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I governi tecnici hanno distrutto la politica

In passato il modello capitalistico sociale valorizzava le diseguaglianze nella convinzione che erano fondamentali per lo sviluppo economico.


01/08/2022

di Marco Oliveri


Una volta, come afferma il nostro direttore, i genitori al raggiungimento della terza media dei propri figli, si recavano dagli insegnanti per comprendere se i loro eredi erano idonei allo studio o era meglio indirizzarli verso un mestiere. 
Ho messo in evidenza questo comportamento del passato, perché in quell’epoca esistevano due laure (quella accademica e quella del saper fare), sponsorizzate dal modello capitalistico sociale che evidenziava le differenze tra le classi, ma forniva la medesima importanza alle specializzazioni ritenendole tutte fondamentali per lo sviluppo economico di un Paese. 
Purtroppo, oggi il globalismo ha una sola dottrina: favorire le classi elevate capaci di lauti guadagni a discapito di quelle più deboli e la cosa che sorprende maggiormente è che su questo abuso il Pd tace, ma un vecchio comunista come Fausto Bertinotti in un intervista promossa dal collega Giovanni Terzi di Libero, afferma che attraverso i governi tecnici il parlamento non esiste più e i politici hanno perso la forza che avevano nella società. 
Sentire da uno come lui che i partiti sono dei semplici portatori d’acqua, perché hanno perso la forza profonda che una volta avevano nel tessuto sociale, sottolineando che attraverso i governi non politici sono scomparse le ideologie su cui si fondava il dibattito politico, ti fa venire la voglia di sollecitarlo a presentarsi alle urne per gareggiare alla conquista della leadership governativa. 
Con la caduta del “Muro di Berlino” è arrivato il globalismo con la nefasta idea di voler modernizzare il “Bel Paese” e ha convinto o comperato i partiti dandogli il compito di comunicare alle masse l’importanza di sotterrare il passato con i valori (della famiglia, della coppia e della religione cattolica), sostenendo l’enorme bugia che solo in questo modo l’Italia si sarebbe evoluta. 
Purtroppo, quello che non si vuole comprendere è che il capitalismo degli anni 60/70 puntava alla dignità delle diseguaglianze sociali, mentre oggi alcune di queste diversità sono la fonte del guadagno globalista che fa nascere i tumori in una nazione. 
Se non si comprende che in futuro la nuova Europa dovrà diventare la mediatrice tra gli Stati Uniti e Eurasia (Cina, Russia, India e Medio oriente) e può farlo grazie all’Italia che dai suoi antenati ha ereditato una posizione geografica fondamentale per governare il mondo, vuol dire che non abbiamo compreso le enormi potenzialità del  nostro Continente. 
Il leader che vorrà vincere le elezioni del 25 settembre, dovrà far comprendere all’elettorato che il suo partito sarà il portatore del cambiamento europeo e l’autore della rinascita dei vecchi valori che hanno reso grande il nostro Paese. 
Insomma, occorre una figura politica che abbia chiaro come affrontare il futuro e mi auguro che questa persona sia la Meloni…

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