Share |

G.F. Menani: “Le nostre tre priorità nel comprensorio (balbettante) della ceramica”

Secondo il sindaco di Sassuolo, espressione del centrodestra in un territorio da sempre legato alla sinistra, bisogna cercare di superare le emergenze nell’ambito della sicurezza, delle infrastrutture e della viabilità. Ma le risorse per ripartire sono scarse. E per quanto riguarda la famosa Bretella? “Manca una firma, ma il ministro…”


28/10/2019

di Giuseppe Marasti


Francesco Menani

Sono tre le priorità nell’agenda di Gian Francesco Menani, dal maggio scorso sindaco di Sassuolo, territorio di punta del mondo delle piastrelle. Ovvero sicurezza, infrastrutture e viabilità. Anche se, per ridare il giusto smalto alla città, le risorse scarseggiano. In ogni caso quest’uomo che era rimasto folgorato dalla politica nel 1991 (quando si iscrisse alla Lega Nord per assumere successivamente diversi incarichi sia nell’ambito del partito che del Comune) ha le idee chiare e nessuna intenzione di infierire - succede raramente - su chi l’ha preceduto nel suo incarico. Ammettendo che è stato fatto il possibile per far fronte all’emergenza dei conti. Anche se in zona - con la crisi della ceramica - non è più il tempo delle vacche grasse. 
Menani - eletto con oltre il 50 per cento dei voti al primo turno da una colazione di centrodestra, sorretta da due liste civiche, in una zona tradizionalmente rossa - aveva sino ad allora lavorato, complice il suo diploma di perito tecnico industriale, nel settore della ceramica come responsabile di produzione. Ed è a lui che abbiamo rivolto una corposa serie di domande allargate ai più diversi argomenti.

Sindaco Menani, allora il centrodestra unito vince? 
Assolutamente sì: guardi com’è andata a Ferrara, tradizionalmente un feudo della sinistra, o a Mirandola se si vuol rimanere in territorio modenese. In realtà, da un anno a questa parte, ovunque si sia votato il centrodestra ha vinto, o quanto meno ottenuto ottimi e inaspettati risultati. Un centrodestra diverso dal passato perché non più legato solamente ai partiti, ma aperto alle liste civiche, alle forze produttive dei territori. E dove le cose non sono andate bene è, probabilmente, perché qualche distinguo di troppo ha fatto sì che il centrodestra non fosse così unito.

Il Comune di Sassuolo, in uno dei comprensori più noti al mondo, è il solo governato dal centrodestra. Vincere è stato difficile in una zona tradizionalmente rossa? 
Non è stato certamente facile, anche perché la vittoria è arrivata al primo turno, cosa che in pochi potevano pronosticare. Sinceramente non ho mai avuto dubbi sul risultato, anche se pensavo a un ballottaggio. Sassuolo non è una città di sinistra; di centro forse, ma di sinistra no. Abbiamo fatto una campagna elettorale sobria, incontrando tutto e tutti. Siamo andati tra la gente per conoscere i problemi reali, quelli spicci che nessuno mai aveva voluto affrontare forse perché considerati di serie B, illustrando le nostre idee per una città più moderna e a misura di cittadino.

Ci racconta della situazione economica che ha trovato? 
Diversa da come ci era stata raccontata. Non c’è più l’emergenza conti, come qualche anno fa e di questo va dato merito a chi mi ha preceduto. Il problema è che per risanare la partecipata e far quadrare i conti si è tagliato tutto, si è smesso di investire. Oggi, che vorremmo fare tante cose per fare ripartire subito una città che è rimasta addormentata per cinque anni, ci rendiamo conto di avere davvero pochi margini di manovra, pochissime risorse a disposizione.

A quanto ammontano i debiti? 
A circa 70 milioni di euro, mettendo assieme il debito della società patrimoniale, la Sgp, partecipata al 100% dal Comune e i mutui contratti.

I primi compiti che affronterà la sua amministrazione sono sicurezza, infrastrutture e viabilità. Quello della sicurezza è un problema ben noto e per quanto riguarda le strade, come disse lei in un recente passato, sembrano in alcuni punti letteralmente bombardate. Come pensa di procedere? 
Si tratta assolutamente di priorità, non per il sindaco Menani o la sua Giunta, ma per la città di Sassuolo e i suoi abitanti. Nei precedenti cinque anni la sicurezza è stata totalmente demandata a Polizia e Carabinieri che, sebbene svolgano un lavoro eccellente e di questo non li ringrazierò mai abbastanza, sono troppo pochi per poter coprire un territorio così vasto e diversificato come il nostro. Io credo che anche la Polizia Municipale possa fare la sua parte, in appoggio alle altre Forze dell’Ordine, e non solamente sgravandole dai lavori d’ufficio. 
Che altro?  È stato smantellato il nucleo di Polizia Giudiziaria, non è stata sostituita l’Unità Cinofila anti droga. Inizieremo da questo, e prima ancora dalla restituzione del comando a Stefano Faso: un uomo d’azione che ha la mia massima fiducia. Per quanto riguarda la situazione delle strade, sfido chiunque sia passato attraverso Sassuolo ad affermare che mi sbagliavo. Non si tratta solamente delle buche, che sono comunque a un livello mai visto prima, ma di segnaletica orizzontale ormai completamente cancellata, di alberi mai potati per anni e che privano della vista del cielo o invadono con i polloni e le radici i marciapiedi. Una manutenzione scarsa, se non inesistente, per anni e di cui oggi paghiamo il conto. 
Basti pensare al Ponte Veggia, che per anni ci hanno raccontato non avesse problemi. Il marciapiedi si sta sbriciolando, tanto che in accordo con Casalgrande abbiamo dovuto vietare il transito ai pedoni e ridurre la velocità a 30 km/h. Con l’assestamento di bilancio delle scorse settimane abbiamo reperito alcuni fondi per fare gli interventi più urgenti: è assolutamente ancora troppo poco, ma un inizio. Nel prossimo bilancio individueremo le risorse per un programma d’interventi pluriennale.

La sicurezza è un tema molto serio. Non è un fatto di percezione - questo termine fa venire i brividi - ma di una situazione, che è quella attuale, da modificare. E comunque cosa intende lei esattamente per sicurezza? 
Io voglio che le persone, le donne, i bambini e gli anziani in particolare, possano avere il diritto di passeggiare in centro anche di sera, o di notte, senza doversi guardare le spalle o farsi accompagnare. Voglio che i commercianti, soprattutto ora che vien buio presto, si sentano tranquilli ad abbassare le saracinesche senza dover pagare un Istituto di Vigilanza che li attenda all’esterno. Una città che non chiuda le finestre all’imbrunire ma che sia viva anche di notte. È un lavoro lungo, che coinvolge certamente tutte le Forze dell’Ordine ma anche le telecamere, l’illuminazione pubblica, i gruppi di Controllo di Vicinato.

Torniamo alla politica: Salvini a un certo punto ha staccato la spina al Governo del Paese: a suo parere ha commesso un errore? 
Sarebbe stato un errore se le cose avessero funzionato, se in una logica di discussione collaborativa si fossero fatte le cose. In realtà, soprattutto dopo i risultati delle Elezioni Europee, da una parte si lavorava per distruggere ciò che l’altra cercava di fare. Io stesso ho scritto una lettera al ministro delle Infrastrutture per sollecitare una firma che mancava da mesi per la Bretella fra Sassuolo e Campogalliano, e non mi ha nemmeno risposto. E poi no sulla flat tax, no sull’autonomia, no su tante piccole grandi cose che avrebbero potuto far ripartire il Paese. Credo che un errore lo stia facendo chi è convinto che Salvini sia finito.

Come vede la Chiesa Cattolica in questa fase storica? Ci sono preti come quello di Nonantola, vicino ai Centri Sociali che sale su navi Ong, o cardinali che cambiano il contenuto del tortellino, o Imam che si laureano in teologia pronti all’insegnamento nelle scuole della religione cattolica. Cosa sta accadendo? 
Non voglio commentare cose che non mi competono. Credo che stiamo attraversando un periodo in cui regna una grande confusione, in cui i ruoli non sono più ben definiti tanto che un calciatore si mette a fare politica ed un politico detta la formazione all’allenatore. Il contenuto di un tortellino non c’entra nulla con la religione, così come la presenza del crocefisso in aula non riguarda solamente la fede. Sono le nostre tradizioni, le nostre radici, ciò da cui proveniamo e che può permetterci di mantenere la barra dritta nel cammino futuro. Penso che ognuno di noi dovrebbe fare ciò che gli compete, senza voler per forza invadere campi di competenza altrui.

A carattere generale è difficile rifarsi all’esperienza e ai risultati da lei ottenuti e cioè formare alle prossime elezioni un Governo di centrodestra unito? 
Credo che la politica nazionale dovrebbe prendere esempio dai territori, dal locale. Se il centrodestra si riunisce, allargando la propria partecipazione a un mondo che chiede di essere ascoltato, come i piccoli imprenditori, i lavoratori, le stesse casalinghe, potrà governare e bene per diversi anni. Immagino ci sarà da vincere qualche diffidenza, ma credo sia possibile farlo.

Veniamo a Sassuolo. Pensa che il Teatro Carani, uno di quelli storici più noti dell’Emilia, si possa presto riaprire ai sassolesi e comunque ai modenesi? 
E’ uno dei nostri obiettivi principali perché non è solamente un teatro ma un punto di riferimento della nostra storia, della nostra cultura. La struttura è di proprietà privata ed il Comune non può intervenire per ristrutturarlo e riaprirlo. Confido molto nel lavoro di un gruppo di mecenati che hanno a cuore la città e le sue tradizioni.

Quando un’azienda fallisce, o si trova un compratore in Italia o bisogna vedere come non lasciare per strada i suoi dipendenti. Lei non tanto tempo fa ebbe uno scontro in particolare con la Cgil perché propose anche, come soluzione estrema, di assorbire, a livello volontario, alcuni dipendenti nell’altra sede che questa società aveva all’estero e nella fattispecie in Russia. Considerate le polemiche, questa sua posizione la trova ancora corretta? 
Assolutamente sì. Le mie frasi sono state strumentalizzate da chi, legittimamente, voleva sottoscrivere qualche tessera in più. Io credo che, a fronte di una disoccupazione che nessuno sa quanto possa durare, per la propria dignità e per poter permettere alla propria famiglia una vita normale, chiunque di noi farebbe tutto il possibile. La possibilità di trasferirsi con uno stipendio adeguato per qualche tempo all’estero, anche in Russia a mio parere, se è possibile, deve essere offerta; poi starà al singolo decidere se accettarla o rifiutarla. Io stesso ero sul punto di farlo, poi arrivò la pensione a togliermi ogni dubbio.

Recentemente ha fatto rimuovere lo striscione “Verità per Giulio Regeni”. Forse perché le ragioni della sua morte sono intuibili? 
Era uno striscione rimasto alle intemperie per anni, degradato: massima solidarietà alla famiglia Regeni, ma non è da Sassuolo che potranno arrivare risposte.

Lei pensa che la città di Sassuolo potrà ritornare agli splendori di un tempo? 
Sarà un lavoro lungo e pieno di difficoltà. La volontà, però c’è tutta: lo vedo negli occhi delle persone che incontro, lo sento dalle parole degli imprenditori che mi offrono un aiuto, dei negozianti che propongono iniziative per valorizzare la città. Se lavoriamo insieme, remando tutti nello stesso verso, credo sia possibile e il lavoro mio e della mia Giunta va proprio in questo senso.

(riproduzione riservata)