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Gli incontri a tu per tu e (quasi) impossibili di Geronimo Stilton

A cominciare da quello con Coco Chanel, la stilista che rivoluzionò la moda femminile. E poi le rivisitazioni del Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes e de Il mastino dei Baskerville di Arthur Conan Doyle


08/02/2021

di VERA DE RAGAZZINIS


Cari amici roditori, pardon, cari bambini, il vostro amico Geronimo Stilton vi invita a leggere uno dei suoi quasi impossibili incontri con i grandi che hanno cambiato il mondo. Per chi ancora non lo conoscesse, ma saranno davvero in pochi, Stilton si propone come un giornalistopo di grande cultura (è laureato in Topologia della Letteratura Rattica e in Filosofia Archeotopica Comparata), nonché collezionista a tempo perso di preziose croste di formaggio del Settecento. Ma soprattutto è lo scrittore più letto al mondo, tradotto in quasi cinquanta Paesi a fronte, anche se non le abbiamo contate, di circa 120 milioni di copie. 
Questa volta, a tenere la scena, è una grande donna: Coco Chanel (Piemme, pagg. 94, euro 12,50, illustrazioni disegnate da Danilo Barozzi e colorate da Valeria Cairoli e Valentina Grassini), ovvero colei che seppe rivoluzionare la moda internazionale all’insegna di una grande quanto inarrivabile eleganza. E lo fa, come consuetudine del nostro roditore preferito, all’insegna dell’ironia e del sorriso. Come dire che il divertimento è assicurato in abbinata all’apprendimento. 
Cosa succede è presto detto: Geronimo Stilton - che è anche il mitico direttore dell’Eco del Roditore, il giornale più famoso dell’Isola dei Topi - viene incaricato da suo nonno, Torquato Travolgiratti (detto Panzer), di scrivere una nuova biografia per la collana dedicata ai geni della Storia. 
“Sfortunatamente - racconta il nostro topastro - per quanto mi arrovellassi non riuscivo proprio a scegliere il personaggio per il nuovo libro. Una scrittrice, uno sportivo, una scienziata o forse un esploratore? I baffi mi frullavano per lo stress, quando mi venne in mente - come avevo fatto a dimenticarmi? - del Gran Ballo della Moda, l’evento di beneficienza più esclusivo di Topazia. Tanto più che mia sorella Tea stava organizzando una sfilata ed era in un mare di guai…”. 
Fortunatamente con l’arrivo della stilista francese Gabrielle Chanel, in arte Coco, tutto sarebbe cambiato. La quale Coco, mentre creava abiti da sogno, si era messa a ripercorrere “le tappe salienti della sua incredibile vita in una altrettanto incredibile intervista che mi aveva concesso. Parlandomi della sua infanzia in un orfanatrofio, dove le era stata impartita una educazione rigorosa in abbinata alle basi del cucito, sin quando si era accasata come commessa e sarta in un negozio di biancheria”. 
Dimostrando ben presto che si poteva essere chic senza rinunciare alla comodità. Ma anche, o forse soprattutto, innovando, come nel caso del leggendario Tubino nero, l’abito per ogni occasione. “Perché per essere insostituibili bisogna essere diversi”. Ma non raccontiamo altro. Non vogliamo infatti rovinare la sorpresa delle tante curiosità contenute - e garantite al formaggio - nella sua storia. 


A questo punto, sempre riscritte a modo suo dal nostro Geronimo Stilton, le rivisitazioni di due grandi libri del passato. In primis il Don Chisciotte della Mancia (Piemme, pagg. 220, euro 15,50) firmato in prima battuta da Miguel de Cervantes, scrittore, poeta, drammaturgo dalla vita quanto mai ricca di avventure, che diede la vita a questo suo capolavoro, in due volumi pubblicato a dieci anni di distanza, nel 1605 e nel 1615. 
E così il nostro scrittore-roditore ci trascina sulle assolate strade della Mancia con questo cavaliere errante, stravagante e stralunato quanto basta, bardato di una vecchia armatura appartenuta ai suoi antenati, oltre che dotato di uno scudo e di una vecchia lancia che lui stesso, limando e grattando, ha riportato agli antichi splendori. E poi via in sella al suo valoroso destriero Ronzinante, peraltro supportato dal fido scudiero Sancio Panza che, come lui, terrà alto l’onore della bella Dulcinea. 
Don Chisciotte, in realtà, si chiamava Alonso Chesciana, ma quell’Alonso suonava troppo banale e gli ci vollero otto giorni per trovarsi un nome su misura. Ma come si presentava questo strano personaggio? Un tipo alto e allampanato sui cinquant’anni, con i capelli bianchi, un paio di lunghi baffi e una barbetta a punta. Il quale passava la maggior parte del tempo libero leggendo ad alta voce romanzi cavallereschi. E visto che disprezzava i cattivi e ammirava gli eroi, a un certo punto incominciò a sognare di diventare anche lui cavaliere. 
Tanto per chiudere il cerchio Don Chisciotte si mise a cercare anche una dama all’altezza del titolo di principessa, e la identificò in una giovane contadina che abitava a Toboso, un villaggio vicino, della quale ne era stato innamorato senza che lei se ne fosse mai accorta. E così ecco prendere vita la sua Dulcinea del Toboso. A seguire si sarebbe inventata pure l’investitura, perché un cavaliere vero non ne poteva fare a meno. A questo punto il nostro sbalestrato eroe si sarebbe buttato su mille imprese con lo scopo di farsi onore. Sta di fatto che ai suoi occhi tutto si tingerà di avventura e persino i mulini a vento a un certo punto diventeranno giganti da sfidare a duello… 


Passiamo ora alla seconda rivisitazione del nostro ormai famoso topastro, ovvero Geronimo Stilton. Questa volta alle prese con Il mastino dei Baskerville (Piemme, pagg. 220, euro 15,50), una storia che si rifà all’inventiva di quel gran genio di Arthur Conan Doyle, nato a Edimburgo, in Scozia, il 22 maggio 1859 e passato a miglior vita a Crowborough il 7 luglio del 1930. 
Il quale, ancor prima di laurearsi in Medicina, aveva conosciuto Joseph Bell, un brillante quanto riflessivo chirurgo al quale si ispirò per dare vita al personaggio di Sherlock Holmes, il più geniale e infallibile detective della narrativa gialla, capace di risolvere qualsiasi mistero. Tanto da essere considerato ancora oggi (muovendosi all’insegna dell’osservazione e della deduzione) l’investigatore più famoso del mondo. 
Come nel nostro caso. State a sentire. Le nebbie che avvolgono il Dartmoor nascondono un segreto millenario: l’ultimo erede dei Baskerville è in pericolo e ogni dettaglio può essere decisivo per la soluzione del caso. Lusingato dalla fiducia di Holmes e dal fascino della brughiera, sarà John Watson - ex ufficiale medico dell’Esercito britannico - ad avviare in prima persona le indagini al castello di sir Henry dove verrà accolto con freddezza dal signore e dalla signora Barrymore, rispettivamente maggiordomo e governante. Detto questo, riuscirà Watson a cavarsela senza il suo fidato compagno di avventure fra le complesse pieghe di questo caso davvero speciale? 
Ovviamente, come sua consuetudine, anche questa volta Geronimo Stilton si fa carico di tratteggiare da par suo i personaggi della storia, giocando sulle loro curiosità. Così scopriremo, ad esempio, il privato di Sherlock Holmes, un uomo straordinario che passa le notti a riflettere e per questo si alza tardi, che per schiarirsi le idee suona il violino “con gran dispetto dei vicini”, che si dà da fare nel laboratorio chimico che ha allestito nel suo appartamento e che ha un solo amico: Watson appunto, il quale racconta come lo aveva conosciuto. Per poi addentrarsi fra le pieghe di questo insolito e misterioso caso che lo stesso Holmes gli ha affidato. 
Il racconto inizia a Londra, nell’ufficio del nostro famoso investigatore, dove uno sbadato visitatore - il giovane dottore James Mortimer - ha dimenticato il suo bastone. E a questo punto, fra deduzioni e ipotesi, avrà inizio la storia vera e propria che si nutrirà di “un cane fantasma, di una lettera anonima, di una scarpa rubata: tessere sparse di un intricato mistero…”.

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