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I destini intrecciati di un uomo senza passato e di una donna dai due nomi

Francesco Abate e Carlo Augusto Melis Costa danno voce a una storia di fantasia, ambientata in mondi verosimili. Lo scopo dichiarato? Quello di corteggiare e affascinare il lettore…


11/12/2017

di Massimo Mistero


Il breve corsivo che furbescamente inizia a dare voce a Il corregidor (Piemme, pagg. 434, euro 19,00), un romanzo storico scritto a quattro mani dal giornalista-scrittore Francesco Abate (un uomo estroverso, che si rapporta al meglio con le persone, che ha avuto la fortuna di fare quello che gli piaceva) e dall’avvocato cassazionista Carlo A. Melis Costa, dove quella A. sta per Augusto, è di quelli che lasciano il segno. Incentrato com’è sullo strano incontro fra Lucifero e Jorge Baxu, un avventuroso magistrato che arriva da lontano. Con il Maligno a zinzignare a modo suo: “È bastato uno sguardo per riconoscerci. Ma era inevitabile. Non veniamo forse dagli stessi inferi?”. Premessa a margine di un originale canovaccio che si sviluppa nell’arco temporale compreso fra il 1650 e il 1675. 
Come da note degli stessi autori, questo innovativo lavoro è dedicato a “tutti i popoli che varcano le frontiere” e “non vuole avere valenza di verità storica, anche se il lettore incontrerà nobiluomini e filibustieri, sante donne e umili serve, che realmente hanno calcato la nostra terra all’interno di un contesto storico ovviamente modificato”. Fermo restando che i due scrittori non vogliono “sostenere alcuna tesi a conforto della superiorità di un popolo sull’altro o della sua atavica dabbenaggine”. Semmai l’intento è quello di “corteggiare e affascinare il lettore”. 
Ma di cosa si nutre questa strana storia, dagli intriganti contorni imbastiti su un uomo scelto dal re per portare giustizia (o forse ingiustizia, anche se lui non è di questo avviso), su una donna scelta dagli dei per portare pace (questo sì) nonché su un libro misterioso nelle cui pagine finiranno per intrecciarsi i loro destini? 
Di fatto “il seicento barocco e contraddittorio, la Cagliari dell’epoca e le missioni gesuite in Paraguay delineano la scenografia” ideata da Abate e Melis Costa per questo avvincente romanzo segnato da un intrigo internazionale durante il regno di Filippo IV. Romanzo imbastito sulla figura di Dom Jorge Baxu, un uomo che “ha attraversato il mondo, dalla Galizia dov’è nato all’Africa sahariana dove ha visto la morte da vicino. A portarlo in ogni angolo dell’Impero di Spagna il suo ruolo di corregidor de hidalgos, un magistrato scelto per giudicare e, spesso, assolvere i nobili”, anche se il nostro protagonista - come accennato - da questo orecchio ci sente poco. 
Ma la sua ultima missione risulta diversa. “A Cagliari, Baxu è stato chiamato da un funzionario preoccupato per la prematura scomparsa di nobili, barbaramente uccisi senza movente né colpevole. Quando, il giorno dopo il suo arrivo, quello stesso funzionario viene assassinato, il corregidor comprende che questo caso è preoccupante in quanto tutte le persone coinvolte, lui per primo, rischiano una morte orribile. Purtroppo non gli restano che un pugno di uomini a disposizione e come unico indizio le poche parole pronunciate da una vittima prima di morire: bambino, libro, fuoco. Dovrà farseli bastare”. 
Nel frattempo entra in scena anche Maria Pilar, nata nella foresta che circonda una missione gesuita in Paraguay e dotata di uno straordinario intuito (secondo i missionari sono le sue due anime, quella cristiana e quella guaranì, a renderla diversa). Forse per questo, “prima di tutti gli altri comprende che qualcosa sta succedendo nella missione: un segreto portato da un generale della Corona, ovvero un bambino da nascondere anche a costo della vita”. Sta di fatto che i destini di Jorge Baxu e Maria Pilar si intrecceranno nel tentativo di risolvere il mistero e salvare altre vite innocenti. Trovandosi a fronteggiare, l’uomo senza passato e la donna dai due nomi, il più impensabile e crudele dei nemici. 
Ma come è nata questa storia legata ai flussi migratori di quel periodo, con due vicende a confluire in unico filone a seguito di una grave crisi dinastica? “L’idea è stata di Augusto, il quale aveva lavorato per dieci anni a un manoscritto di mille pagine. Essendo stati compagni di scuola ed entrambi amanti della letteratura e della musica - racconta Abate - un giorno me ne parlò. Fu così che lo lessi, lo ritenni appassionante anche se orfano di un adeguato finale, oltre che privo della giusta connotazione gialla. Sta di fatto che ci avremmo lavorato altri tre anni prima di arrivare sugli scaffali”. 
Detto del libro, spazio agli autori. Iniziando da Francesco Abate, giornalista in forza all’Unione Sarda di Cagliari (città dove è nato il 17 maggio 1964) con il ruolo di vicecaporedattore responsabile delle pagine culturali e degli spettacoli; lui appassionato di libri (“Da piccolo non andavo a letto se non mi leggevano qualcosa”), forte di un debole dichiarato prima per Franz Kafka, poi per Pier Vittorio Tondelli sino ad arrivare alla narrativa americana con Jay McInerney. 
Lui che aveva debuttato, a soli 14 anni, come conduttore di un programma a Radio Alter; lui che dopo aver frequentato il liceo classico ed essersi iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, avrebbe lasciato gli studi in quanto chiamato a collaborare con quello che sarebbe diventato il suo giornale, per poi essere assunto in pianta stabile nel 1993 e diventare giornalista professionista due anni dopo; lui che strada facendo avrebbe beneficiato di un ruolo da disc jockey con il nome d’arte di Frisko a partire dal 1992, quando un amico gli chiese di fare alcune serate vista la sua passione musicale e, in particolare, per la black music; lui che si è proposto anche come organizzatore di concerti e festival, nonché come fondatore di Radio X, la prima emittente a trasmettere in Europa su Internet; lui che è sposato con Grazia, che lo ha reso padre di Giulia, una bella ragazza di 24 anni. 
E ancora: lui che - tradotto in Francia, Germania, Grecia e Paesi Bassi - aveva esordito nella narrativa che conta nel 1998 con Mister Dabolina, un romanzo ambientato nel mondo giovanile, scosso da un delitto sullo sfondo della vita notturna. Un lavoro seguito, fra gli altri, da Il cattivo cronista, Ultima di campionato (nato in origine come soggetto cinematografico), Getsemani, I ragazzi di città, Mi fido di te (pubblicato nel 2007 da Einaudi e scritto con Massimo Carlotto sul tema delle sofisticazioni alimentari), Così si dice, Chiedo scusa (dove nel 2000 ha messo nero su bianco, complice Saverio Mastrofranco, il suo “trapianto di fegato”), Un posto anche per me nonché Mia madre e altre catastrofi.
A sua volta Carlo Augusto Melis Costa (“Una persona generosa, simpatica, riflessiva, calma e profonda: in altre parole il mio opposto in quanto - ironizza Francesco - io tendo a viaggiare in superficie”) è sposato con Cristina, che lo ha reso padre di Giovanni ed Enrico. Per la cronaca Carlo Augusto è nato a Cagliari nel 1960 e di professione, come accennato, fa l’avvocato. Già ricercatore del Cnr, è stato amministratore pubblico e autore di diversi libri di carattere storico e giuridico. Senza dimenticare la sua passione per le sette note (ha infatti studiato musica presso il Conservatorio cittadino), nonché per la scultura e la pittura avvalendosi della guida del maestro Sciola. Il corregidor è il suo primo romanzo.

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