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I narcos: una lunga, lunghissima storia di droga, sangue e cavalli

Melissa Del Bosque racconta come due agenti dell’Fbi - Scott Lawson e Alma Perez - siano riusciti, a sprezzo del pericolo, a penetrare nella più potente organizzazione criminale messicana dedita al traffico di stupefacenti 


08/04/2019

di Tancredi Re


Un cartello della droga è un insieme di organizzazioni che costituiscono un unico sistema criminale che opera a livello internazionale nel campo del traffico della droga. È una delle attività illecite più lucrative per tutte le organizzazioni criminali, tra cui Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta. E proprio per questo i cartelli hanno assunto dimensioni cospicue, si sono dotati di corpi paramilitari, controllano i territori dove sono insediati e hanno infiltrato propri uomini all’interno degli apparati degli Stati che provano a contrastarne l’attività. 
La nascita dei cartelli della droga è avvenuta nell’America centrale e latina nella seconda metà degli anni Settanta. I più intraprendenti, negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, sono stati i cartelli del narcotraffico delle famiglie della Colombia, prima, e del Messico dopo. 
In particolare i cartelli in Messico risalgono all’azione di un ex agente di polizia giudiziaria federale messicano, Miguel Angel Felix Gallardo, che negli anni Ottanta controllava tutto il commercio illegale di droga in Messico e nei corridoi del confine tra il suo Paese e gli Stati Uniti. Gallardo iniziò contrabbandando marijuana e oppio proprio negli States e fu il primo messicano a fare da raccordo con i cartelli colombiani negli anni Ottanta. 
Attraverso i suoi collegamenti, Gallardo diventò l’uomo di punta per il cartello di Medellìn (Colombia) gestito da Pablo Escobar, conosciuto come Il Re della cocaina, che aveva - raccontano i giornale di quel periodo - un patrimonio stimato 40 miliardi di dollari. Per la cronaca Gallardo fu arrestato l’8 aprile 1989. 
Gli anni Novanta furono caratterizzati dal declino dei grandi cartelli colombiani che attraverso i Caraibi rifornivano il mercato statunitense. E l’opportunità di occupare questo spazio e sviluppare rotte terrestri fu presa dai cartelli messicani, in particolare dalle organizzazioni di Sinaloa, Tijuana, del Golfo e di Juarez. 
Con il calare della domanda di droga negli Stati Uniti, che scatenò una maggiore concorrenza tra i cartelli e la nuova presidenza di Vicente Fox, cominciò una fase nuova per i cartelli: la militarizzazione. 
Questi gruppi avevano il compito di difendere le rotte del narcotraffico e di controllare il territorio. Queste organizzazioni costituiscono un problema di ordine pubblico perché essendo armate arrivano a sfidare perfino le forze di polizia degli Stati dove operano affrontandosi in campo aperto o con agguati mortali con decine e decine di morti, oltre ai sequestri di persona. Numerosi Governi hanno cercato di fermare questa spirale di violenza; riformando la sicurezza pubblica, perpetrando la lotta al riciclaggio di denaro e con la riforma della giustizia nonché con la collaborazione degli Stati Uniti con l’operazione Merida che portò 1,6 miliardi di dollari di finanziamento. 
È all’interno di questo mondo criminale efferato e ramificato che si svolge la storia raccontata da Melissa Del Bosque nel suo coinvolgente I cartelli dei narcos (Newton Compton, pagg. 336, euro 12,90). 
Giornalista investigativa, specializzata proprio nei traffici di droga al confine tra Messico e Stati Uniti (ha scritto tra l’altro per Marie Claire, Time, The Guardian e attualmente è inviato speciale del Texas Observer), l’autrice descrive le vicende dell’agente dell’Fbi Scott Lawson. 
Confinato nella città di Laredo, al confine con il Messico, la sua vita scorre nell’ozio, dietro pile di scartoffie. Tutto cambia il giorno in cui gli viene chiesto di indagare sulla vendita di un cavallo a un prezzo da capogiro. Ad acquistarlo è stato Miguel Trevino, uno dei leader degli Zeta, il più brutale cartello della droga messicano. Che ci fa un capo clan dei narcos messicani con un cavallo? Si dedica all’equitazione? Niente affatto. E’ una cartina di tornasole dietro la quale si cela il fiume di denaro che scorre proprie nelle scommesse ippiche. 
Al fianco di Alma Perez, un’agente di notevole esperienza, Lawson si dedica a questo caso e comincia a penetrare all’interno di questa organizzazione criminale con l’intento di scoprirne i segreti e debellarla. Una missione difficile perché l’organizzazione che stanno sfidando è una tra le più agguerrite e pericolose che ci siano al mondo…

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