Share |

Giulio Tarro: "Ecco tutto quello che c'è da sapere sui vaccini". Evitando così contrapposizioni inutili e dannose

Il grande immunologo sostiene che una corretta informazione dello Stato, in abbinata a dichiarazioni più concilianti da parte della scienza ufficiale, avrebbero impedito di dividere l’opinione pubblica e generare inutili polemiche 


09/04/2018

di Giambattista Pepi


Cinque agosto 2017. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 182 viene pubblicata la Legge 31 luglio 2017, n. 119 (“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 7 giugno 2017 n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”) voluta dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin che prevede dall’anno scolastico 2017-18  la somministrazione obbligatoria e gratuita ai minori (fino a sedici anni d’età) dei vaccini contro poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenza e di tipo B, morbillo, rosolia, parotite e varicella. Pena il divieto di frequenza agli asili e sanzioni per i genitori inadempienti.
Ventidue novembre 2017. La Corte costituzionale respinge i ricorsi proposti dal Veneto contro la legge 119 che prevede l’obbligatorietà della vaccinazione, avendo la Regione con propria legge regionale del 2007 sostituito l’obbligo con un sistema di prevenzione delle malattie infettive basato solo sulla persuasione. I giudici della Consulta sostengono che “le questioni sottoposte (dalla Regione Veneto - ndr) sono infondate poiché le misure disposte dalla legge rappresentano una scelta spettante al legislatore nazionale. Scelta non irragionevole, poiché volta a tutelare la salute individuale e collettiva e fondata sul dovere di solidarietà nel prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie”. 
Quattro aprile 2018. Arriva Cicciobello Morbillino. La nuova creazione della Giochi Preziosi è un bambolotto con il morbillo che, però, può essere curato cancellando i puntini rossi con un’apposita salviettina, una crema e dei cerottini. Un’idea criticata sui social, a partire dal medico pro-vaccini Roberto Burioni che punta il dito contro la “banalizzazione” di una malattia pericolosa com’è, appunto, il morbillo. “Attendiamo il Cicciobello Linfomino e pure quello Meningitino. Mi chiedo chi siano questi geni che banalizzano malattie gravi senza rispetto per i malati e per i loro familiari” ironizza Burioni in un tweet
Abbiamo citato tre date e altrettanti episodi di una “querelle” sulla vaccinazione contro le malattie esantematiche ed altre gravi malattie che ha diviso l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari ai vaccini. 
Il libro Dieci cose da sapere sui vaccini (Newton Compton, pagg. 256, euro 10,00), dell’immunologo Giulio Tarro, cade a fagiolo perché giunge da uno scienziato che rinuncia per scelta a schierarsi per l’uno o per l’altro fronte e, rimanendo fedele alla scienza, fornisce un contributo sia alla verità storica attraverso le evidenze empiriche della medicina, sia ai genitori, i quali - leggendolo - possono imparare e assumere scelte con maggiore consapevolezza e responsabilità. 
Ammettiamolo con franchezza: per molti anni abbiamo chiuso gli occhi di fronte alla diffusa pratica delle false certificazioni che ha portato, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in alcune Regioni la percentuale dei ritardi nelle vaccinazioni a oltre il 50 per cento e la stragrande maggioranza delle Aziende sanitarie locali non ha mai messo in atto un controllo incrociato tra le liste vaccinali e quelle anagrafiche, per smascherare così gli inadempienti. Ma l’attuale dibattito infuocato, alimentato anche dalla radiazione dall’Ordine dei Medici di chi aveva osato esporre pubblicamente le proprie legittime perplessità, e da dichiarazioni, davvero improvvide, su fantomatiche epidemie di morbillo (le “centinaia di morti per morbillo” che si sarebbero verificate negli anni passati in Inghilterra) non fa bene a nessuno. Soprattutto nuoce alla corretta informazione. 
Nella premessa l’autore (nato a Messina, laureato in medicina e chirurgia all’Università di Napoli, dove ha insegnato Virologia oncologica, allievo del grande Albert Sabin, antesignano della diagnosi e terapia immunologica dei tumori e scopritore del virus respiratorio sinciziale nei bambini affetti da bronchiolite) critica la mancata applicazione della Legge n. 210 del 25 febbraio 1992 che imponeva di attuare, entro sei mesi, progetti di informazione pubblica sui possibili rischi delle vaccinazioni. 
“Molto probabilmente - scrive Tarro - se queste iniziative fossero state messe in atto, non avremmo visto le (molte delle quali, scomposte) campagne “No-Vax” alle quali ha fatto da contraltare un autoritarismo mai visto prima nel campo della Sanità, fatto di roboanti proclami e “disposizioni urgenti”, quasi come se spaventose epidemie fossero alle porte”.  Una situazione, secondo l’autore, che lascia presagire gravi situazioni di conflitto all’insorgere dei primi danni accertati su bambini vaccinati e che rischia di alimentare una davvero preoccupante diffidenza di massa nei riguardi della medicina. A questo atteggiamento rischia di contrapporsi una irritante “levata di scudi” della “medicina ufficiale” che vede nel vaccino una sorta di dogma di fede da imporre ai fedeli, suscitando così “ribellioni”. La “campagna di informazione” sui dieci vaccini obbligatori è stata portata avanti fondamentalmente con rissosi talk show ed enigmatiche circolari, redatte dai più svariati enti, che hanno finito per avvelenare il clima. 
“Eppure studi sulla diffusa e crescente diffidenza nei riguardi dei vaccini, soprattutto quelli polivalenti, non mancano” scrive Tarro. “Uno degli ultimi in ordine di tempo è quello contenuto nel numero monografico (aprile 2017) dell’autorevole rivista Science che analizza i timori tuttora presenti sui vaccini della popolazione statunitense ed evidenzia le metodologie e le strategie di “marketing” per superarli. Studi analoghi hanno permesso di strutturare capillari campagne di informazione che hanno, in quattro anni, fatto aumentare - dal 69 al 72% - la percentuale dei neonati americani vaccinati contro sette malattie”. È questo, probabilmente, l’approccio più corretto e foriero di risultati che Tarro avrebbe preferito venisse adottato in questa delicata e, purtroppo, anche controversa, materia dei vaccini, da parte delle nostre Autorità e di una parte del mondo della Scienza. 
Le cose, come si sa e si continua a vedere, sono purtroppo diverse, ma c’è ancora tempo per rimettere le cose a posto. In questo senso il volume che vi proponiamo di leggere può essere un buon viatico a ristabilire quella ragionevolezza e quella logica che devono essere sempre poste alla base della scelta che riguardano quel bene essenziale e costituzionalmente tutelato che è la salute: nostra e dei nostri figli e nipoti.

(riproduzione riservata)