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I Cinque Stelle faticano a mantenere i piedi per terra

Intanto Nicola Zingaretti è stato eletto segretario del Pd. Ma ci vorrebbe suo fratello, il "commissario Montalbano", a mettere d'accordo la litigiosa brigata


04/03/2019

di Sandro Vacchi


Quelli che tutto sanno e ci insegnano a vivere hanno decretato: «Non si vota per il Pd, ma per la democrazia». E già: è un piccolo passo per l'uomo, ma un grande passo per l'umanità, disse Neil Armstrong mezzo secolo fa. Ma lui posava il piede sulla Luna, questi faticano a mantenere i piedi per terra. 
Mentre leggevo l'albero genealogico dei segretari del Pci, Pds, Ds, Pd, allibivo, non volevo crederci, perché è incredibile. I compagni, compagnucci, sinceri democratici in primo luogo avevano una coscienza e si vergognavano non poco di ciò in cui avevano creduto, di ciò che erano diventati, dei loro maestri e progenitori; se ne vergognavano al punto da cambiare quattro nomi in meno di vent'anni, sperando che la gente dimenticasse quell'aggettivo – comunista – che ancor oggi continua a fare meno orrore del suo gemello: nazista o, in Italia, fascista. 
Parecchia gente, invece, si richiama tuttora apertamente a una ideologia in nome della quale sono stati sterminati almeno cento milioni di persone. Poco male, secondo loro: l'ideologia sopra tutto, il sol dell'avvenir deve continuare a spuntare. Soltanto che, almeno, una volta erano persone serie. Oggi, invece, non hanno la più pallida idea di chi sono e dove vanno, nella loro schizofrenia. 
La storia ci dice che in trent'anni il Pci ebbe tre segretari, cioè Togliatti, Longo e Berlinguer. Toccò poi a Natta e a Occhetto, il baffone che sciolse nell'acido (e nelle lacrime) il vecchio Pci. 
Secondo giro, arriva D'Alema, poi Veltroni, e dopo di lui Fassino. 
Siamo a quota 8. Nel 2007 altro salto all'anagrafe e i Democratici di Sinistra hanno il buon gusto di togliere “sinistra” dalla ragione sociale, dopo aver fatto polpette della classe operaia. 
Non rinunciano certo a dirsi democratici, ci mancherebbe: perfino la Germania Est si definiva Repubblica Democratica. Via una nuova infornata di segretari, con tanto di primarie per scannarsi meglio. 
Numero uno: Veltroni, numero due Franceschini per un annetto scarso, numero tre Bersani fino al 2013. Tocca poi a Epifani (qualcuno se ne ricorda?) per sei mesi, e infine il novello Augusto, alias Matteo Renzi fino al 2017. Siamo a quota tredici, do il parziale perché ci si perde. Tocca a Orfini per tre mesi: eh sì, i capetti scadono prima dello yogurt. Poi di nuovo Renzi fino a quando le elezioni di un anno fa, 4 marzo 2018, segnano lo sgretolamento del partito, ormai diventato espressione di banche, alta finanza, editoria di giornaloni, sostegno al politicamente corretto, difesa delle lobby, puzza sotto il naso. 
Fino al novembre 2018 guida il carro funebre Maurizio Martina. Fanno sedici segretari, gli ultimi tre in meno di due anni, e nell'ultimo quadrimestre sul trono che fu di Palmiro non si è seduto nessuno. 
Finché abbiamo saputo che il diciassettesimo segretario della ex sinistra sarà Nicola Zingaretti: stia attento, si dice che il 17 porti male. 
Ci vorrebbe, comunque, suo fratello il commissario Montalbano per venire a capo degli inghippi, delle trame, degli imbrogli, dei rancori che da anni covano nella Cosa Rossa, dove la trovata delle elezioni primarie è servita principalmente a disorientare ancora di più elettori e simpatizzanti. Tanto per dire, dalla fondazione nel 1994 Forza Italia è Silvio Berlusconi, Fratelli d'Italia si identifica con Giorgia Meloni, la Lega è stata Bossi e oggi è prepotentemente Salvini. Molto più eterea, gassosa e instabile, è invece la leadership dei Cinque Stelle, i quali, infatti, si stanno squagliando esattamente come i comunisti, post, ex, para o post che siano questi ultimi. Se ne è accorto anche Berlusconi, alla buon'ora: noi lo scriviamo da settimane. 
I grullini sono stati scaricati perfino dal loro fondatore Beppe Grillo, un comico che anziché aprire un circo ha creato un movimento pieno di pagliacci e gestito dal Grande Fratello, la Casaleggio & C. che sovrasta tutto come Matrix e dove tutto si amministra per via telematica. Una follia fantascientifica, roba che soltanto degli inebetiti, incapaci e ignoranti possono avallare. Ignoranti affascinanti, tanta è la loro stupidità, e affascinati da chi – o cosa – possa governare in vece loro. Leggano, se sanno farlo, libri come Fahrenheit 451, La fattoria degli animali, 1984, così scopriranno tante belle cose da diffondere nella loro Piattaforma Rousseau. Il brutto è che questa gente ci governa, sono loro il principale partito in Parlamento, un partito che fa riferimento al guru e al comico. Ma fateci il piacere! 
Il loro futuro si sta rivelando demenziale, e tremendo, almeno quanto il passato dei piddini, i più grandi nostalgici della compagine politica. Gente che evoca di continuo il fascismo e la xenofobia, ma che a sua volta voleva fermare i barconi; gente che dà dell'assassino a Matteo Salvini perché ha impedito alla nave “Diciotti” di attraccare a Catania, ma che ingoiò tranquilla l'affondamento di una carretta albanese in Adriatico, con un centinaio di annegati, solo perché governava Romano Prodi; gente che sollevò zero obiezioni quando aerei italiani andarono a bombardare i serbi, però l'aveva ordinato D'Alema... Il solito doppiopesismo ipocrita, non fa specie parlarne. 
Almeno erano sì ipocriti, falsi, per anni al soldo di Mosca, ma sapevano cosa facevano. Il ministro Danilo Toninelli, invece? Arriva a dire che in fondo potrebbe dare il via ai lavori per il TAV (Treno ad alta velocità), ma poi potrebbe bloccarli: Berlusconi gli ha dato pari pari dello scemo, qualche decina di milioni di connazionali ha fatto lo stesso. 
La risposta del PD, partito senza spina dorsale e guidato da nessuno, è stato il corteo di Milano. Contro il razzismo, contro il fascismo, contro la xenofobia, per l'integrazione, l'Europa, l'amore universale, la pace fra i popoli, il globalismo, l'universalismo... Insomma, tutte le panzane e panzanelle di cui hanno pasciuto gli italiani. 
In testa al corteo un po' di bambini, i più svegli della compagnia, perché sono il futuro, soprattutto se non sono italiani. E fra loro il sindaco Beppe Sala, che come i bambini crede alle favole. L'uso sconsiderato degli innocenti non è nuovo a sinistra: una decina di anni fa mandarono sul palco un adolescente che tenne una lezioncina di educazione civica a quei buzzurri dei sovranisti, i quali ancora non si chiamavano così. Ricordava molto D'Alema ragazzino, quando tenne un discorso in perfetto stile marxista-leninista e Togliatti lo prese per un nano anziché per un bambino. 
Tutto questo per dire cosa sono ed erano il maggior partito di governo e il maggiore di opposizione, mentre le imprese tracollano come mai negli ultimi cinque anni e mentre il PIL scivola a valle. Da Bruxelles ci aiutano come si fa con i deficienti, mandandoci un tizio vestito di blu con un tricorno in testa e una maschera perché forse si vergogna come una pantegana. Lo hanno chiamato Capitan Europa, grande trovata di Juncker e compagnia per promuovere un voto europeo come si deve. 
L'imitatore di Capitan Ventosa è consapevole che stanno per dare la stura alla più disastrosa valanga di voti contro la politica di austerità, di euro, di accoglienza purché la facciamo noi italiani, di impoverimento dell'economia e di chi lavora, di pensioni da fame? E' consapevole che è finita? Proprio come per piddini e grillini: gli uni ancorati a un passato che – non diteglielo – è finito da un pezzo, gli altri innamorati di un futuro che è solamente nelle loro zucche. 
La società di sondaggi Tecne indica i Cinque Stelle intorno al 22 per cento dei voti, con il PD in ripresa e lì alle spalle. La Lega è data però al 32,5 per cento oggi: rapporti di forza completamente rovesciati in un anno. Se di qui al 26 maggio altri clandestini tenteranno di sbarcare, altri rapinatori spareranno ai rapinati, altre donne saranno stuprate, altri automobilisti moriranno falciati da magrebini ubriachi, altri giudici condanneranno chi si è difeso, altre aziende falliranno travolte dalla crisi e dalle tasse, chi credete che salirà ancora? Gli utopisti grullini o i concreti leghisti? 
E molti sognatori non si saranno stufati del fatto che tali Davide Casaleggio e Rocco Casalino debbano decidere le candidature a Bruxelles di quello che fino a un anno fa era il primo partito italiano e oggi sta per diventare il terzo? Allora anche il gagà di Palazzo Chigi, il facente funzioni Giuseppe Conte, potrà dimenticarsi per sempre il Quirinale. Sì, perché pare ci stia pensando seriamente. 
Povera Italia!

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