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Governo rimandato a settembre sull'occupazione


28/07/2017

di Artemisia


Vincenzo Boccia

Il mese di agosto accompagna gli italiani in vacanza con moderati segnali di ottimismo ma anche con incertezze e contraddizioni. Tendenze incoraggianti vengono dagli ultimi segnali relativi alla crescita del Prodotto Interno Lordo e dalla produzione industriale. Sempre negativi, invece, i dati dell'occupazione, sia quella giovanile, sia quella degli over 50.
La revisione al rialzo delle previsioni di crescita è ormai condivisa da molte istituzioni non solo italiane. Il Fondo Monetario Internazionale, nel mese di giugno, ha alzato dallo 0,8 all’1,3% le stime di crescita del nostro Paese, con un miglioramento assai significativo rispetto alle stime di pochissimi mesi prima. Un dato che dovrebbe riflettersi positivamente in maniera abbastanza generalizzata, dalla produzione ai consumi e, auspicabilmente, avere qualche impatto favorevole sul tema disoccupazione.
La questione del lavoro resta la vera emergenza. E non solo guardando ai giovani, se è vero che nei primi mesi del 2017 i disoccupati con più di 50 anni di età hanno superato in numero assoluto i giovani tra i 15 e i 24 anni. Sia chiaro, in termini percentuali il tasso di disoccupazione giovanile (34%) è più alto rispetto a quello degli over 50, ma il sorpasso in termini assoluti fa certamente riflettere sugli effetti della crisi combinati con l'innalzamento dell'età pensionabile.
Ciò che induce a un minimo di ottimismo è il quadro generale che pare indicare un tono positivo abbastanza generalizzato. Secondo il Centro Studi della Confindustria i dati più recenti sembrano confermare una sorta di svolta su scala globale. Secondo il CSC il PIL globale dovrebbe aumentare del 2,9% quest'anno e del 3% nel 2018. Conseguentemente, anche le stime sul commercio globale sono migliori rispetto a qualche tempo fa: +3,9% nel 2017 e +3,3% l'anno prossimo. Una buona notizia, in generale, ma che dovrebbe rivelarsi interessante soprattutto per realtà come l'Italia che possono contare su una importante industria manifatturiera e su una sempre crescente vocazione all'esportazione di molti prodotti e in molti settori.
Condividendo la valutazione di una crescita all'1,3% quest'anno e dell'1,1 nel 2018, Confindustria fa notare come il differenziale di crescita con i Paesi dell'Eurozona dovrebbe significativamente ridursi dall’1,4 del 2015 allo 0,7% del biennio 2017-2018. Un risultato importante, anche se resta una differenza inaccettabile, con molto lavoro da fare.
Intanto sembrano non negativi i dati della nostra produzione industriale. C'è stato - è vero - un calo dello 0,4% in aprile rispetto a marzo, ma prontamente a maggio si è registrata una crescita sul mese precedente dello 0,5%. Molti spiegano la battuta di arresto di aprile con una forte e anomala concentrazione di festività e in ogni caso il CSC prevede per il secondo trimestre di quest'anno un risultato complessivamente positivo.
Insomma, pur se il quadro complessivo con il quale gli italiani vanno in vacanza ha ancora molti problemi e sconta gli effetti consolidati della lunga crisi degli ultimi anni, qualche segnale positivo comincia ad esserci. Peraltro la crescita economica ancorché modesta combinata con le attuali previsioni di inflazione dovrebbe aiutare anche sul versante del rapporto fra il debito e il PIL. Questo, come è ovvio, a condizione di non avere misure eccessivamente elettoralistiche nei prossimi mesi. Ma questo, appunto, è un tema per quando le vacanze saranno finite.

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