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Gli scontri etnici, la corruzione e i lasciti del colonialismo visti attraverso gli occhi di un ragazzino sognatore

La penna nobile di Alain Mabanckou ci riporta nella Ponte-Noire di fine anni Settanta - dove ritroviamo i variegati protagonisti di Domani avrò vent’anni - nei tre giorni cruciali della storia del Congo-Brazzaville. Dove tutto non sarebbe più stato come prima


20/04/2020

di Valentina Zirpoli


La penna nobile, a volte leggera e altre volte grottesca, di Alain Mabanckou torna a incantare i lettori italiani - se non andiamo errati per la nona volta e sempre per i tipi della 66THAND2ND - con Le cicogne sono immortali (pagg. 204, euro 16,00, traduzione di Marco Lapenna), seguito ideale di Domani avrò vent’anni. Riportandoci nella sua Pointe-Noire di fine anni Settanta, una città alle prese con i tre giorni cruciali della storia del Congo-Brazzaville. 
Un romanzo quindi politicamente impegnato (certamente il più impegnato di questo autore), forte di un garbato affresco, infarcito anche di una certa dose di umorismo, che si allarga dalla componente familiare ai temi caldi “del colonialismo, della decolonizzazione e dei vicoli ciechi del continente africano, di cui questo Paese ha rappresentato una potente e dolorosa metafora”
E lo fa tirando in ballo gli scontri etnici, la corruzione, i lasciti dell’occupazione straniera visti attraverso gli occhi di un ragazzino sognatore (così viene infatti chiamato dai compagni di scuola, la qual cosa non lo disturba affatto visto che in un bigliettino la sua Louise gli aveva chiesto di farla sognare. Disegnandoci anche due cuori, con una linea che li attraversava). 
Questo ragazzino con la testa fra le nuvole, che ora ha tredici anni, si chiama Michel e lo abbiamo imparato a conoscere appunto, ma più piccolo, nel citato Domani avrò vent’anni. In altre parole il narratore della storia, alias l’alter ego dell’autore, che con voce fresca e ingenua racconta la sua vita quotidiana, condita dalle ragazzate con i compagni di scuola, dalla cotta per una amichetta, dai complicati discorsi degli adulti sulle vicende politiche. Africane e non solo. 
Riflessioni sollecitate dal padre Roger, dalla personalità debordante della madre Pauline e dalle bizzarre gesta dei grandi che lo aiutano a immaginarsi l’uomo che vorrà essere, quando avrà un lavoro, una moglie, due figli, una macchina rossa a cinque posti e un cane bianco. 
Ma per arrivare ai vent’anni ancora ce ne passa. E, oltre tutto, i tempi non sono affatto tranquilli. Così ritroviamo nuovamente la nostra famiglia protagonista de Le cicogne sono immortali, con Michel sempre con la testa fra le nuvole; il padre Roger attaccato ventiquattro ore su ventiquattro alla radio per ascoltare le ultime notizie dal mondo; mamma Pauline, la venditrice di caschi di banane, forte e impavida più che mai, in abbinata a una spassosa carrellata di personaggi. Non mancano poi i cinema Rex e Duo, che trasmettono sempre i soliti film, il quartiere Trois-Cent, quello delle prostitute, e tutti i luoghi cari alla memoria di Mabanckou e dei suoi lettori. 
“I tre giorni in cui si svolge la vicenda sono appunto giornate cruciali: il presidente Marien Ngouabi, capo della rivoluzione socialista congolese, è appena stato assassinato e la gente segue con apprensione l’evolversi degli eventi. Tre giorni che cambieranno la vita del protagonista”. Ed è proprio attraverso le parole piene di ingenuità di Michel che l’autore torna a raccontare il proprio Paese, sviscerandone non solo le tante contraddizioni, ma anche la sua nostalgica bellezza. 
Per la cronaca ricordiamo, riprendendo da quanto già scritto, che Alain Mabanckou è nato a Pointe-Noire (Repubblica del Congo) il 24 febbraio 1966, città dove trascorse l’infanzia e frequentò il liceo Karl Marx, conseguendo la maturità in Lettere e filosofia. Seguendo poi i desideri della madre, che avrebbe voluto per lui una carriera da magistrato o avvocato, iniziò a studiare Diritto all’Università Marien-Ngouabi di Brazzaville. Grazie a una borsa di studio, all’età di 22 anni si trasferì in Francia per completare l’iter universitario. Periodo, fra l’altro, in cui aveva già iniziato a scrivere poesie. 
Laureatosi in Diritto presso l’Université de Paris-Dauphine, lavorò a lungo per la compagnia Suez-Lyonnaise des Eaux. Dopo la pubblicazione del suo primo romanzo, Bleu-Blanc-Rouge (1998), premiato con il Grand Prix Littéraire de l'Afrique noire, dedicò sempre più tempo e risorse alla scrittura, iniziando a pubblicare con regolarità poesie e soprattutto romanzi, quelli che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico (è stato infatti tradotto in una quindicina di Paesi) e apprezzare dalla critica. 
Che altro? Nel 2002 Mabanckou si era messo a insegnare Letteratura francofona presso l’ateneo di Ann Arbor, nel Michigan, per poi diventare nel 2006 visiting professor presso l’Università della California, la Ucla di Los Angeles (città dove tuttora vive), dove l’anno successivo sarebbe diventato docente di ruolo. Senza trascurare che per l’anno 2016 ha anche ottenuto la cattedra di Creazione artistica presso il prestigioso Collège de France. 
Lui che ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti, fra i quali - ma è solo un citare - il Premio Renaudot, il Georges Brassens e il Grand Prix de Littérature Henri Gal conferitogli dall’Académie française. Ferma restando la nomina, nel 2010, a Cavaliere della Legion d’onore per decreto del presidente della Repubblica francese, nonché l’inserimento nel 2013, da parte della rivista francese Jeune Afrique, fra le cinquanta personalità africane più influenti al mondo.

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