Share |

Fra le pieghe di un uomo sospeso tra un dramma familiare e un intrigo internazionale

Francesco Gabriel Velasquo ci propone un noir affascinante e ricco di colpi di scena 


26/03/2018

di Tancredi Re


Francesco Migliorati è il capo ufficio stampa del Tister Group, una multinazionale specializzata nella produzione di ricambi e componentistica. Francesco è un persona di valore e di successo. Eroe e antieroe che segue una sua morale alternativa senza la presunzione di volerla porre come modello a cui gli altri dovrebbero ispirarsi nella loro vita. Un uomo contemporaneo capace di compiere gesti di forza e di umana solidarietà, ma anche costretto, suo malgrado, a prendere rapide decisioni, talvolta molto dolorose. Un dramma familiare (la perdita della moglie Marta, a 39 anni, a causa di un incidente automobilistico) e un intrigo internazionale sconvolgono la sua vita e quella della figlia Ursula, orfana della madre a otto anni. 
È questa la trama del romanzo di Francesco Gabriel Velasquo, Asimmetriche apparenze (Sovera Edizioni, pagg. 392, euro 18,00), un lavoro che non mancherà di avvincere i lettori. Un noir umano, avvolto nel mistero con un intreccio di sentimenti che sedurrà il lettore fino alla fine. Ma sarà veramente la fine? Ecco il dilemma di questa storia che si dipana attraverso un labirinto di apparenza, di incroci pericolosi, di apparenti dissolvenze. Un libro che ha un suo fascino, che sorprende in una successione di intriganti colpi di scena. 
Una raccomandazione al lettore, però: non abbiate fretta. Questo è un libro che si deve sorseggiare un poco alla volta, come quando si tolgono i veli che avvolgono un corpo. Una storia che appare, pian piano, quasi prende forma, mentre lo liberiamo dalla prigione che lo cela ai nostri occhi. Una storia che avvince, ma che ci vuole anche far riflettere sul senso della vita, sul significato delle parole e delle cose. 
Spola da autore a un altro da frasi a singole lettere, da paragrafi a punti di interpunzione passando per grammatiche e periodi perfetti” scrive Velasquo nell’introduzione. “Viaggio concentrato a carpire ciò che le parole inseguite e catturate, hanno avuto il dono di creare: l’immortalità dei versi! E mi domando se l’autore li abbia resi tali consapevolmente o i lettori li abbiano creati eterni, sopraffatti dal suono della bellezza che ha vinto sull’inedia delle maniere prestabilite dalla regolarità della forma usuale. Unico tabarro della trasgressione grazie alla quale può nascere il nuovo”.  

(riproduzione riservata)