Share |

Fra problemi a cascata e veti incrociati per Supermario si prospetta una corsa a ostacoli

Ottenuto un sì bulgaro dalle Camere, Mario Draghi inizia una reggenza ricca di incognite. Perché non sarà facile mettere d’accordo le varie anime del suo Governo su vaccini, scuola, Giustizia, lavoro, giovani, industria, grandi opere ed evasione fiscale


22/02/2021

di CATONE ASSORI


L’uomo, checché se ne dica, è quello giusto. Una figura di peso a livello internazionale - quella di Mario Draghi - sobria quanto riflessiva, che piace a molti e che si porta al seguito una robusta dote: quella della mediazione. Anche se in realtà, a guardar bene, si propone un decisionista a tutto tondo. Un uomo che, anziché urlare, cerca di essere chiaro e farsi capire nel momento stesso in cui prende decisioni che comportano rospi da ingoiare. 
E di rospi - ferma restando una concreta discontinuità rispetto a quella portata avanti dall’Esecutivo Conte - ne dovranno ingoiare molti le varie anime del suo Governo che, dopo aver ottenuto una larghissima fiducia alle Camere, si nutre di connivenze forzate, veti incrociati, mal di pancia a fatica repressi. Certo, a parole sono tutti d’accordo. Il momento è dannatamente complesso e, facendo tesoro dei suggerimenti del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sono in molti a fare buon viso a cattivo gioco. 
Tutto sta a vedere se il senso di responsabilità saprà prevalere sulle variegate ideologie di partito. In quanto sappiamo benissimo cosa succede nel nostro beneamato Paese, dove gli interessi personali troppo spesso finiscono per prevalere su quelli pubblici, in quanto una poltrona e un pugno di voti rappresentano le priorità dei più. 
Al nuovo premier serviranno quindi nervi saldi e una abilità sopraffina in termini di compromessi per riuscire a galleggiare in una melma parlamentare da far venire i brividi. Perché i problemi da “risolvere” sono davvero tanti e quanto mai diversificati. A partire dalla rivisitazione delle aliquote contributive e dalla riforma del ruolo della Giustizia, che in fatto di saggezza e lungimiranza da parte dei magistrati in questi ultimi decenni ha lasciato molto a desiderare. 
Ma c’è molta altra carne al fuoco. Si va infatti dalla lotta alla pandemia (sinora gestita alla stregua di dilettanti allo sbaraglio anche in termini di vaccinazioni) a quelli della scuola (è bastato che si ventilasse un prolungamento delle lezioni a fine giugno per scatenare le ire degli insegnanti, perché i loro diversi mesi di vacanze estive non possono essere messi in discussione); dallo sblocco dei licenziamenti (che purtroppo prima o poi dovrà arrivare, con tutti i rischi al seguito che comporterà) ai sostegni alla produzione industriale (passo indispensabile per una ripresa auspicabile); dalla necessaria revisione dei sostegni a pioggia senza riscontri (l’assistenzialismo, la storia insegna, non ha mai regalato frutti maturi) a una più attenta politica per i giovani (in quanto saranno proprio loro la stampella alla quale si dovrà affidare l’Italia del domani); dalle grandi opere (messe in quarantena dai veti incrociati dei grillini) alla rimessa in sesto della Sanità e alla lotta all’evasione fiscale (una piaga praticamente insanabile, capace di affossare qualsiasi iniziativa sinora portata avanti). 
Un tutto da gestire all’insegna di una oculata spesa dei 209 miliardi del Recovery Fund, una allettante torta che fa gola a troppi in un Paese dove l’importante non è il fare ma l’intascare. Per non parlare dei paletti che (fidarsi è bene, non fidarsi è meglio) ci impone Bruxelles. Come dire che sarà un periodo tormentato quello che aspetta Draghi sul fronte del lavoro. Anche perché la crisi economica da brividi che stiamo attraversando - con una marea di negozianti, partite Iva e piccole imprese sull’orlo della bancarotta - non ammette errori. 
Di sicuro non sarà facile riuscire a cavalcare queste onde minacciose da parte di Supermario che, dopo la marcia trionfale verso Palazzo Chigi, si troverà alle prese con quel nutrito manipolo di pretoriani pronti in questi giorni a fare buon viso a cattivo gioco per poi dedicarsi al loro gioco preferito: quello di far saltare il banco non appena sarà possibile. Speriamo, almeno questa volta, di sbagliarci. Perché se “il virus è il primo nemico, l’unità è un dovere”. Parole di Draghi.

(riproduzione riservata)