Share |

Gli intoccabili: lo Stato si indebita ma non rinuncia al reddito di cittadinanza

Alla faccia degli osannati navigator chi è riuscito sinora a trovare un lavoro? Continua così a tenere banco un infruttuoso assistenzialismo


29/06/2020

di Artemisia


Sono intoccabili. Il debito pubblico aumenta, il Paese continua ad indebitarsi ma i percettori del reddito di cittadinanza possono stare tranquilli. La “paghetta” da almeno 700 euro al mese continuerà ad arrivare. Allo stesso modo non hanno da temere i navigator. A queste strane figure di facilitatori dell’occupazione, nessuno chiederà conto degli scarsi risultati ottenuti e quindi nessuno toglierà i 1700 euro netti al mese. Il Governo dell’assistenzialismo ha in queste due figure, i suoi migliori campioni. Il premier Giuseppe Conte ha lasciato intendere che l’operazione reddito di cittadinanza, non sarà sospesa. Eppure l’obiettivo per cui era stato istituito è fallito. L’ultima impietosa analisi è del Procuratore generale presso la Corte dei Conti Fausta Di Grazia che ha presentato un bilancio disastroso del provvedimento dopo 14 mesi di vita. A fronte di uno stanziamento di 5,7 miliardi di euro, ne sono stati impegnati 3,8 miliardi, sono state accolte circa 1 milione di domande, in risposta a quasi 2,4 milioni di richieste. Ma dato più eclatante è che soltanto il 2% ha portato ad un rapporto di lavoro tramite i Centri per l’impiego. 
Quindi circa 4 miliardi sono stati sprecati e in un momento in cui il Paese non può permetterselo. Il massimo della contraddizione è che mentre il ministro dell’Economia Giuseppe Gualtieri ha annunciato l’ennesimo scostamento di bilancio da 10-20 miliardi di euro e il Fondo monetario internazionale ha delineato uno scenario drammatico per il futuro del nostro Paese (una contrazione del Pil del 12,8%), da Palazzo Chigi è arrivata la conferma che il provvedimento, fortemente voluto dal M5S, non sarà toccato. Si va avanti, anche se i risultati sono quasi inesistenti. 
E’ la conferma, in modo indiretto, che il governo non lo considera più, ammesso che lo abbia mai fatto, uno strumento di politica attiva del lavoro ma un paracadute assistenziale, alla stregua della cassa integrazione e di altre soluzioni simili di sostegno al reddito. Non a caso il Rdc è utilizzato soprattutto al Sud, dove la crisi post Covid-19 si farà sentire di più in autunno, in contemporanea con le difficoltà industriali legate soprattutto al futuro dell’Ilva. 
Il Rdc diventa così un equilibratore sociale per arginare eventuali tensioni, pronte a esplodere negli strati più poveri della popolazione. Il Programma nazionale di riforma che secondo il governo dovrebbe portare a conclusione la modernizzazione del mercato del lavoro, conferma il reddito di cittadinanza. 
I dati della Corte dei conti dimostra anche il fallimento del ruolo dei tremila navigator, assunti alle dipendenze del ministero del Lavoro. Eppure il Governo ha ribadito l’attuazione del piano straordinario di potenziamento dei centri per l’impiego. Ciò avverrà principalmente attraverso le 11.600 assunzioni nel triennio nei centri per l’impiego e negli interventi di carattere infrastrutturale. Ma i centri per l’impiego finora si sono mostrati inutili a chi cercava un’occupazione. E’ emerso che nella maggior parte dei casi i percettori del reddito di cittadinanza, hanno trovato il lavoro tramite altri canali che non con l’aiuto dei navigator. 
L’unica stretta a questa forma assistenziale è l’ampliamento della distanza entro la quale il percettore del Rdc può ricevere offerte di impiego. Dagli iniziali 100 chilometri si è passati a 250 chilometri. Lo prevede il decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019 che fissa questo parametro dopo un anno. Già c’erano state lamentele per i 100 chilometri, figurarsi ora. 
Ma intanto l’assegno continua ad arrivare e i controlli sugli abusi sono minimi. Questo vale anche per i navigator che continueranno a ricevere lo stipendio a prescindere dal risultato della loro azione. E intanto gli italiani pagano.

(riproduzione riservata)