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Furore: alla scoperta del paese che non c'è sulla splendida Costiera Amalfitana


25/09/2017

di Valentina Zirpoli

All’interno della splendida Costiera Amalfitana, Patrimonio Mondiale UNESCO, sorge il piccolo e antico borgo marinaro di Furore, il cui nome deriva dalla furia delle acque del mare che si insinuano all’interno del suo famoso fiordo.


Più che un paese, Furore, divenuto celebre anche per i suoi murales, è un abitato sparso, dove le case non si trovano una accanto all’altra, ma spuntano da costoni di roccia circostante. La loro funzione era di presidiare la campagna. Per questo motivo è conosciuto anche come il “paese che non c’è”.

La storia
In età romana, più precisamente nel tardo Impero, i Romani fuggiaschi inseguiti dai Barbari si rifugiarono su queste montagne e vi fondarono i primi insediamenti, tra cui Furore. Per la sua conformazione, quel pugno di case non fu mai espugnato, nemmeno al tempo delle incursioni saracene.
Le prime notizie certe che si hanno dell'insediamento abitativo indicano Furore come un semplice casale della Regia città di Amalfi.
Il primo insediamento sul pianoro di Furore si costituì attorno all’edificio religioso di San Giacomo intorno al 1319. Nel 1348 si rifugiano negli “orridi anfratti della Terra del Furore” alcuni “Sacconi”, cioè gli eretici seguaci di Meco del Sacco da Ascoli Piceno, accusati dall’Inquisizione di praticare il libero amore.
L'insediamento di Furore, fin da quando se ne ha notizia, è stato caratterizzato da un numero assai limitato di abitanti. Il paese è stato, per la sua particolare conformazione fisico-geografica, una roccaforte inattaccabile anche al tempo delle incursioni saracene. I suoi abitanti erano dediti alla pastorizia e all'artigianato.
Il fiordo ha rappresentato un porto naturale, nel quale si svolsero fiorenti traffici e si svilupparono le più antiche forme di attività industriali: cartiere, mulini alimentati dalle acque del ruscello Schiatro che scendeva dai Monti Lattari.
Alcune delle famiglie più importanti hanno dato il nome a luoghi e strade: Li Summonti, Le Porpore, Li Cuomi, Li Candidi. I Summonti si trasferirono a Napoli verso il 1400, ma lasciarono in Furore la loro impronta di uomini probi, costituendo una cospicua donazione di ducati con le cui entrate annue doveva maritarsi una "zitella povera e onesta" di Furore. I Furoresi erano, inoltre, tenuti a recare alla dimora napoletana dei Summonte, in segno di gratitudine e di rispetto, "tre rotola di ragoste, bone vive et apte a riceversi".


Il fiordo di Furore
Nonostante il nome con il quale è comunemente conosciuto, il Fiordo di Furore è, in realtà, una rìa, un ristretto specchio d'acqua posto allo sbocco di un vallone a strapiombo, creato dal lavoro incessante del torrente Schiato, che da Agerola corre lungo la montagna fino a tuffarsi in mare.
Il fiordo è inoltre scavalcato dalla strada statale mediante un ponte sospeso alto 30 metri, dal quale, ogni estate, si svolge una tappa del Campionato Mondiale di Tuffi dalle Grandi Altezze. All'interno del fiordo si trovano lo Stenditoio e la Calcara, due edifici utilizzati per le produzioni locali. Lo Stenditoio era usato per asciugare i fogli di carta estratti dalle fibre di stoffa. La Calcara invece era adibita alla lavorazione delle pietre per l'edilizia locale.


Edifici storici di pregio possono essere considerati, nel vallone interno del borgo, i due mulini e le due fabbriche di carta, interessanti esempi di archeologia industriale che utilizzavano la forza motrice dell’acqua. Accanto a quest’area si trovano i monazzeni dei pescatori, vecchi depositi di attrezzi. L’arenile incuneato in questa profonda insenatura ha svolto nei secoli una funzione di approdo per le imbarcazioni. Il borgo dei pescatori dopo una lunga decadenza è stato completamente restaurato.
Qui sorge anche l’Ecomuseo del Fiordo, istituito dal Comune con la consulenza dell’Orto Botanico di Napoli, della Soprintendenza ai Beni ambientali e culturali di Salerno e di Legambiente, non è un semplice parco naturale ma un luogo modellato dal lavoro dell’uomo, situato nei pressi delle antiche fabbriche di produzione della carta e della calce e dei vecchi mulini. Si articola in tre itinerari – Percorsi botanici, Vie del cinema, Muri d’autore – che iniziano dal centro d’accoglienza FurorEmozioni.


Il minuscolo borgo marinaro fu abitato, tra gli altri, da Roberto Rossellini (che qui girò il film L'amore) e da Anna Magnani, che era allora sentimentalmente legata al regista e che fu l'interprete di un episodio di quello stesso film. Un piccolo museo a essi dedicato è ospitato in una delle casette. Nel '48 la coppia Anna Magnani e Roberto Rossellini comprò due «monazzeri» battezzandoli, "Villa della Storta" e "Villa del Dottore". Ed è qui che Federico Fellini girò "Il Miracolo".


Muri d’autore
Furore è celebre anche per la singolare galleria d’arte en plein air costituita da oltre cento “muri d’autore”, murales e sculture che fanno di Furore un “paese dipinto” che si racconta anche in questo modo. Per queste opere, realizzate da artisti italiani e stranieri, Furore occupa un posto di assoluto prestigio nell’Associazione Italiana dei Paesi Dipinti.
L’iniziativa nasce nel 1980. I primi a rispondere all’appello del Sindaco sono stati Elio, Luigi e Rosario Gazzella, affermati artisti napoletani, il cui atelier di Villa Haas ha goduto di illustri frequentazioni, da Dino Buzzati a Carlo Levi, da Marcello Venturoli a Giulio Carlo Argan.
Luigi, lo scultore, ha realizzato sul posto “La Vela”, inno alla leggerezza e alla forza dell’aria. Elio, il pittore e scultore, ha dedicato la sua opera in cemento alla terra, mentre il pittore Rosario si ispira al tema della pesca quale richiamo all’acqua. Sono i tre elementi che dominano la natura di quest’angolo montano di costiera. Poi i fratelli Mazzalla, Giuseppe Leone e Maria Padula, che traducono in immagini pittoriche eventi e memorie sospese tra storia e leggenda. E ancora Annamaria Grassia che affida alla ceramica le sue tematiche floreali, di insolite e delicate cromie. Da diversi anni Furore si è rivolta anche all’Europa: il tedesco Fritz Gilow, il polacco Werner Christian Wontroba, il franco-argentino Marco Lopez Bernal hanno collaborato rappresentando per lo più nelle loro opere il difficile rapporto tra l’uomo e il mare. Recentemente si sono aggiunte le opere dei fratelli Castelli, Mario Giovannetti, Pippo Borrello, Anna Crosio, Nadia Farina e Carlo Fayer.


Le architetture religiose
Furore vanta quattro chiese: San Giacomo, Sant’Elia, San Michele e Santa Maria, con i cupolini maiolicati dei loro campanili e gli affreschi recentemente venuti alla luce (un interessante ciclo di scuola giottesca in San Giacomo).
La chiesa di San Giacomo, o Santo Jaco, nonostante il profondo rimaneggiamento promosso, nel 1858, dal parroco Don Giuseppe Florio, presenta caratteristiche tipologiche e un ciclo di affreschi che la rendono la più interessante costruzione sacrale del luogo oltre ad essere, forse, la più antica, visto che in un documento notarile si parla della chiesa con il nome di "Sancti Jacobi de Casanova" come allora era detta la località in cui sorge.
La chiesa di S. Michele che, in alcuni documenti è citata solo con il nome di Sant'Agnelo, presenta un ingresso asimmetrico per l'aggiunta, quasi certamente in tempi recenti, di un nuovo corpo di fabbrica sulla navata sinistra. All'interno l'impianto basilicale è individuato da tre navate, con archi acuti, retti da colonne senza base e con capitelli formati da coni marmorei di semplice fattura, traccia, insieme con un affresco che affiora sulla parete di un'abside minore, dell'antica struttura.
La chiesa di S. Elia, costruita in una posizione periferica, rispetto alla zona più centrale dell'abitato, presenta una sola navata e una tipologia alquanto complessa conseguenza di stratificazioni solo in parte individuate.


La Volpe pescatrice
Il simbolo di questo luogo stretto tra mare e monte è la volpe pescatrice, animale leggendario legatissimo alla terra, al bosco, che si spinge a mare per bisogno e diventa pescatrice.
La sua raffigurazione è presente localmente su tutto il territorio dei monti Lattari, a Positano, Ravello e Scala, a simboleggiare la consumata abilità, sia per terra sia per mare, degli uomini di questo territorio.
Questa figura deriva dalla “Pistix”, antico mito greco-romano del leggendario mostro marino, spesso presente nelle mappe nautiche fino al Rinascimento a scongiurare la paura dell’ignoto, che successivamente si trasforma in un ibrido essere tra volpe e serpente marino.
La “Volpe Pescatrice” è il logo civico-territoriale della Costiera amalfitana e dei Monti Lattari.


Eventi
Ogni anno, tra fine agosto e inizio settembre, Furore si anima nei “Giorni della Cicala”, una manifestazione che vede in scena spettacoli estivi di teatro, musica e danza, spettacoli di musica leggera e classica al chiaro di luna, feste popolari di gastronomia e folclore.
Da non perdere, il Campionato di Tuffi dalle grandi altezze e la Coppa Mediterranea a fine luglio, la Festa di San Pasquale Baylon, il patrono del borgo, a metà agosto, la Kermesse di pittura murale e scultura "En Plein Air" a metà settembre e il Premio Furore di Giornalismo a inizio ottobre.


I prodotti locali
Prodotti tipici enogastronomici di Furore sono il pomodorino al filo, detto piennolo, e la vite coltivata a mezza costa sui fianchi scoscesi della collina.
Furore, “Città del Vino”, è una delle tre sottozone di pregio della Doc Costa d’Amalfi.


Fonti:
http://www.comune.furore.sa.it/

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