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Guai in vista per Cotton Malone nel giorno del giuramento del nuovo presidente a stelle e strisce

Undicesimo appuntamento con Steve Berry e il suo ex agente del Dipartimento di Giustizia americano. Caldamente consigliati anche Fiona Barton, Tony Parsons e Patrizia Durante


26/09/2016

di Mauro Castelli


«I suoi romanzi non si leggono, si vivono» ha scritto di lui James Rollins. Una specie di marchio di fabbrica per un autore, Steve Berry, che ha già venduto diciassette milioni di copie (è stato infatti tradotto in 40 lingue e 51 Paesi) grazie alla serie imbastita sulle avventure, originali quanto credibili, di Cotton Malone, alias Harold Earl Malone, un ex agente operativo del Dipartimento americano di Giustizia che, nonostante abbia deciso di lasciarsi il passato alle spalle, viene ugualmente coinvolto in alcuni casi scottanti da quello che era stato il suo responsabile operativo. Lui che ora gestisce una libreria antiquaria a Copenaghen, è divorziato e ha un figlio che non manca di finire nei guai proprio per colpa sua.
A tenere la scena, ancora una volta, è il sottofondo della politica a stelle e strisce, che nel tempo si è nutrita di quattro presidenti assassinati. Un sanguinoso passato che potrebbe avere un seguito ne Il giorno del giuramento (Nord, pagg. 456, in offerta speciale a 13 euro e 90 sino al prossimo 30 novembre e poi il prezzo tornerà a 18,60, traduzione di Alessandro Storti), un lavoro che si sviluppa su due piani temporali. Nel prologo troviamo infatti l’allora presidente Ronald Reagan a Roma (anno di grazia 1982) varcare la soglia degli appartamenti privati del papa. Al suo arrivo Giovanni Paolo II fa uscire tutti i presenti, comprese le guardie del corpo. Lasciare soli il pontefice e il presidente degli Stati Uniti è una grave infrazione del protocollo e un rischio per la sicurezza. Ma nessuno deve venire a conoscenza del loro segreto…
A seguire la vicenda approda nella Washington dei giorni nostri, dove il comandante in capo Danny Daniels, al termine dei suoi due mandati, si avvia a lasciare la Casa Bianca. Con il suo successore deciso ad apportare grandi cambiamenti, a cominciare dallo scioglimento della Sezione Magellano, considerata un’inutile voce di costo. Stephanie Nelle sarà quindi costretta a dare le dimissioni, abbandonando il suo unico agente ancora attivo: Cotton Malone…
Ma cosa succederebbe se il nuovo presidente degli Stati Uniti e il suo vice venissero assassinati prima ancora di aver prestato giuramento? Malone spera di non doverlo scoprire mai. E ha solo quarantotto ore di tempo per sventare i piani di un uomo che, da anni, si nasconde nella gelida Siberia e attende nell’ombra l’occasione giusta per vendicarsi… Con diversi interrogativi a rincorrersi. Chi sta guidando la mano del possibile assassino? E chi ha fatto del ricatto e dell'inganno una ragione di vita? Chi sono coloro che vogliono rovesciare l'ordine mondiale?
Che dire: un thriller ancora una volta ben orchestrato, ricco di colpi di scena oltre che di piacevole lettura, pronto a nutrirsi di personaggi e ambientazioni che lasciano il segno. Senza trascurare gli approfondimenti storici che, seppure impregnati di fantasia, non mancheranno di far riflettere il lettore.
Per la cronaca, Steve Berry, classe 1955, dopo aver esercitato per oltre vent’anni la professione di avvocato nella contea di Camden, in Georgia - forte di una laurea conseguita presso la Walter F. George School of Law (Mercer University) -, ha deciso di dedicarsi quasi a tempo pieno alla scrittura. Nel senso che ormai da anni risulta impegnato, oltre a inventarsi nuove storie e a insegnare tecniche di scrittura in giro per il mondo, a… giocare a golf e a spassarsela con la moglie Elizabeth.
Come nel caso della crociera organizzata sul Danubio con un gruppo di ammiratori. Una esperienza certamente particolare. «Non sapevamo bene che cosa aspettarci da otto giorni di confinamento su una barchetta carica di perfetti sconosciuti. Metterebbe in agitazione chiunque. E invece è stata una esperienza meravigliosa, dalla quale abbiamo guadagnato venti nuovi amici, per alcuni dei quali ho dirottato il loro nome ne Il giorno del giuramento». Ma c’è dell’altro: «Durante le varie soste, tutti noi seguivano Elizabeth, che reggeva una paletta arancione. Così decidemmo di battezzarla Mamma Anatra. E noi, ovviamente, eravamo gli anatroccoli. Ecco perché questo libro è per le Anatre, delle quali io ed Elizabeth siamo fieri di far parte». Insomma, anche i grandi personaggi strada facendo possono tornare bambini…
Che altro? La prima apparizione di Berry sugli scaffali (dopo essere stato rifiutato per ben 85 volte, nell’arco di dodici anni, da cinque diversi editori) risale al 2003 con lo storico thriller The Amber Room (La stanza segreta dello zar nella versione italiana edita da Tre60), bissato nel 2004 da La profezia dei Romanov e seguito nel 2005 da Il terzo segreto, entrambi pubblicati dalla Nord, che da lì in poi sarebbe diventata il suo editore di riferimento in salsa tricolore. L’ultima cospirazione risale invece al 2006 ed è il thriller nel quale ha fatto la sua prima comparsa il riuscito personaggio di Cotton Malone, che avrebbe ben presto scalato le classifiche dei bestseller stilate dal New York Times, da USA Today, da Publishers Weekly e da BookSense.
Ricordiamo infine che Berry ha pubblicato anche quattro storie brevi in formato e-Book che narrano le vicende - alla stregua di prequel - dei personaggi secondari della sua serie “malonesca”, ovvero L'esercito fantasma, Il sigillo dei traditori, Il sepolcro segreto e Le chiavi del potere. E questo è quanto.

Da un autore consolidato a una esordiente col botto, la giornalista inglese Fiona Barton (si è occupata di cronaca per il Daily Mail, il Telegraph e il Mail on Sunday prima di trasferirsi, assieme al marito, da Londra nel Sud della Francia, dove attualmente vive), che con La vedova (Einaudi, pagg. 372, euro 18,50, traduzione di Carla Palmieri) si è guadagnata le luci della ribalta alla bella età di 59 anni. Un libro tradotto o in corso di traduzione in 32 Paesi (appena sbarcato negli States si è guadagnato un posto d’onore nella lista dei migliori libri del New York Times) e i cui diritti sono già stati acquisiti per trarne una serie per il piccolo schermo. Insomma, un caso editoriale alla stregua di quanto successo a Paula Hawkins per La ragazza del treno, anche se l’interessata minimizza parlando soltanto di «tanta fortuna». In realtà una fortuna meritata, abbinata alla consumata abilità - che davvero sorprende in una esordiente - di far montare la tensione all’insegna di un canovaccio che graffia e intriga (Marito devoto o killer spietato? La vedova, lei sì, deve saperlo). Un thriller psicologico peraltro nato dal caso, come ha avuto modo di raccontare lei stessa: «Successe che partecipassi, spinta da un’amica, a un concorso letterario per un racconto. Lo scrissi mentre mi trovavo in Sri Lanka per fare volontariato con mio marito, dopo che avevamo lasciato il lavoro. Insomma, partecipai e finii fra i cinque finalisti. A quel punto bisognava allungare il brodo e ricavarne un romanzo. E lo feci mentre mi trovavo in Birmania per organizzare una scuola di giornalismo. Ma non vinsi e il lavoro finì in un cassetto. Ma non mi arresi, cercai un agente ed ebbi la fortuna di imbattermi in Madeleine Milburn, che lo propose a diverse case editrici: in due si dissero interessate e da lì sarebbe partito un inaspettato effetto domino», con il libro venduto a diversi editori prima ancora che arrivasse per la prima volta sugli scaffali inglesi. Ma di cosa parla questo lavoro? Di un uomo sbattuto in Tv e sulle prime pagine dei giornali, accusato di un crimine raccapricciante. E quando morirà investito da un autobus la verità finirà sepolta con lui. Ma facciamo un passo indietro: che fine ha fatto Bella, la bambina scomparsa mentre giocava nel giardino di casa? Nel mirino degli inquirenti finisce Glen Taylor, un ex bancario diventato autista con il vizietto della pedopornografia online. Ovvero il marito di Jean, “la vedova”. La quale racconta in prima persona della vicenda e del tormento di vivere accanto a un uomo che, benché rilasciato per insufficienza di prove, viene da tutti ritenuto un mostro. A fianco di Jean, la Barton fa muovere e parlare altri quattro protagonisti (la giornalista, l’ispettore, la madre e il… marito), portatori di altrettanti punti di vista. E lo fa per regalare spessore a un canovaccio imbastito su bugie, misteri e manipolazioni che ben si amalgamano con una sin troppo sfuggente verità.

Voltiamo libro, proponendo un altro autore inglese da copertina: Tony Parsons, benedetto da uno che se ne intende come Jeffery Deaver («Ci troviamo di fronte a un grande scrittore»), il quale - dopo essersi guadagnato gli altari con L’insonne, un thriller tradotto in una decina di Paesi - torna ora nelle nostre librerie, sempre per i tipi della Piemme, con Un passo nel buio (pagg. 320, euro 18,50, traduzione di Elena Cantoni), secondo appuntamento con l’ex pugile ed agente segreto Max Wolfe che, dopo aver lasciato l’incarico, è stato assegnato alla squadra Omicidi della capitale inglese. Un detective vitale quanto ben tratteggiato che ha fatto breccia sia fra i lettori che fra i critici. E che anche in questa sua seconda indagine, peraltro raccontata da Parsons con l’abilità narrativa del fuoriclasse, sa muoversi con grande accortezza. A fronte di una storia, cruda quanto basta, imbastita sull’ombra di un serial killer del passato che si allunga sul presente e che risulta segnata «da un caso agghiacciante in cui il bene e il male si intrecciano». Già, Max Wolfe, un uomo che, dopo la scomparsa della moglie, cerca di proteggere come può la figlia ancora piccola dalle carognate della vita; che soffre di insonnia cronica e che dipende dalla caffeina; che si trova a dover gestire una girandola di fatti e di emozioni, mettendo in tal modo a dura prova la sua sensibilità. Lui che, nella sua Londra, adora godersi le prime luci dell’alba interrogandosi su quello che gli potrà riservare il futuro, ma anche riflettendo sul suo passato e sul suo presente. Un presente che lo vede angustiato dal poco tempo a disposizione per salvare la vita di un bambino rapito dopo che i genitori e i due fratelli sono stati assassinati (una brutta storia successa la notte di Capodanno in un esclusivo complesso residenziale). E lo dovrà fare prima che la prossima famiglia distrutta dal serial killer possa essere la sua. Senza peraltro avere troppe carte da giocare, se non una semplice intuizione sull’arma usata per la strage, che rintraccerà nel Black Museum di Scotland Yard, un archivio unico al mondo dei delitti più efferati compiuti negli ultimi cento anni. Qui sono infatti conservati, fra gli altri, i cimeli di Peter Hawkins, detto il Macellaio, in quanto per uccidere utilizzava l’arma che un tempo si usava per stordire il bestiame prima di macellarlo. Ma quel feroce assassino ha già da tempo pagato i suoi debiti con la giustizia e si propone oggi alla stregua di un innocuo vecchietto. Che si tratti allora di un emulatore? Hawkins, si diceva, un personaggio per certi versi legato, narrativamente parlando, a Buster Edwards, uno dei partecipanti alla Grande rapina sul treno Glasgow-Londra dell’8 agosto 1963, una rapina che gli aveva fruttato centocinquantamila sterline. «Ma quando i soldi finirono tornò dal Messico dove si era rifugiato, si beccò 15 anni di galera, ne scontò nove e poi aprì un banco di fiori alla stazione di Waterloo, dove spesso lo incrociavo mentre andavo al lavoro. Sì, ho ripensato a lui mentre scrivevo la storia del Macellaio, perché la vita e la morte di Buster - che finì suicida come il mio personaggio fittizio - sono la prova che alcuni reati non vengono mai dimenticati, anche se il responsabile ha pagato il suo debito. Ed è questa la lezione che ho appreso da Buster Edwards, rapinatore di treni e fiorista che gli occhi di un ragazzo consideravano una specie di eroe». Ed è tutto, anzi no. Vale infatti la pena di ricordare che Parsons ha da poco dato alle stampe in Inghilterra il terzo volume della serie dedicata a Max Wolfe, The Hanging Club, un thriller che quasi certamente Piemme proporrà al pubblico italiano il prossimo anno.

L’ultimo suggerimento per gli acquisti lo dedichiamo a Patrizia Durante, unica donna fra i soci fondatori di TorinoNoir, autrice di un romanzo - Mani impure (pagg. 312, euro 9,90) - che si colloca come l’undicesimo appuntamento con il giallo e il nero delle Vespe, una collana della dinamica casa torinese Golem volta a consentire ai lettori di accedere a lavori di qualità offerti a un buon prezzo. Una editrice voluta nel 2011 da Giancarlo Caselli «per dare spazio e forma alle idee» e che ha preso corpo «un po’ per caso e un po’ per necessità, fermo restando che sarebbe stato il grande amore per i libri a fare il resto». Uno dei punti di forza di questo piccolo editore è rappresentato dalla libertà di scelta, dalla velocità decisionale, oltre che dalla condivisione delle idee e dei progetti fra tutti i componenti dello staff. E se il mercato non sta attraversando un periodo certo felice, «noi cerchiamo di muoverci al meglio in tutta la filiera, dalla scelta dei contenuti alla promozione del libro. In altre parole dobbiamo credere nelle idee che il prodotto esprime, altrimenti è tempo perso». Come nel caso di Patrizia Durante, un’autrice che si muove nel mondo della narrativa all’insegna della curiosità, la qual cosa la porta a sperimentare a destra e a manca. Lei che è nata e vive a Torino, anche se non manca di tradirla ogni tanto in cerca di nuove realtà. «Tuttavia questa città fantastica, uscita dal suo grigiore per aprirsi al mondo, non potrei mai lasciarla per davvero»; lei che si propone anche come giornalista, oltre che tifosa del Torino calcio; lei che con Angelo Caroli ha pubblicato nel 2007 la raccolta di poesie Questione di cuore, un lavoro seguito a ruota dal giallo Baci del diavolo e, nel 2008, dal libro di cronaca Fantasma di donna e dalla raccolta Delitto alla Fiera del Libro con i giallisti Angelo Caroli, Mario Barbero, Pier Massimo Prosio e Claudio Cerasuolo. Infine annotiamo la pubblicazione di un secondo libro di cronaca, Statuto la memoria perduta - 13 febbraio 1983, scritto a quattro mani con Gabriele Galvagno. E ora eccola di nuovo in libreria con Mani impure, un titolo che richiama, appunto, il potere delle mani per accarezzare, amare e proteggere, ma anche imbracciare armi e concludere sporchi affari, inquinare e distruggere. Mani che possono rubare l’innocenza, che possono punire all’insegna di una lucida follia. Insomma, un giallo che intriga ed emoziona, che parte dalle nebbie piemontesi e i segreti della Cavallerizza di Torino sino ad arrivare alla foresta amazzonica. Attraversando i colori e i profumi di lavanda della Provenza. Giocando a rimpiattino fra narcotrafficanti, servizi segreti, pedofilia e sete di vendetta. A tenere la scena è il commissario Rebecca Messori, una donna intuitiva e determinata, oltre che fascinosa, che dà la caccia a uno spietato quanto meticoloso serial killer che non si tira mai indietro nel suo lavoro, salvo provare qualche rimescolamento di coscienza quando si trova a dover ammazzare un dottore (in effetti sui professionisti con i quali avevano avuto a che fare la moglie e la figlia - entrambe finite male - non c’era stato nulla da dire…). Di fatto per Rebecca sarà una lotta contro il tempo per arrivare alla verità, una lotta che si svilupperà all’insegna di colpi di scena e inaspettate variazioni esistenziali. Che dire: un libro che si nutre di un canovaccio credibile, oltre che di una scrittura che coinvolge all’insegna della semplicità. Sia pure con qualche piccola quanto accettabile ingenuità al seguito. Da evitare nel prossimo romanzo, che comunque attendiamo con curiosità.

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