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I "balletti" dei partiti alla faccia dei 158 tavoli, ancora aperti, delle crisi aziendali

Purtroppo i tempi della politica non collimano con quelli dell'economia. A partire dal caso Alitalia...


26/08/2019

di Artemisia


I tempi dell’economia spesso non vanno di pari passo con quelli della politica. Così mentre si deve sciogliere il nodo della crisi di governo, il timing per il salvataggio dell’Alitalia continua serrato. La soluzione per evitare il crac dell’ex compagnia di bandiera si intreccia con quell’altra grana sul tavolo del ministero dell’Economia che è la manovra di bilancio. 
Il 15 settembre è il termine ultimo per la presentazione dell’offerta vincolante da parte di Fs, Atlantia e Delta. L’operazione non implica al momento un provvedimento governativo e questa situazione rappresenta comunque un vantaggio rispetto ad altre crisi aziendali che sono rimaste al palo con la crisi di governo. Stiamo parlando dell’Ilva che attende la reintroduzione di tutele legali per i manager di Arcelor-Mittal; di Whirlpool ed ex Alcoa legati ai fondi per l’occupazione e agli sconti sull’energia. Questi sono i casi più importanti ma ci sono ben 158 tavoli aperti di situazioni aziendali gravi che coinvolgono trecentomila lavoratori. Da troppi mesi il ministro Luigi Di Maio ha l’attenzione focalizzata altrove. Prima della crisi di governo gli incontri con le rappresentanze sindacali e aziendali sono stati presieduti dal vice capo di gabinetto Giorgio Sorial. Di Maio è stato quasi sempre assente, impegnato prima con la campagna elettorale delle regionali poi con quella del rinnovo del Parlamento europeo e infine a rintuzzare gli attacchi di Salvini. A questo ci si aggiunge lo smarrimento del M5S dopo il risultato del voto e l’esigenza da parte del leader grillino di risollevare il morale del gruppo parlamentare e di tenere il passo con l’avanzata nei consensi della Lega. Da sei mesi a questa parte, l’impegno del Movimento più che risolvere i problemi aziendali, è stato di salvare il proprio posto di lavoro. 
Le varie vertenze si sono risolte quasi sempre facendo ricorso al più tradizionale degli strumenti, cioè la concessione o la proroga della cassa integrazione straordinaria. Nessuna soluzione strutturale è stata trovata. Basta guardare i dati Inps sull’esplosione della Cigs e dei licenziamenti. 
Tornando all’Alitalia, l’amministratore delegato di Fs, Gianfranco Battisti, ha ricordato la data del 15 settembre per la presentazione dell’offerta sottolineando che proprio perché nell’alleanza è coinvolta la maggiore compagnia del settore quale Delta e Atlantia, altro big nel suo comparto, “dobbiamo metterci di impegno per non riuscire”. 
Ma gli obiettivi di Fs e Atlantia potrebbero non coincidere. Ferrovie punta infatti all’integrazione tra trasporto aereo e su rotaia in modo da fornire a chi viaggia un solo biglietto comprensivo del volo e del treno, mentre Atlantia punta ad aumentare i ricavi della compagnia con un potenziamento delle rotte intercontinentali. Delta invece teme un intervento a gamba tesa dei sindacati che rischia di bloccare un piano di riduzione dei costi. Insomma il cammino per il salvataggio di Alitalia è tutt’altro che in discesa. L’unica certezza finora sono il prestito ponte di 900 milioni del Tesoro e i 9 miliardi dati dai contribuenti italiani.

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