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I migliori amici, purtroppo, non rimangono sempre i migliori amici

Per Astoria torna in libreria Tammy Cohen, giocando nuovamente a rimpiattino sul nostro quotidiano. Senza mai dare nulla per scontato


12/11/2018

di Arne Lilliput


L’indifferenza della semplicità. Così potrebbe essere etichettata la scrittura di Tammy Cohen, nata nel 1963 in Nigeria, in quanto era lì che in quel periodo suo padre antropologo lavorava. Una penna, la sua, peraltro maturata nel suo girovagare per il mondo: ha infatti studiato in Sierra Leone e in California, ha trascorso l’adolescenza a Londra e, dopo essersi laureata in American Studies, ha insegnato inglese a Madrid. 
Tornata a Londra, ha cominciato a scrivere articoli - attività che ha svolto per vent’anni, collaborando con Marie Claire, The Times, The Telegraph - nonché poesie e alcuni saggi. Sin quando è riuscita a dare voce nel 2011 al suo primo romanzo, The Mistress’s Revenge (imbastito sul sottile crinale che separa l’amore dall’odio), seguìto a tamburo battente da altri sette, via via sempre più incentrati nel filone dei thriller psicologici. Non a caso la Cohen è membro di “Killer Women”, un club di scrittrici britanniche di gialli con sede sotto il Big Ben. 
A farci conoscere questa raffinata scrittrice è stata Astoria, che lo scorso anno ha proposto ai lettori italiani La cattiva, un thriller ad alta tensione ambientato fra le pieghe del lavoro d’ufficio. A fronte di situazioni banali “trasportate” dalla sua abile fantasia in uno scenario inquietante, che obbligherà il lettore a guardare i protagonisti con occhi diversi. Di fatto persone estremamente normali, con problemi comuni: il mutuo, i bambini, i rapporti con il marito (sì, perché sono tutte donne), i divorzi. Per poi far entrare chi legge la storia nelle loro vite con garbo e al tempo stesso con una buona dose di malizia. 
Astoria, si diceva, che ora ci ripropone Tammy Cohen in I traditori (pagg. 386, euro 18,00, traduzione di Marina Morpurgo), storia di una coppia guarda caso travolta proprio dalle conseguenze della separazione dei loro migliori amici. Perché “i migliori amici si raccontano tutto: dai progetti per rifare la cucina alle beghe scolastiche delle figlie. Oltre a lavorare di fino sul mariuolo di turno che sta lasciando la moglie per una giovane modella. Perché i migliori amici non si raccontano bugie. Così come non si installano sul tuo divano per settimane, non chiamano un avvocato e non ti costringono a scegliere da che parte stare. Dando per scontato che i migliori amici non abbiano segreti a proposito del loro passato”. Fermo restando, purtroppo, che i migliori amici non sempre rimangono tali. Insomma, una storia all’acqua di rose? In superficie. Soltanto in superficie, ci mancherebbe. 
Detto questo, spazio alla sinossi. “Josh è un professore di scuola superiore che non nutre particolari ambizioni. Hannah, sua moglie, è una giornalista freelance che lavora da casa quando riesce, senza mai guadagnare abbastanza, ma d’altra parte è anche molto presa dai suoi doveri materni. In tale ambito la brillantissima Sasha è la migliore amica di Hannah, come Dan, marito di Sasha, lo è di Josh. Entrambe le coppie hanno bimbe in età prescolare e si frequentano da anni: pranzi, cene, vacanze, shopping, partite di pallone, scherzi e chiacchiere”. 
Un rapporto all’insegna dei buoni rapporti, quindi, sin quando Dan annuncia di non essere più innamorato di Sasha e di avere intenzione di separarsi. “All’improvviso tutto cambia, tutto implode in un groviglio di invidia, gelosia, arroganza, vendetta, tradimento, lealtà e slealtà. Ma di fronte a questa schiera di sentimenti, possono gli amici rimanere neutrali? Come si fa a capire chi sta dicendo la verità e chi sta mentendo? Come fare a tenere le distanze dal fallimento di una coppia senza perdere l’amicizia di entrambi i componenti? Da dove passa la linea tra lealtà, affetto, supporto e tradimento?”. E che effetto farebbe - aggiungiamo noi - andarsene in giro lasciando trasparire le ferite del tradimento, le umiliazioni e i sogni infranti? 
Di fatto, annaspando mentre cercano di decidere con chi schierarsi, Hannah e Josh finiranno per autodistruggersi, come se la separazione fosse una malattia infettiva...”. 
Tutto questo e naturalmente molto altro in questo romanzo di piacevole lettura. Partendo da un inquietante incipit di diciotto righe appena, imbastito sulle amare sensazioni di una bambina di appena quattro anni, di nome Lucie, che si chiude con una specie di drammatico appello: Aiuto, aiuto, aiuto. Altrimenti mammina mi trova. Cosa avrà voluto dire?

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