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Grazie di Curtatone in quel di Mantova: fede e spiritualità tra acque e fior di loto


28/05/2019

di Valentina Zirpoli


A sette chilometri da Mantova, affacciato sul Parco del Mincio, sorge un antico borgo costruito intorno al suo santuario. E’ Grazie, una frazione di Curtatone, villaggio di pescatori. 
La parte più antica dell'aggregato storico è costituita da edifici a schiera presenti in via Madonna delle neve, nei quali si riconosce ancora oggi la "cellula originaria" che ha dato luogo, nel tempo, alle varie tipologie edilizie. Nelle piccole casette presenti sul lato destro della Piazza si possono individuare le trasformazioni tipologiche avute nel corso degli anni e il fatto che tutte le abitazioni sono state ricavate con la chiusura dei portici prospicienti la Piazza e che s’alternavano alle botteghe e ai ricoveri per i pellegrini.

Il Santuario della Madonna delle Grazie 

Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie è una chiesa di stile gotico lombardo, dedicata alla Beata Vergine Maria. Edificata su un ampio piazzale, la Basilica sovrasta e s'affaccia sulle acque palustri del Mincio creando un'atmosfera suggestiva per le numerose delegazioni di turisti e fedeli devoti alla Madonna.
Le origini della chiesa sono da connotare al 1200. Nella località allora chiamata Prato Lamberto, su di un piccolo promontorio emergente da un dedalo di flora e canne lacustri, sorgeva un altarino con l'immagine della Madonna col Bambino a cui i pescatori del lago e i contadini erano particolarmente devoti. Dal piccolo altare, nel corso degli anni, venne edificato un sacello con una cappella votiva per proteggere l'immagine sacra dalle intemperie. Col crescere della struttura architettonica, crebbe anche l'interesse per questa immagine miracolosa, diffondendo la sua fama per tutto il territorio limitrofo. Verso la fine del XIV secolo, per grazia ricevuta, Francesco Gonzaga fece erigere un tempio alla Madonna che aveva fatto cessare l'epidemia di peste, che aveva colpito i mantovani. I lavori furono affidati all'architetto Bartolino da Novara, che negli stessi anni progettò a Mantova il Castello di San Giorgio e quello Estense di Ferrara, la costruzione costò ben 30.000 scudi d'oro e, a Ferragosto del 1398, la cappella venne consacrata al cospetto del suo committente e dei vescovi di Mantova e Cremona. 
Dalla costruzione della basilica i pellegrinaggi verso questo luogo, che assumeva via via popolarità, si intensificarono e assieme alla povera gente dei paesi attorno, nobili, e persino l'imperatore Carlo V d'Asburgo, il papa Pio II e, più tardi, l'imperatore d'Austria Giuseppe II d'Asburgo-Lorena visitarono l'immagine sacra. Iniziarono così tutta una serie di donazioni che apportarono anche alla struttura architettonica originaria delle modificazioni. Alcune importanti famiglie mantovane fecero costruire cappelle private per la preghiera annesse al convento o all'interno della chiesa per seppellirci i propri avi. Persino Giulio Romano, su commissione, lavorò nella chiesa delle Grazie. 
Dal 1412 fino alla fine del secolo vennero edificati il convento, la scuola, l'oratorio, la biblioteca, fino a quando nel 1521 sorse attorno al piazzale un portico di 52 arcate per il riparo dei mercanti dato che l'11 agosto 1425 il marchese Federico Gonzaga aveva fatto spostare la “fiera di Porto” iniziando la tradizione della fiera di ferragosto alle Grazie. Le costruzioni, grazie alle donazioni e ai lasciti, portarono la Basilica a un grande complesso con svariati annessi, nel 1642 venne aggiunta nel piazzale una nuova ala di portici ed edificata la sagrestia con un altare. In ultimo, l'ambizioso progetto del 1700 per l'ulteriore espansione del complesso su richiesta della duchessa Anna Isabella Gonzaga di Guastalla, prevedeva l'edificazione di 15 cappelle sulla strada per Mantova, ma non venne mai terminato. Nel 1782 il convento fu chiuso e convertito a ospedale. Iniziò così il declino della Basilica, l'invasione napoleonica privò la collezione di ex voto di buona parte dei suoi tesori e il materiale contenuto nella ricca biblioteca venne disperso o distrutto. Nel 1812, infine, venne smantellato buona parte del complesso architettonico. 
Durante la Prima guerra d'Indipendenza contro l'Austria del 1848, qui fecero campo le truppe del Granducato di Toscana prima di recarsi alla famosa Battaglia di Curtatone e Montanara.


Alla struttura originaria gotico lombarda, ancora conservata, sono state aggiunte nel corso del tempo varie appendici architettoniche di stili diversi. Negli anni, alcune di esse sono state distrutte, spesso a seguito di invasioni. Dei quattro 4 chiostri, delle cappelle e degli edifici del complesso originario oggi, infatti, sono rimasti solo il chiostro della Porta e l'ala est. 
Il porticato, disposto perpendicolarmente alla facciata della chiesa, è ornato di decorazioni in cotto, lunette affrescate verso la fine del Cinquecento che riportano scene della storia della città e hanno tutti in comune l'immagine della Madonna o suoi eventi miracolosi, e tredici arcate a tutto sesto, sostenute da colonne. La facciata è completata in alto da tre pinnacoli; il portale rinascimentale in marmo rosso reca, sull'architrave, la scritta Sacrum Celesti Reginae Dicatum
L'interno è in stile gotico a unica navata e il soffitto è a volta a crociera decorato con affreschi floreali. Appena entrati si rimane colpiti dalla ricchezza delle pareti e da un coccodrillo impagliato che penzola dal soffitto, collocato nel Santuario nel XV o nel XVI secolo. La fascia mediana delle pareti della navata è foderata in tutta lunghezza da un'impalcata lignea; prima della sua installazione le pareti della chiesa dovevano essere spoglie e disadorne, come è stato rilevato effettuando degli studi dietro all'impalcata. Ricavate nell'impalcata, ottanta nicchie disposte su due file parallele, ospitavano altrettante statue di grandi dimensioni, simili a manichini, rappresentanti episodi di pericolo scampato per intercessione mariana. Oggi le statue rimaste sono solo circa una quarantina. Sull'impalcata non c'è parete, colonna, angolo disadorno, decorazioni composte da filari di modellini anatomici in cera occupano infatti il resto delle pareti non occupato dalle statue, disegnando motivi serpentiformi che avvingono le colonne o che seguono gli archi delle nicchie. Si tratta anche in questo caso di ex voto, di modelli rappresentanti cuori, mani, occhi, seni, bubboni pestiferi, che concorrono a offrire allo spettatore un puzzle unico nel suo genere. La ricchezza della chiesa non si esaurisce con l'opulenza delle sue decorazioni parietali ma comprende le prestigiose cappelle ai lati dell'unica grande navata: la prima cappella a destra, entrando dal grande portone di legno scuro, è quella di San Bonaventura con il mausoleo dedicato a Baldassarre Castiglione e alla moglie Ippolita Torelli, progettato da Giulio Romano, e il mausoleo del figlio Camillo Castiglione. 
Opera di Giulio Romano e della sua scuola è anche la tela, conservata sempre in questa cappella, raffigurante la Madonna in trono con Bambino e i santi Bonaventura e Francesco d'Assisi. Proseguendo lungo la parete di destra si incontra la cappella della famiglia Bertazzolo con l'opera di Lorenzo Costa Il martirio di S. Lorenzo e la cappella Aliprandi che conserva l'icona lignea composta da una statua di Madonna con Bambino e da pannelli rappresentanti Dio Padre e le sante Elisabetta, Caterina, Anna e Apollonia, opere dell'intagliatore Giovanni Battista Viani e di suo fratello, il pittore Antonio Maria Viani. Superato l'accesso alla sagrestia, si trova la quarta e ultima cappella della parete destra prima dell'abside, quella dedicata all'immagine della Madonna col Bambino. La cappella Mater Gratiae conserva, oltre all'immagine sacra, le spoglie di Carlo II di Gonzaga-Nevers e della moglie e quadretti votivi di epoca più o meno recente. Sul lato sinistro, nella cappella degli Zimbramonti, di notevole importanza è la pala di San Sebastiano realizzata da Francesco Bonsignori. Quest'opera, un pregevole e raffinato olio su tavola, è stato recentemente ricollocato nel santuario dopo l'esposizione in Palazzo Te in occasione della mostra evento del 2006 “Andrea Mantegna a Mantova 1460-1506”. Gli affreschi delle pareti laterali della cappella sono invece opera di un discepolo di Giulio Romano, Rinaldo Mantovano. Il santuario fu luogo di sepoltura di molti membri della famiglia Gonzaga.



La Fiera delle Grazie  

L'11 agosto 1425 Gian Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, dichiarò il piazzale antecedente la chiesa luogo di "libero mercato di merci". Da allora, ogni Ferragosto, viene allestita "La Fiera delle Grazie", un connubio tra sacro e profano, che costituisce un enorme laboratorio artistico all'aperto e un forte richiamo tradizionale per i mantovani. 
Proprio durante la grande festa del 14 e 15 si svolge l'annuale Incontro Nazionale dei Madonnari che raccoglie decine di artisti da tutto il mondo. I madonnari, pittori che dipingono con gessetti colorati sull'asfalto, creano grandi riproduzioni di quadri famosi d'arte sacra o immagini di propria fantasia dedicate alla Madonna o di stampo profano. 
Il concorso prende il via la notte del 14 agosto. Il vescovo benedice i gessetti che gli artisti useranno e il loro lavoro continua imperterrito fino al pomeriggio di Ferragosto. Le opere lasciate poi in balia degli eventi atmosferici, sono destinate a sciogliersi al primo acquazzone, rimanendo fedeli, nella loro stesura iniziale, solo negli scatti fotografici delle centomila, duecentomila persone che ogni anno la piccola frazione ospita. 
Ancora oggi è frequente l'usanza di raggiungere a piedi il sagrato delle Grazie, proprio nei giorni di Ferragosto, come voto alla Madonna o dopo aver ricevuto una grazia. La “Fiera delle Grazie” però è anche bancarelle, giostre, spettacolo pirotecnico e il tipico appuntamento col cotechino (cibo tipico della fiera nonostante il caldo d'agosto), è quindi su tutti i fronti un incontro genuino tra fedeli, curiosi, devoti, tradizione e entusiasmo popolare, un po' come la basilica che la ospita.



Museo dei Madonnari

Per conservare e trasmettere l’arte del disegno e del dipinto alla “maniera dei Madonnari” a Grazie di Curtatone sorge il Museo dei Madonnari. 
Il Museo conserva ed espone un consistente numero di opere di Maestri Madonnari: capolavori unici e creazioni del tutto originali si mescolano a riproduzioni su pannelli e cartoncini di opere eseguite precedentemente sulle piazze. L’allestimento si snoda in un percorso tematico esemplificativo dell’evoluzione artistica di quest’arte effimera: si passa dai lavori dei primi Madonnari, custodi degli antichi e semplici stili delle arti di strada, alle sperimentazioni contemporanee incentrate sull’abilità tecnica dell’artista. 
Si possono così ammirare opere di pionieri Maestri del gessetto – quali Vittorio Caringella, Francesco Morgese o Francesco Prisciandaro – che da autodidatti dipingevano con gessi, polveri, carboncini e terre e con una certa rapidità d’esecuzione forme semplici ed incisive, assieme ai lavori freschi e naif di Straccetto-Toto De Angelis, ma anche dipinti che offrono l’illusione della tridimensionalità – come quelli di Kurt Wenner, che ha fatto dell’abilità tecnica il proprio tratto distintivo – oppure opere, come quella di Andrea Bottoli, basate sul fenomeno ottico dell’anamorfismo, per cui l’immagine che a prima vista appare distorta diventa riconoscibile se osservata attraverso uno specchio curvo. 
Un’ulteriore particolarità del Museo è costituita da una serie originale di formelle diterra battuta – amalgamata con paglia su di un supporto di rete metallica, seccata al sole, trattata con albume e successivamente dipinta – sulla falsariga dei materiali disponibili agli albori della pittura madonnara, quando gli strumenti e le sostanze moderne ancora non esistevano. Da questa sperimentazione nascono composizioni inedite di rara bellezza, in cui le screpolature naturali della terra, più o meno accentuate, esaltano il disegno ed i colori utilizzati.


Il Parco Regionale del Mincio

L'antico borgo di Grazie è affacciato sulla riva destra del Mincio ed è situato proprio nel punto dove il fiume si allarga diventando Lago Superiore, nel territorio del Parco regionale del Mincio. 
Il Parco del Mincio è un'area protetta dalla Regione Lombardia nel 1984, che si estende in provincia di Mantova lungo il fiume Mincio nel territorio di 13 comuni. 
Le Valli del Mincio sono un complesso naturalistico di enorme importanza dal punto di vista ambientale, di grande originalità e di una certa rarità per il complesso delle caratteristiche che racchiudono in sé. Si tratta di una delle più vaste ed importanti zone umide dell'Italia settentrionale, dove le acque permangono ad esigua profondità per un periodo di tempo sufficientemente lungo da consentire la formazione di sedimenti, la crescita di molte comunità vegetali igrofile, nonché la presenza di numerose popolazioni animali ad esse associate. 
Le Valli sono visitabili attraverso servizi di navigazione associati a visite guidate.


Fonti: 
www.comune.curtatone.mn.it

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