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I fari sulla Sea Watch fanno dimenticare altre due emergenze: Alitalia e Ilva


01/07/2019

di Artemisia


Mentre tutta l’attenzione è concentrata sulla questione della Sea Watch, continua inesorabile il conto alla rovescia sulle due più importanti partite industriali del nostro Paese. Il salvataggio di Alitalia e il futuro dell’Ilva di Taranto attendono una risposta. E la questione non si può più trascinare per le lunghe. 
Per l’ex compagnia di bandiera si è fatto avanti un altro “corteggiatore”. Si tratta di German Efromovich, imprenditore boliviano azionista di maggioranza della compagnia Avianca che in una lettera alle Ferrovie dello Stato e all'advisor Mediobanca ha espresso disponibilità a comprare fino al 30% della Nuova Alitalia. Ma a condizione di partecipare alla gestione, per fare la ristrutturazione. Dopo la manifestazione di interesse, l’imprenditore ha detto che aspetta il via libera per poter prendere visione dei conti. In una intervista al Sole 24Ore ha ribadito che “sarebbe una sorpresa se ci scartassero. Il problema non sono i 200 milioni di dollari per il 30% di Alitalia. Il problema è come il governo voglia gestire e rendere solida e profittevole Alitalia".
Il nodo da sciogliere quindi è il piano industriale sul quale Palazzo Chigi non ha ancora scoperto le carte.
In settimana il governo incontra i sindacati e in questa occasione dovrebbe fare chiarezza su come intende procedere. La situazione è la stessa da mesi: manca da coprire il 40% accanto a Fs, Delta e Tesoro. L’ipotesi di Atlantia è tramontata dopo il fuoco di sbarramento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Giorgetti. “Non è opportuno intavolare negoziati di alcun tipo con i soggetti con cui sei in contenzioso”. Una dichiarazione che fa scopa con quanto detto dal vicepremier Luigi Di Maio: “se abbiamo detto a Genova che revocavamo le concessioni autostradali, il giorno in cui lo faremo in modo coerente, quell’azienda perderà valore in Borsa. Se li mettiamo dentro Alitalia faranno perdere valore anche agli aerei. Atlantia è decotta e non può essere coinvolta”. 
Sul tavolo c’è anche la manifestazione d’interesse del patron della Lazio Claudio Lotito. Il tempo corre veloce. Alitalia è in amministrazione straordinaria e il 15 luglio è il termine ultimo per la presentazione delle offerte. 
Conto alla rovescia anche per la ex Ilva. Il governo e il nuovo proprietario Arcelor Mittal hanno tempo fino al 5 settembre per arrivare a un accordo sull’impunità per eventuali violazioni delle norme a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. 
Secondo l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, "chiudere l’Ilva vuol dire perdere un punto di Pil e mandare a casa 20 mila persone". Una norma contenuta nel cosiddetto “decreto Crescita”, convertito in legge dal Senato il 27 giugno, stabilisce che dal 6 settembre 2019 per i responsabili dello stabilimento non varrà più "l’impunità per la violazione delle disposizioni a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro". Questo elemento per Arcelor Mittal è imprescindibile per poter risolvere i problemi ambientali dell’ex Ilva, fino al completamento del Piano ambientale. C’è il rischio che i manager dell’azienda siano esposti a procedure legali per una situazione che hanno ereditato e non causato e quindi non siano in condizione di poter mettere in regola una volta per tutte lo stabilimento. 
Ma coloro che sono favorevoli alla norma del decreto Crescita sostengono che l’abolizione dell’impunità è una garanzia per la tutela della salute dei cittadini di Taranto. Su questa norma Di Maio si è speso in prima persona e questo sta diventando una discriminante della sopravvivenza del governo.

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