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Fra le pieghe del sequestro di John Paul Getty III, nipote dell'uomo più ricco del mondo

Un caso che nel 1973 fece scalpore a livello mondiale e che il giornalista Vito Bruschini ricostruisce nei minimi particolari. Cavalcando le ambiguità di un rapimento ambientato nella Roma della Meglio Gioventù, che vide l’ingresso della ‘Ndrangheta nelle cronache e nel tessuto sociale del nostro Paese


08/01/2018

di Valentina Zirpoli


“Per ogni idea c’è una parola per descriverla, un verbo per animarla, un aggettivo per qualificarla”. Partendo da questa considerazione Vito Bruschini, giornalista professionista nonché direttore di Globalpress Italia, l’agenzia di stampa per gli italiani nel mondo, ha dato voce e contenuti - attingendo dalla cronaca - a una serie di eclatanti casi che, nel tempo, hanno catalizzato l’attenzione internazionale, facendo discutere, indignare e soprattutto riflettere. 
Così, nel suo carnet narrativo, incontriamo The Father. Il padrino dei padrini; Vallanzasca. Il romanzo non autorizzato del nemico pubblico numero uno; La strage. Il romanzo di piazza Fontana; Educazione criminale. La sanguinosa storia del clan dei Marsigliesi; I segreti del club Bilderberg, oggetto di un perverso intrigo finanziario; I cospiratori del Priorato, la graffiante storia della congregazione fondata da ex gesuiti oltre un secolo fa; Il monastero del vangelo proibito, legato al ritrovamento di un antico codice, La verità sul caso Orlandi, la ragazza vaticana misteriosamente scomparsa il 22 giugno 1983, e Il romanzo del boss dei boss, disponibile solo in ebook e incentrato sul monarca corleonese di Cosa Nostra. 
Lui che ora torna sugli scaffali con Rapimento e riscatto (Newton Compton, pagg. 312, euro 10,00), la storia narrata con dovizia di particolari del sequestro di John Paul Getty III, l’erede di uno degli uomini più ricchi del mondo, uno scavezzacollo che era stato allontanato da ben sette scuole di prestigio. Un caso che, strada facendo, avrebbe fatto il giro del mondo dopo che il ragazzo sedicenne, nipote del ricchissimo petroliere americano, era stato rapito nei pressi di piazza Farnese a Roma nella notte del 19 luglio 1973. 
Ma chi era e come si proponeva questo ragazzo dai capelli lunghi e dall’atteggiamento anticonformista? Un figlio di papà che frequentava l’ambiente bohémien della Capitale fra Campo de’ Fiori, Santa Maria in Trastevere e Piazza Navona. Una figura arrogante che riteneva che tutto gli fosse dovuto per via della sua potente famiglia. Lui che sarebbe finito, spiace dirlo, davvero male. Nel 1981 fu infatti colpito da un ictus causato da una miscela di alcol e farmaci, diventando cieco, rimanendo paralizzato e incapace di parlare. Sarebbe morto nel 2011, a soli 54 anni. 
Tornando al dunque, a chi venne l’idea del rapimento? A “Sarchiapone”, un omaccione di oltre cento chili di peso che ricordava lo strampalato animalaccio portato al successo da Walter Chiari, che in quel periodo spopolava in televisione. Un balordo che divideva con la nonna un banco di frutta e verdura all’ombra della statua di Giordano Bruno, il domenicano - filosofo e scrittore - mandato al rogo per eresia dall’Inquisizione. Il quale, mentre avvolgeva dei fagiolini in una carta da giornale, notò che proprio su quel foglio si parlava di scontri all’Eur per bloccare il congresso missino e che, in tale ambito, era stato arrestato proprio l’ereditiero Paul Getty per aver lanciato una molotov contro la polizia. Era la prima volta che lo aveva sentito nominare. E non sarebbe stata certo l’ultima. Sta di fatto che quella stessa sera si sarebbe incontrato con gli amici: il Bavoso, Topo Gigio, Ferce azzurra, Findus e Dalmata, battezzati così per le loro specifiche peculiarità. 
Mezze cartucce che avevano tutti un lavoro, anche se buona parte della grana se la procuravano con furti, scippi e truffe ai danni degli anziani. Roba da poco per quella banda attiva a Ponte Sisto, il cui colpo più eclatante era stato il furto di un camion che trasportava venti forme di Parmigiano Reggiano, in parte consumate in famiglia e in parte svendute ai commercianti dei mercati del quartiere, guadagnandoci cinque milioni di lire. 
Nemmeno a dirlo l’argomento della conversazione, quella sera, sarebbe stato catalizzato dall’erede di Paperon de’ Paperoni, un ragazzotto pieno di lentiggini che frequentava gli hippy di piazza Navona, dove vendeva quadri che erano una monnezza. E che Dalmata aveva già notato… Da qui la missione a prima vista non all’altezza delle loro forze: quello di rapirlo per chiederne un adeguato riscatto. E dalla sera successiva, sposando l’idea di Sarchiapone, si sarebbero messi a pedinarlo. Sin quando decisero che era arrivato il momento di mettere in atto il loro piano. Riuscendoci, con la complicità di un mafioso (capofila di gente che non scherzava) arrivato dalla Calabria, al quale era stato precisato che si sarebbe trattato di “una passeggiata di salute” visto che il giovanotto viaggiava senza scorta e alla sera spesso era andato, in altre parole strafatto di droga. E a quel punto sarebbero state messe a punto le relative strategie, con il rapimento portato a termine da Sarchiapone e compagni alle tre di notte del 10 luglio... 
“All’inizio la notizia non ebbe grande eco sugli organi di informazione: tre mesi dopo la sua sparizione, la famiglia e gli investigatori non erano ancora certi se si fosse trattato di un vero sequestro o piuttosto non fosse una messinscena del giovane per estorcere una montagna di soldi all’avaro nonno. Ma quando venne recapitata al quotidiano Il Messaggero una busta con un orecchio mozzato del giovane Getty non ci furono più dubbi. Il gesto brutale impressionò l’opinione pubblica italiana e internazionale e quello del sequestro Getty diventò il caso più seguito dai media di tutto il mondo”. 
Che dire. Una brutta storia che si legge alla stregua di un romanzo. Dove i personaggi risultano così ben tratteggiati da lasciare nel lettore la sensazione di averli conosciuti. Dove la Roma delle mezzecalzette malavitose viene descritta al meglio, quasi l’autore - onore al merito - l’avesse frequentata. Dove il dramma familiare, umano e politico che segnò un’epoca fu accompagnato dall’ingresso trionfale della ’Ndrangheta nelle cronache e nel tessuto sociale del nostro Paese degli anni a venire.    

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