Share |

Guerra e amori, sentimenti feriti e un’impresa avventata nella Cornovaglia del 1812-1813

Nel nono episodio della saga di Ross Poldark l’inglese Winston Graham regala nuove emozioni ridando energia al racconto


23/11/2020

di CATONE ASSORI


La saga imbastita sul capitano Ross Poldark, ribelle e gentiluomo, scritta da quel geniaccio di Winston Graham e ambientata in Cornovaglia fra il 1783 e il 1820, è giunta al suo nono appuntamento (di dodici) con le librerie italiane. Sonzogno ha infatti dato alle stampe La danza del mulino (pagg. 462, euro 18,00, traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni), un episodio temporalmente collocato nel biennio 1812-1813. Una saga classica che ha beneficiato di una quarantina di edizioni internazionali a fronte di milioni di copie vendute, oltre a essere stata travasata sul piccolo schermo - peraltro con grande successo - dalla Bbc. la prima volta nel 1975 e la seconda nel 2015. 
Per la cronaca - riprendiamo da appunti già scritti - Winston Graham (la raffinata e intrigante penna che ha firmato anche il famoso thriller Marnie, portato sul grande schermo nel 1964 da Alfred Hitchcock) era nato a Manchester il 30 giugno 1908 (figlio di un importatore di tè), per poi morire a Londra il 10 luglio 2003 dopo aver vissuto a lungo in Cornovaglia. E proprio nei luoghi dove si era trasferito quando aveva diciassette anni avrebbe ambientato la sua storica sequenza narrativa. 
Lui che da giovane, in seguito alla morte prematura del padre a causa di un ictus, aveva incontrato non poche difficoltà finanziarie, superate lavorando in campo editoriale, oltre che pubblicando racconti sul Windsor Magazine, un mensile di narrativa. E proprio la narrativa, strada facendo, lo avrebbe fatto diventare ricco e gli avrebbe spalancato le porte della presidenza dell’associazione Society of Authors d’Inghilterra e di quelle di membro della Royal Society of Literature. Oltre a essere insignito nel 1983 del titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico. 
Infine un accenno alle sue birichinate amorose, che lo avevano visto nel 1926 incontrare una ragazzina di 13 anni, di nome Jean Williamson, della quale si era perdutamente innamorato e che aveva poi sposato nel 1939. E sarebbe stata proprio lei a ispirarlo nel dare voce all’intrigante personaggio di Demelza, un’altra ben tratteggiata protagonista della saga. 
Saga che non ha perso lo smalto dei tempi andati, giocata com’è fra sentimenti e lotte sociali, antiche ruggini e pericolose faide. Fermo restando, è bene precisarlo, che questi avventurosi romanzi possono essere letti singolarmente, anche se la curiosità porterà il lettore a farsi carico anche degli altri episodi. Ingolositi dalla travagliata vita del protagonista, che troviamo ora sugli altari ora nella polvere, ora sull’orlo del fallimento ora alle prese con il prosperare degli affari della sua miniera Wheal Grace. 
Lui che strada facendo si era trovato anche in guai più grossi come quando, in ginocchio per la drammatica morte della figlia Julia, era stato messo sotto processo con l’accusa di avere istigato il saccheggio di due navi naufragate, reato per il quale era prevista l’impiccagione. E il suo nemico di sempre, George Warleggan, non aveva esitato a tramare perché si giungesse a una condanna. 
Che altro? Nella lunga narrazione trova spazio, ci mamcherebbe, il contrastato amore di Ross Poldark per Demelza, una moglie bella quanto poco accomodante, che lui aveva elevato dalla polvere agli agi del benessere e del lignaggio. Un amore peraltro rivolto, si sa come vanno queste cose, anche verso Elizabeth, in seguito andata in sposa proprio a George Warleggan, un tipaccio che amava collezionare gonnelle. Insomma, per dirla che il linguaggio dei nostri giovani, a ogni puntata ne succedono di tutti i colori. 
Detto questo spazio alla trama de La danza del Mulino, episodio che, “tracciando gli infiniti fili che uniscono una generazione all'altra, eleva la saga di Poldark a una più mirabile dimensione epica”. E cosa succede è presto detto. 
Il 1812 si apre con un duplice scenario, di guerra e d’idillio: mentre sul continente ancora infuria il conflitto contro Napoleone, Ross e Demelza, che finalmente hanno ritrovato la serenità, attendono a Nampara la nascita del loro quinto erede. In tale contesto sono le nuove generazioni a occupare la ribalta, soprattutto i loro due figli Clowance e Jeremy. Così Clowance è sempre più attratta dal tenebroso e ambiguo forestiero Stephen Carrington, benché il loro fidanzamento navighi su acque agitate, forse diretto verso una tempesta. Il fratello, invece, cerca di conquistare il cuore di Cuby Trevanion, la quale però, più che all’amore, appare interessata a sposare un uomo ricco. 
Ferito nei sentimenti, Jeremy rischia di lasciarsi andare e farsi trascinare da Stephen in un’impresa losca e avventata, che potrebbe costargli cara. E saranno proprio questi giovani cuori, che cominciano appena ad affacciarsi sul teatro delle passioni, con i loro sogni e le loro ambizioni, a imprimere una rinnovata energia al racconto. 
Il giudizio? Come al solito positivo, in quanto Winston Graham ha il dono di saper raccontare, trascinando il lettore in avventure mai banali, supportate da personaggi credibili e ben costruiti, a fronte di ambientazioni che non mancano di sorprendere il lettore. Giocando peraltro su storie capaci di distrarci dal nostro travagliato quotidiano. E Dio sa quanto ce ne sia bisogno in questo periodo. 

(riproduzione riservata)