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Gentiloni: “L’Italia è in buone mani. Ma adesso Mario Draghi è atteso alla prova dei fatti”

Il Paese, secondo il commissario all’Economia dell’Ue, ha fatto progressi nella riforma delle pensioni e del mercato del lavoro, meno in materia di giustizia, concorrenza e burocrazia. Il successo o il fallimento dell’ex presidente della Bce sarà cruciale anche per la credibilità e le ambizioni di Bruxelles


15/02/2021

di Giambattista Pepi


Paolo Gentiloni

“Sono sicuro che il professor Mario Draghi, capo del Governo, userà la sua straordinaria esperienza e la sua forte leadership per far accadere le cose giuste. Quando avrà ricevuto la fiducia del Parlamento avremo un interlocutore con il quale poter dialogare subito: a Bruxelles siamo sempre contenti quando uno Stato membro ha un Governo nella pienezza delle sue funzioni. I tempi, però, li stabilisce la politica, in questo caso la politica italiana, non Bruxelles. Ma siamo convinti che il Governo Draghi farà bene e saprà cogliere l’opportunità storica del Recovery Fund per rilanciare l’Italia”. 
Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’Economia ed ex premier italiano dalla fine del 2016 al 1° giugno 2018, nell’intervista  che ci ha rilasciato assicura di avere molta fiducia nelle capacità dell’ex presidente della Banca Centrale Europea di saper investire le ingenti risorse finanziarie assegnate all’Italia dal Next Generation Ue (fondo approvato nel luglio 2020 dal Consiglio europeo per sostenere gli Stati membri colpiti dalla pandemia di Covid-19: copre gli anni 2021-23 e sarà vincolato al bilancio 2021-27 dell’Unione) pari a oltre 209 miliardi di euro per accompagnare il Paese fuori dall’emergenza sanitaria e socio-economica. E, rivolto agli scettici, avverte che il presidente del Consiglio “conosce benissimo i colli di bottiglia, le difficoltà, le sfide inerenti a far avanzare le riforme in Italia”.

Quali sono le differenze tra il Governo Monti e quello di Draghi? 
Il Governo Draghi è diverso da quello che il professor Mario Monti guidò tra il 2011 e il 2013. Quello di Monti operò in un periodo in cui i rendimenti del debito sovrano erano a livelli insostenibili e quando la Troika (Bce, Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale) stava imponendo riforme impopolari. Monti aveva una missione di salvataggio, mentre quella di Draghi sarà di accompagnare il Paese fuori dalla crisi sanitaria e dalla contestuale crisi socio-economica che ha investito il Paese sfruttando un’opportunità storica: è per questo che la leadership dell’ex presidente delle Bce è così importante. E anche se persistono alcuni dei problemi che esistevano 8 o 9 anni fa, ora c’è la possibilità di affrontarli in un contesto positivo legato ad una forte spinta alla crescita e alla ripresa, e non in quello di salvare il Paese dalla Troika.

I precedenti Governi avevano messo mano a riforme importanti come quella sulla pensione con Monti o sul mercato del lavoro con Renzi. Draghi punta adesso a varare le riforme fiscale, della giustizia civile e della Pubblica amministrazione. 
Non c’è dubbio che l’Italia abbia fatto progressi sul fronte delle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro, ma molto meno su quello della lentezza della giustizia, delle regole sulla competizione e delle lungaggini burocratiche. Secondo i dati resi noti dal Consiglio d’Europa e relativi al 2018, il nostro Paese ha uno dei sistemi giudiziari più lenti del Vecchio Continente: il tempo medio di una causa commerciale è di 514 giorni, uno dei peggiori in Europa. Ed è proprio il peso della burocrazia uno dei mali peggiori che affligge il Paese e scoraggia molti investitori esteri. 
Il successo o il fallimento del Governo Draghi nell’utilizzare le risorse del RecoveryFund e nell’attuare le riforme sarà cruciale non solo per il nostro futuro ma anche per la credibilità del piano economico più ambizioso (il programma Next Generation Ue - ndr) lanciato dall’Ue dalla nascita dell’euro. Draghi conosce benissimo i colli di bottiglia, le difficoltà e le sfide inerenti a far avanzare le riforme in Italia.

Quali sono le previsioni della Commissione Europea per il Pil 2021 dell’Italia? 
Il Pil italiano, crollato meno del previsto (-8,8 per cento) nel 2020, crescerà del 3,4% nel 2021a causa del riporto negativo del quarto trimestre 2020 e la partenza debole di quest’anno. Queste, allo stato, sono le nostre previsioni economiche che tagliano il rimbalzo stimato in autunno visti i dati migliori del 2020.

E nel 2022? 
Passo simile nel 2022 con un Pil che allo stato prevediamo debba attestarsi al 3,5% sulla base dello slancio guadagnato nella seconda metà del 2020 e della continua ripresa del settore servizi, ma il Pil non tornerà ai livelli del 2019 l’anno prossimo. Le stime, però, non includono le misure del programma Next Generation Eu che avrà un considerevole effetto di rialzo che al momento non siamo ancora in grado di stimare.

Il resto dell’UE sta meglio o peggio del nostro Paese? 
Visto che la recessione nel 2020 non è stata profonda come previsto ci si attente, anche grazie ai vaccini, che l’Unione europea raggiunga i livelli di crescita pre-pandemia del quarto trimestre 2019 già nel secondo trimestre del 2022, prima di quanto previsto lo scorso autunno. Ma un Paese su quattro avrà bisogno di più tempo. Inoltre, nessuno Stato membro tornerà nel 2022 alle proiezioni di crescita che aveva prima della crisi.

Il Recovery Fund si può rivelare, se bene utilizzato, uno strumento straordinario di risanamento e rilancio del Paese? 
Con il Recovery siamo di fronte a una potenzialità di crescita molto importante, quindi è assolutamente necessario che il nuovo Governo vada fin da subito nella direzione giusta. Ho piena fiducia che l’esperienza, le idee e le capacità del presidente del Consiglio e della squadra del suo Gabinetto possano contribuire a rendere il Paese più efficiente ed europeista. 
In autunno avevamo previsto che il Recovery Fund potesse avere un impatto sul Pil del 2% negli anni in cui sarà operativo. Gli Stati che hanno un Pil pro-capite sotto la media Ue avranno la spinta più forte. Considerando uno stimolo di sei anni, il livello del Pil 2021-26 potrebbe essere più alto del 3%-3,5% rispetto a uno scenario senza Recovery. Io sono fiducioso, ma anche a Bruxelles sono persuasi che l’Italia sia in buone mani.

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