Share |

Guerra e Pace… fiscale

Al nastri di partenza la manovra che dovrebbe risolvere i contenziosi tra Stato e contribuenti, in un turbinio di accordi e crediti da recuperare


08/10/2018

di Damiano Pignalosa


“Tutte le idee che hanno enormi conseguenze sono sempre idee semplici.” Questo è quello che affermava Lev Tolstoj in “Guerra e Pace” e che, forse, devono aver pensato i membri del nostro governo quando hanno dato vita al decreto che porta in pancia la pace fiscale o condono che dir si voglia. Un provvedimento che conterrà tutti i meccanismi per eliminare i conflitti dei contribuenti con l’erario, dalla rottamazione ter alla chiusura agevolata delle liti pendenti, fino alla vera e propria sanatoria per i redditi non dichiarati negli ultimi 5 anni, ribattezzata "flat tax-dichiarazione integrativa".
Nella bozza di decreto in arrivo sono previste innanzitutto due vie per chiudere i conti con il fisco. Ci saranno sia la rottamazione ter delle cartelle diluita in 5 anni, sia la “pace fiscale” per mettere una pietra sopra alle controversie pendenti col fisco. In pratica, sarà permesso chiudere le controversie fiscali di ogni grado e giudizio. Per risolvere la partita, si dovrà pagare un importo pari al valore della controversia senza sanzioni o interessi e potrà usufruirne anche chi ha aderito alla precedente rottamazione, ma deve aver pagato già la rata di novembre. Sarà l’Agenzia della Riscossione a calcolare i debiti pendenti e il contribuente dovrà comunicare di voler aderire entro il 30 aprile 2019. Primo versamento previsto per il 31 luglio 2019 e si potrà versare anche tutto in un’unica soluzione. Chi sceglie la rateizzazione, dovrà pagare per 5 anni, a luglio e novembre, con interessi dello 0,3% annuo. Se invece l’Agenzia delle Entrate ha perso in primo o secondo grado, si dovrà versare un importo pari alla metà o a un terzo della contestazione. L’incasso stimato è di 11 miliardi da spalmare nel quinquennio e dovrebbe dare, almeno secondo gli esponenti del governo, maggiore ossigeno alle manovre di crescita da mettere in atto durante la legislatura.
Sembra invece più indietro nello sviluppo la flat tax-dichiarazione integrativa che però inizia a prendere forma e a evidenziare tutti i suoi cavalli di battaglia: permetterà a imprese e contribuenti di integrare i versamenti di imposte per le annualità ancora soggette ad accertamento (dal 2013 al 2017) con il pagamento di un’imposta sostitutiva (di Irpef, addizionali comunali e regionali Ires e Irap) del 15 o 20%, fermandosi ad un tetto massimo di 500mila euro per contribuente e dovrebbe portare, secondo la Cgia di Mestre,  un maggior gettito stimato a 2,6 miliardi di euro. Dunque, chi non ha dichiarato redditi o lo ha fatto in modo non corretto negli ultimi cinque anni (dal 2013 al 2017) potrà ravvedersi, presentando una dichiarazione integrativa. A differenza di quello che dovrebbe pagare in questi casi, l’imposta ordinaria sui redditi denunciati, pagherà circa il 15-20%, esattamente l’aliquota della flat tax per le partite Iva. L’operazione riguarderà tutte le imposte e, si sostiene, anche i contributi.
Giorno dopo giorno arrivano sempre più dettagli sulle azioni che il governo è intenzionato ad effettuare. Mettendo da parte almeno per un momento la guerra vera e propria che si sta scatenando tra i media e gli esponenti giallo-verdi, è evidente come i provvedimenti fungano da tampone a pendenze passate e non diano un vero e proprio slancio alla crescita del Paese che rischia di stagnare pericolosamente con lo spettro deficit sulle spalle. Nonostante ciò, erano anni che non si vedeva un consenso così ampio da parte dell’elettorato che ora si aspetta, ed esige, delle risposte da realizzare nella vita reale e non su qualche bacheca social. Riflettori puntati e copioni in tasca, visto che ormai si gioca a carte scoperte se di bluff si tratta sarà sotto gli occhi di tutti, se invece così non fosse ci aspetta una partita a dir poco memorabile.

(riproduzione riservata)