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I pellegrinaggi a Medjugorje nel mirino della mafia partenopea


09/07/2018

di Martina Rossi


Alberghi, viaggi in pullman e guide abusive. E ancora, false griffe, quelle di borse e accessori venduti ai piedi della collina in cui la Madonna apparve per la prima volta ai veggenti di Medjugorje. E’ lì, in quell’angolo di Bosnia votato al turismo religioso, che la mafia partenopea dei clan Zaza, Mazzarella, per il mercato del falso, e dei Casalesi, per le speculazioni edilizie, si sarebbe ramificata controllando strutture ricettive, spostamenti, e la gestione dei gruppi, in accordo con la malavita bosniaca e la complicità di alcuni prestanome. 
A denunciare la presenza di queste interferenze malvagie è stato l’arcivescovo emerito di Varsavia-Praga, Monsignor Henryk Hoser, nominato da Papa Francesco guida pastorale dei fedeli, che convergono a Medjugorje da tutto il mondo. 
L’allarme non proviene solo da Monsignor Hoser, che nel frattempo si è trasferito nella località a stretto contatto con i fedeli e la realtà di quel luogo, ma dalle stesse autorità giudiziarie e investigative che supportano, con i risultati derivati dalle indagini, i sospetti del Vescovo. 
Gli interessi della malavita sarebbero quindi indirizzati verso tre direzioni diverse: false griffe, alberghi costruiti nel Paese e l'organizzazione di viaggi in pullman. 
La città di Medjugorie è divenuta famosa nel 1981, anno in cui 6 veggenti di età compresa fra i 10 ed i 16 anni dissero di assistere, ciclicamente, all’apparizione della Vergine Maria. I fenomeni, lungamente sondati dalla Chiesa Cattolica, sono stati oggetto anche delle attenzioni di una Commissione internazionale di inchiesta composta da vescovi, teologi e altri esperti, presieduta dal cardinale Camillo Ruini. 
La Vergine Maria continua tutt’ora ad apparire e a inviare messaggi ai veggenti in base a uno schema personalizzato per ognuno di loro.

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