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Gigi Di Maio sottovaluta le strategie internazionali perché purtroppo non le conosce

Gli interventi americani potrebbero far scoppiare un conflitto mondiale, ma chi ci governa non ha capito il pericolo che stiamo correndo


07/01/2020

di Sandro Vacchi


Mentre il mondo si appresta allegramente a saltare per aria, da noi ci si diverte allo zoo dei Cinque Stelle. Hanno infatti tagliato la corda, abbandonando Casaleggio & C. perché espulsi, dimessi o passati ad altri partiti, già una ventina di parlamentari tutti d’un pezzo, di quelli che avrebbero dovuto cambiare il Palazzo, la morale pubblica, l’Italia. In fondo Gigi Di Maio non annunciava trionfante di aver abolito la povertà? 
Di fronte a certe boiate, i meno obnubilati fra i pentastellati hanno sentito le voci, come Santa Teresa, cominciando a interrogarsi: non faremo parte di una banda di taroccati, incapaci, dilettanti e – nella peggiore delle ipotesi – profittatori? Oltre tutto, la gran parte di loro storce parecchio il naso all’idea di dover versare bei soldoni guadagnati col sudore della fronte in Parlamento (si fa per dire) al partito, o meglio al Grande Fratello della Piattaforma Rousseau, semi-misteriosa entità sulla quale ancora nessuno ha indagato a fondo. Tra i fuggiaschi, passati chi al gruppo misto e chi alla Lega una volta alleata e oggi arcinemica, ci sono gli onorevoli Tasso, Vitiello, Rospi e Di Falco, ecco perché parlo di uno zoo che arricchisce la fauna politica nostrana, da ultimo alimentata dalle Sardine, ma già in passato ricca di Asinelli democratici. 
L’importante, in Italia, è non desistere, non mollare mai, non lasciare la presa sulle scemate. Qual è, ad esempio, la massima preoccupazione nostrana per il Medio Oriente? Se la palestinese Rula Jebreal andrà a Sanremo a parlare di condizione femminile. Mi sembra che una volta all’Ariston si gorgheggiasse, adesso invece si fa “er dibattito”: finalmente un talk show, ci mancava. 
Il resto è farsa. La fotografia del ministro degli Esteri se ne stava beata in aeroporto come un turista qualunque, “Chattava” al telefonino e su Facebook ha scritto che il governo “è al lavoro sugli ultimi sviluppi della situazione in Iraq”: Ma vah! Inoltre sostiene che la priorità italiana è la lotta a Daesh, vale a dire l’Isis: forse non è stato ancora informato che quella fase è superata, americani e curdi hanno fatto a pezzi i tagliagole. I nemici odierni sono Stati killer come l’Iran, dotati di bomba atomica, ottanta milioni di abitanti e miliziani fanatici guidati da gente come Qasem Soleimani. Ma l’avete visto? Avete guardato bene quegli occhi? Avrebbero messo paura anche a Clint Eastwood. Il galantuomo era il braccio armato degli ayatollah sciiti in Medio Oriente, con lo scopo di fomentare conflitti, organizzare attentati, esecuzioni sommarie dei nemici, colpire in prima battuta gli imperialisti americani, simbolo della corruzione morale dell’Occidente, e – da ultimo – cancellare Israele dalle carte geografiche. 
Da almeno vent’anni i pasdaran della rivoluzione lo vanno affermando apertamente e che cosa fa l’Europa unita, nata dopo la guerra scatenata dai nazionalsocialisti e oggi guidata dai tedeschi? Emette comunicati potenti come mozzarelle, si appella all’Onu, che ormai conta meno dell’Arcigay, e spera che l’adolescente Greta riesca a convincere i pretoni persiani a non inquinare l’atmosfera con qualche ordigno nucleare. 
Per il resto, va bene soprattutto dare addosso al più cattivo di tutti, ovviamente Donald Trump che ha fatto polpette della iena. Così, per partito preso: perché è americano, oltretutto repubblicano e ricco sfondato come Berlusconi, quindi anticomunista, perciò nemico delle menti lucide e pensanti della nostra sinistra pariolina. 
Quanto la situazione sia chiara ai nostri maestri di pensiero l’ha illustrato il primo giornale italiano, vale a dire il Tg1, pagato obbligatoriamente da tutti noi. Quei fenomenali esperti di politica estera hanno messo in onda una cartina geografica su cui l’Arabia Saudita era indicata come di rito musulmano sciita, mentre l’Iran era definito sunnita. Peccato che sia esattamente l’opposto, ma a chi volete che importi? Qui conta Rula a Sanremo, fare il pieno di alcool prima di falciare a morte dei turisti tedeschi e capire quando Balotelli sarà sbeffeggiato la prossima volta. 
C’è chi ha parlato di “silenzio assordante” dell’Italia a proposito di quanto avviene dal Mediterraneo orientale all’Afghanistan. Silenzio assordante? Ma dell’Italia non si accorge proprio nessuno: non siamo mica il Portogallo, il Venezuela o Singapore. D’altronde, se la massima reazione dell’Unione Europea è stata: «Bisogna dare spazio alla diplomazia», che cosa volete che importi alla gente? 
Eppure i maestri di pensiero di casa nostra si fregano le mani per la ghiotta occasione di spiegare ancora una volta a noi ignoranti come va, e soprattutto come deve andare, il mondo. Ecco allora il sedicente filosofo, teologo e poeta, l’uomo che parla ai papi e traduce per i poveri di spirito e d’intelletto, non beneficiati come lui dall’ideologia pseudoprogressista e, soprattutto, anti-sovranista, anti-salviniana, antiamericana. Parliamo di Sua Eminenza il santo fondatore, Eugenio Scalfari. 
Sul giornale del partito dei Migliori, che ha fagocitato l’Unità a cui ogni estate si fa la festa come se nulla fosse, il portatore del Verbo ha graziosamente elargito a noi poveretti la Verità, accanto a un titolo di “cronaca” su Trump e Iran moderatamente titolato “Pagherete per anni”. Come chi? Gli americani, no? Perché qui si fa giornalismo militante come nei begli anni di piombo, quelli degli appelli contro il commissario Calabresi, della campagna diffamatoria contro il presidente Leone, dei “compagni che sbagliano”, insomma. 
Ebbene, Scalfari sostiene che la vera dittatura è quella americana e il più grande dittatore è, ovviamente, Donald Trump. Volete mettere con i democratici sacerdoti della rivoluzione iraniana? Con i massacratori in nome di Maometto e dell’Islam, religione di pace e fratellanza? Che negli ultimi due mesi del 2019 hanno fatto fuori 1500 manifestanti: capito, Sardine? «Trump ha fatto uccidere un soldato e uomo politico che aveva in mano l’Iran e l’Iraq e amministrava l’essenza di quei Paesi, le loro ricchezze e la loro potenza politica… Si occupava anche del popolo dei curdi». Insomma, un benefattore. 
Peccato che a fine anno l’ambasciata americana a Bagdad sia stata assalita da centinaia di facinorosi. Trump ha detto che «Soleimani ha ucciso o ferito gravemente migliaia di americani durante un lungo arco di tempo e stava complottando per ucciderne molti altri. Nessun uomo al mondo è stato coinvolto in più conflitti, in più Paesi, per un periodo più lungo di Qassen Soleimani. I Guardiani della rivoluzione sotto la sua guida hanno esportato terrorismo e instabilità in tutto il Medio Oriente. Per il regime degli ayatollah è stata una perdita enorme». 
Difficile dare torto a una sola virgola di Trump, molto più facile individuare enormi “vuoti” nella ricostruzione di Barbapapà, il quale si guarda bene dall’informarci sui misfatti del “democratico” regime di Teheran, macellaio di miscredenti, omosessuali, occidentali ed ebrei nel silenzio, questo sì assordante, dell’intellighentzia nostrana. E fra le dittature Scalfari non annovera neppure la Cina. 
Questi maestri di pensiero formano i convincimenti delle plebi e consolidano quelli dei credenti nell’infallibilità della ridicola sinistra italiana. La stessa che aveva pianto calde lacrime alla scomparsa di San Baffone Stalin, del suo cameriere e spia Togliatti, di Mao Tse Tung seppellitore di milioni di cinesi, di Tito infoibatore di italiani. E quanti ne tralascio? 
Trump ha il torto di essere ricchissimo, repubblicano, non nero come Obama, incapace di minuetti diplomatici, sopraffattore di Hillary Clinton. Perciò contro di lui si possono fare titoli che altro non sono se non la trascrizione delle minacce dei pazzi massacratori di Teheran, gli stessi che annunciano un nuovo Vietnam in Medio Oriente, gli stessi che parlano di vendetta per il “martirio” del macellaio. 
Da quarant’anni, dal ritorno di Khomeini in patria con la rivoluzione religiosa che abbatté lo scià Reza Pahlevi, da quelle parti il grande nemico sono gli Usa, con il loro caposaldo di Israele, unica democrazia dell’area mediorientale. Nel 1980 decine di diplomatici americani furono sequestrati per oltre un anno a Teheran e da allora i toni non si sono mai ammorbiditi. 
Trump è sotto minaccia di impeachment per abuso di potere e ostruzione ai lavori del Congresso: il botto Suleimani potrebbe distogliere l’attenzione dai casi interni e riportarla sul ruolo internazionale degli Usa. Gendarmi del mondo? Sì, anche, perché qualcuno crede che l’Onu possa proteggerci da certi criminali? Nei tre anni di Trump l’economia americana e la Borsa di New York sono salite ai massimi, se il presidente riuscirà a mettere le catene agli ayatollah, come Obama riuscì a far fuori Bin Laden, la rielezione non dovrebbe essere un problema per lui. 
Strana, comunque, la coincidenza che, contro gli uomini pericolosi per la “buona sinistra”, a Washington come a Roma si usi mobilitare la magistratura. Il popolo? Un sovrappiù, oltretutto incoscientemente portato a votare per i “cattivi” che lo fanno vivere meglio. 
E noi? Non capendoci niente, le (Cinque) Stelle stanno a guardare. E alimentano lo zoo. 

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