dubcek in Cecoslovacchia, e i partigiani bianchi in Italia...) Soprattutto, il comunismo è accentratore.Lo Stato è l'essenza del comunismo, il pluri-stato ne è l'esaltazione: l'Unione Sovietica teneva incollati, volenti o nolenti, popoli diversissimi, lo stesso fa l'Unione Europea. L'annullamento delle nazioni e dei nazionalismi, degli individui e dell'individualismo (spacciato come ideologia dei ribelli, non a caso gli anarchici furono decimati dai comunisti nella Guerra di Spagna), l'annullamento dell'uomo in quanto tale e il suo travaso nella Classe sociale, nel Sistema, nello Stato, nel Partito come organizzazione del Tutto, a cominciare dal pensiero, non hanno nulla di diverso dall'assolutismo islamico: religione da un lato, religione dall'altro, senza vie di scampo.
In un sistema assoluto e accentratore come questo, sovranista, statalista, partitocratico, esattamente come furono nazismo e fascismo, ogni afflato autonomistico va soffocato: ne va della sopravvivenza, la contestazione non è ammessa. Sarà un caso che partiti e organizzazioni di “sinistra” siano più che mai europeisti? L'Unione (Sovietica) Europea accentra, globalizza, non fa distinzioni, amalgama greci e lituani, italiani e tedeschi, ex amici ed ex nemici in una melassa senza più ex, ma dove tutti intonano l'Inno alla Gioia in nome del comune bene continentale: una riedizione a occidente dell'URSS che fu, sfaldatasi in mille pezzi quando la colla ideologica non tenne più alla prova dei fatti, dell'economia, della storia. E della libertà.
E' quanto prima o poi accadrà al carrozzone di Bruxelles, è quanto nessun comunista può sopportare, dopo aver assistito allo sgretolamenti del sogno comunitario, e addirittura alla parcellizzazione di un piccolo Stato come la Jugoslavia, anch'esso messo insieme alla faccia di lotte interne secolari.
Tutto ciò per dire che nessun comunista può apprezzare la rivolta autonomistica catalana. Il referendum non è previsto dalla Costituzione spagnola e nemmeno l'autonomia? Ah beh, allora! Erano forse previste le secessioni slava e sovietica? E in Italia era contemplata una trasformazione in repubblica? E i sudisti non volevano dividersi dal Nord degli USA? E la Chiesa di Roma autorizzò forse la riforma protestante?
La storia è cambiamento ed evoluzione, non conservazione. Un regime ultraconservatore come quello dell'Unione Europea, con le sue mummie burocratiche tanto simili ai vari Breznev, Suslov, Andropov, Cernenko, quale interesse avrebbe da una uscita della Catalogna, con i suoi quasi otto milioni di abitanti e un PIL che è largamente il primo della Spagna e fra i più elevati dell'intera UE?
Eccola, allora, fare come tutte le dittature. Tace quando Madrid manda la polizia, l'esercito, le teste di cuoio che prendono a manganellate gli autonomisti. In puro stile franchista, cioè fascista. Condanne della nostra “sinistra”? Nemmeno un po'.
E' più facile prendersela con i simboli di un regime caduto da più di settant'anni e varare leggi ridicole contro gli ambulanti che vendono busti di Mascellone, piuttosto che attaccare il comunismo liberticida e i cento milioni di morti che ha fatto in tutto il mondo. Più facile esaltare come eroe un torturatore (“Ma quant'era bello!” sbrodolano le “damazze” perbeniste) come Che Guevara nel cinquantenario della morte, piuttosto che esaminare le richieste dei catalani con un minimo di obiettività. Più facile apprezzare la signorina Veronica Padoan, figlia del ministro e rivoluzionaria da salotto, espulsa dalla Calabtria (sai che problema!), o dibattere di Cesare Battisti, pluriassassino non espulso dal Brasile.
L'importante è che pianga Predappio con i suoi negozi di cimeli per nostalgici, ma le magliette del Che si vendono impunemente in tutt'Italia, dove peraltro, nessuno sa che cosa fosse il carcere della Cabana, a cominciare dagli allegroni dell'Arcigay.
Vittorio Feltri definisce Battisti, con delicatezza, “comunista di merda”, mentre la Spagna castigliana prepara le punizioni alla Catalogna, a cominciare da facilitazioni per banche e aziende che volessero lasciare Barcellona e dintorni. Bravi, bei democratici. Il bombarolo coreano fa lo stesso coi suoi connazionali, imprigionati entro gli allegri confini della Corea del Nord.
Al momento della strage di Barcellona, poche settimane fa, parlammo benissimo del re, ma adesso, dopo l'intervento armato di Madrid, dovremmo ben ricordare da chi fu insediata la sua dinastia dei Borbone? Da un signore che si chiamava Francisco Franco, alleato di Mussolini e Hitler, sa, onorevole Emanuele Fiano? E la smetta, almeno per pudore, di salutare a pugno chiuso mentre pubblicizza la legge che porta il suo nome.
La verità è che l'Europa, tutta, si è stufata. E' stanca di pensieri prepensati e predigeriti, di verità insufflate, sussurrate, scritte, gridate, annunciate come eterne da tivù, libri, giornali, spettacoli, come quella dell'intangibilità dell'Europa: cos'è, l'immacolata concezione? Nemmeno il Vaticano ci ha rifilato in eterno il limbo, noi dovremmo forse tenerci Jean-Claude Juncker con i suoi aperitivi a ogni ora del giorno? E, soprattutto, le mille e una tasse strangola-popoli varate da Bruxelles per mantenere il carrozzone tutto?
Mentre l'ipocrita Madrid chiedeva scusa per i manganellati catalani, l'ex ministro delle Finanze italiano, Giulio Tremonti, rilasciava una intervista al Corriere della Sera. «L'Europa non fa quello che potrebbe e dovrebbe fare – una guida politica – e ha fatto quello che non dovrebbe fare, mirando negli ultimi 30 anni alla progressiva erosione degli Stati nazionali> ha detto. Aggiungendo: <La storia, che si credeva finita con la fine del comunismo e l'avvio della globalizzazione, è tornata e corre insieme a noi. Scandita dalla crisi, che le élite pensavano fosse solo finanziaria, e che invece è diventata economica, sociale e infine anche politica. E non si può escludere un effetto di ritorno, dalla politica all'economia».
Per il momento se la godano i nostri progressisti al caviale, con il loro sciopero della fame a staffetta per sollecitare la legge sullo Ius Soli: sai quanto dimagriranno! Noi siamo già dimagriti grazie ai “richiedenti asili”, i quali richiedono soltanto soldi e ci rendono risate di scherno, altroché le pensioni che dovrebbero darci fra venti o trent'anni.
A barzellette del genere un Paese come la Polonia, che fa parte dell'Unione Europea e che ha subito i totalitarismi nazista e comunista, ha risposto con un rosario di massa, recitato da un milione di persone, per non essere invasa dai nuovi assalitori. Parliamo di un Paese che, mantenendo una propria autonomia, ha visto crescere il PIL del 3,9 per cento, e il rapporto fra debito pubblico e PIL assestarsi al 54 per cento (noi siamo al 132 per cento!), mentre la disoccupazione è al minimo dal crollo del comunismo e l'età della pensione sta calando a 65 anni, mentre la nostra salirà a 67. Eravamo una potenza economica ed ecco a cosa ci ha ridotti l'asservimento cieco all'Europa comunitaria e l'accettazione impavida di ogni diktat, a cominciare da quelli della Chiesa di Francesco, così teso verso chi sbarca, tanto lui non si fa carico di nessuno.
Un suo predecessore si chiamava Pio Vi e nel 1571, proprio in questi stessi giorni, organizzò la Lega Santa, che fronteggiò i musulmani a Lepanto: una vittoria epocale contro l'invasione islamica, che oggi avviene senza battaglie navali o campali. Pio V fu fatto santo. Non sappiamo quale sarà il destino di Bergoglio, ma soprattutto non vogliamo immaginare il nostro. Prendiamo esempio da Cesare Battisti e Veronica Padoan, che se ne fregano altamente: «Compagni, avanti il gran partito...».

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