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Fra le pieghe dei “peccati immortali” di Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone

Con inaspettate virate di stile le due note penne del Corriere della Sera mescolano personaggi e ruoli realmente esistenti con altri di fantasia. Risultato? “Con l’alibi del giallo sveliamo intrighi romani realmente accaduti. Fra uomini di potere, mafia nigeriana e l’incombente minaccia sulla cristianità…”


23/12/2019

di Mauro Castelli


Scrivere in… giallo, per il piemontese Aldo Cazzullo, è una novità; un po’ meno per il romano Fabrizio Roncone, visto che per i tipi della Rizzoli nel 2016 aveva pubblicato il noir La paura ti trova, un romanzo capace di trascinare il lettore “nel buio dei sentimenti e del peccato, costringendolo a pensare che la realtà, forse, non è poi così lontana”. Una realtà futuribile, per contro, quella trattata a quattro mani, in punta di penna e all’insegna dell’ironia, in Peccati immortali (Mondadori, pagg. 260, euro 18,00), che non manca di proporsi verosimile, per molti aspetti pure credibile. A fronte di un romanzo che ha già venduto novantamila copie, con una proposta al seguito legata a una serie televisiva. 
Un sodalizio, quello fra Cazzullo e Roncone, che si nutre di amicizia e di stima, approdato nelle librerie proprio sulla scia del desiderio comune di raccontare in un giallo “cose più vere del vero. Quelle stesse che non possiamo trattare sulle pagine del nostro giornale, ma non per una questione di censura…”. È stato così che “nell’estate del 2017 ci siamo confrontati, discutendo sul ruolo di Marco Paraldi, appunto il giornalista che era stato licenziato e che aveva tenuto banco nel citato La paura ti trova. In buona sostanza chiedendoci era il caso di farlo tornare in scena oppure no”. 
Risultato? “Abbiamo amalgamato e impastato un’altra storia. Scrivendo ognuno un capitolo, per poi confrontarci e limare le eventuali incongruenze. Dire che è stata una passeggiata sarebbe una bugia, anche se in realtà alla fine ci siamo divertiti e alcune delle cose ipotizzate si sono nel frattempo avverate, come l’uscita di scena di Matteo Salvini dal Governo, la nascita di un Esecutivo giallorosso, la defezione di Matteo Renzi dal Pd. Mentre per il resto siamo in attesa di conferme”. 
In effetti, con l’alibi della fantasia, la narrativa di settore consente, giocando a rimpiattino fra il vero e il falso, la rabbia e l’indignazione, il fare e il disfare, di poter affermare cose che altrimenti, ad esempio in un saggio, potrebbero creare reazioni scomposte a destra e a manca. Se poi a raccontare la storia della quale stiano parlando sono due mani calde del giornalismo, il risultato non poteva che risultare vincente. 
E a parlarci di questa virata di rotta è lo stesso Cazzullo, nato ad Alba il 17 settembre 1966, sposato con Monica, dalla quale ha avuto due figli (Francesco e Rossana, che ha tirato in ballo nel recente Metti via quel cellulare, un lavoro giocato su quanto possa pesare nella nostra vita l’invasione del web). Lui inviato speciale ed editorialista del Corsera dal 2003, dopo quindici anni trascorsi nella redazione de La Stampa
Di fatto un uomo generoso (“E in quanto tale anche permaloso”), amante del calcio e del tennis, con un debole dichiarato per la lettura (“I miei libri preferiti? Nel nome della rosa di Umberto Eco, Il provinciale di Giorgio Bocca, Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov, ma anche le opere di Goethe in abbinata a quelle di Bettiza e Montanelli. Ferma restando la passione per Paolo Villaggio, per il quale da bambino stravedevo…”). Lui peraltro fortemente orgoglioso di quel lettore che, in occasione di una presentazione, gli aveva detto: “Lei è una bella persona per quello che è e per quello che scrive”. 
Che altro? Un autore che ha conquistato il pubblico con una variegata quanto graffiante serie di libri sulla storia e l’identità italiana (con vendite che hanno superato il milione di copie) sia in chiave critica - come Outlet Italia e L’Italia de noantri - che in difesa della storia e delle potenzialità del nostro Paese (è il caso di Viva l’Italia!, Basta piangere!, Possa il mio sangue servire, La guerra dei nostri nonni, Giuro che non avrò più fame. L'Italia della Ricostruzione e via dicendo). 
Già, Cazzullo e Roncone (classe 1963 quest’ultimo, a sua volta inviato del Corsera, accasato con una “deliziosa” compagna di viaggio di nome Federica”), che hanno deciso di unire le loro penne per dare voce alle verità che sono sotto gli occhi di tutti, o quasi, ma che non si possono raccontare. In altre parole facendosi carico di un alibi volto a svelare intrighi accaduti e rapportarsi con altri, diciamo così, in via di sviluppo. Senza peraltro fare sconti a destra e a manca. Tanto da aver voluto arricchire il loro libro con la riproduzione della “commovente” deposizione del Caravaggio dove era stato ritratto anche il grande Michelangelo, la cui tela originale, nella finzione narrativa, non si trova ai Musei Vaticani ma nella casa di un discusso porporato… 
Il tutto supportato sia dall’approfondimento che dal divertimento allargato al campo della fantapolitica… Dando ad esempio voce a “una città bellissima, ricca di cultura, che è però male amministrata, deturpata, cinica e infestata dai gabbiani che hanno vita facile a prolificare grazie alla miniera a cielo aperto di cibo rappresentata dai rifiuti. Brutture che abbiamo toccato con mano”. Insomma, peccati immortali, “perché gli uomini sono egoisti e continuano a sbagliare”. Ferma restando “una speranza di salvezza”. 
E fra i peccatori di questo libro (“Che avremmo voluto intitolare Di noi questa notte avrà pietà, frase tratta da un testo di Renato Zero, ma l’editore non si era detto d’accordo” in quanto poco efficace) trovano spazio, a sorpresa, numeri uno del Vaticano, come il cardinale Michelangelo Aldrovandi, un principe della Chiesa alto, potente sprezzante. Che ama scandalizzare le anime buone affermando che i poveri gli hanno “rotto i coglioni”. E che, nonostante questo, ha un ruolo nelle segrete stanze del potere. 
Ma non durerà molto, soltanto una manciata di… pagine. Ed è un peccato se qualcuno “si è affezionato subito al personaggio - punzecchiano gli autori - perché “il suo corpo senza vita viene ritrovato a Porta Sant’Anna, steso sul sedile posteriore della sua Audi nera”. Peraltro “delicatamente” lasciato “pochi metri oltre l’invisibile confine di Stato, in modo da sottrarlo alla giustizia italiana”. 
Fermo restando che dentro le Mura, curiosamente, “la morte è roba da donne, meglio se sore. E la suora nel nostro caso è Remedios, colombiana di Barranquilla, una bella mora, scura e minuta, per nulla fragile, disposta a prendersi cura di un cardinale peccatore”. Benché la morte dell’alto prelato, diventato nel tempo la missione della sua vita, non l’abbia particolarmente addolorata. Ma sarà proprio lei una delle poche figure che si salvano (vogliamo metterci anche la prostituta Emmanuelle?) in questo regno condito di peccati: veniali quelli che trovano spazio dalla cintura in giù, mortali quelli legati al tradimento degli amici. 
Come si sarà capito, Cazzullo e Roncone (la cui scrittura si amalgama così bene da non capire quando inizia l’uno e prosegue l’altro) si sono divertiti ad affondare il bisturi in contesti di ogni genere, arrivando a cavalcare persino il crinale dell’irriverenza. Trastullandosi con la semplicità a volte brutale delle parole, cercando di catturare il lettore con l’arma del sarcasmo e della bonaria presa in giro, dando voce a personaggi ben tratteggiati e, almeno in apparenza, di facile presa. Ma anche rifilando - nel caso - il liscio e busso non importa a chi. 
Personaggi a volte reali, come Salvini, Renzi, Franceschini, Panatta e De Agostino, “mentre altri (come lo spregiudicato cardinale Tarchiani) li abbiamo addobbati e mascherati, lasciando al lettore il compito di identificarli, di giudicarli”. 
Personaggi che tengono banco, oltre che “nei bassifondi e nell’empireo della Capitale, nei campi della mafia nigeriana, nelle feste dei padroni della città e nei contesti che contano”, a fronte di un occhio allargato alla minaccia che potrebbe incombere sulla cristianità. Consegnandoci, in buona sostanza, uno spaccato genuino quanto intrigante “del nostro Paese, del nostro popolo, del nostro tempo, del nostro futuro”. 
Detto questo spazio a briciole di trama, una trama che anticipa i tempi di un paio d’anni (a occhio e croce siamo fra il 2020 e il 2022). Così scopriamo che “Salvini è caduto, dopo che un barcone di migranti è affondato davanti a un porto chiuso. Che ora al Governo ci sono il Pd e il Popolo dell’Onestà. E visto che il premier è debole, il nuovo ministro dell’Interno prepara un piano per prendere il potere. Ed è su questo scenario che si apre il giallo”. 
Come anticipato, il cardinale Aldrovandi, l’unico conservatore a essersi conquistato la fiducia del Papa, viene trovato morto in circostanze misteriose dopo una notte di bagordi. Lo scandalo è messo a tacere. Ma suor Remedios “ritrova un telefonino con quattro foto, che compromettono - per un curioso dettaglio - il leader emergente del Popolo dell’Onestà”. Il telefonino viene però rubato da una zingara. E lo cercano in molti, quel telefonino, perché si tratta di scatti imbarazzanti che possono far saltare sia l’Esecutivo che mettere alla gogna il Vaticano. Ragion per cui si potrebbe arrivare anche a uccidere. Anzi, per la verità si uccide. “Ci si uccide”. 
A questo punto sulla scena compaiono i servizi segreti, i gendarmi del Papa, un vecchio senatore che sa tutto di tutti, cardinali disposti a vendersi la tonaca, un killer con uno strano vizio e un peso sulla coscienza. Ma anche zingari ladri e negri violentatori. E a tenere botta c’è anche una ex spia, Leone Di Castro, detto Gricia per la sua voracità (un ciccione di m… che in fondo è buono quasi quanto la pasta che adora), con il quale suor Remedios formerà una improbabile coppia di investigatori, peraltro ingiustamente sottovalutata dai più. 
Sta di fatto che, in un vortice di colpi di scena, delitti e situazioni grottesche, drammi e farse, Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone riescono a intrigare il lettore, a farlo divertire e, soprattutto, a farlo riflettere. Perché ogni riferimento al reale - in una città dove si ruba e si corrompe all’insegna della… fiducia e della distensione - è voluto. Un lavoro, quindi, che meriterebbe un seguito. E non è detto che sia così, visto che i due autori “ci stanno, sia pure con comodo, facendo un pensierino”.

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