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I quattro grandi maestri, l’uomo, l’etica e la spiritualità

Vito Mancuso individua in Socrate, Buddha, Confucio e Gesù i filosofi che possono guidarci a scoprire l’autenticità e a risvegliare la nostra coscienza per vivere meglio ed essere felici


25/01/2021

di Tancredi Re


Socrate, l’educatore. Buddha, il me­dico. Confucio, il politico. Gesù, il profe­ta. Risalendo alle antiche tradizioni spirituali e filosofiche dell’umanità, Vito Mancuso nel libro I quattro maestri (Garzanti, pagg. 528, euro 19,00) individua nel pensiero di queste quattro figure gli insegnamenti ancora validi e preziosi per noi, uomini e donne di oggi. 
In realtà, prima di lui, l’aveva fatto il filosofo tedesco Karl Jaspers che nel suo libro I grandi filosofi li denominava “le personalità decisive”, riconoscendo in essi “il valore di una chiarificazione della coscienza storica universale”, mentre Mancuso preferisce chiamarli, non a caso, maestri. Maestri di vita, di coloro cioè che ci insegnano a vivere, rispondendo alla domanda che costituisce la base dell’etica e della spiritualità: come devo vivere? 
Essi non vanno confusi con i maestri e gli istruttori che ci insegnano lo sci, il tango, una lingua straniera, e così via. Mentre questi hanno alunni, allievi, studenti apprendisti, i maestri hanno discepoli. Ma, come ricorda l’autore (teologo e filosofo, docente nel master in Meditazione e Neuroscienze all’ateneo di Milano dopo aver insegnato all’Università Vita Salute del San Raffaele di Milano e in quella di Padova) “tra l’essere un allievo e l’essere un discepolo, c’è una bella differenza”.  
Ma si è disposti a diventare discepoli? Chi ci ha preceduto non avrebbe esitato a rispondere per lo più affermativamente. E oggi? Nella maggior parte dei casi le persone intendono essere padroni della loro vita e non intendono affatto diventare discepoli di nessuno. Ma come mai questo accade? Di primo acchito sembrerebbe che “gli antichi avevano bisogno di maestri perché erano meno evoluti di noi; noi invece, che veniamo dopo la modernità illuminista grazie alla quale gli esseri umani si sono emancipati da ogni tutela eteronoma sulla vita etica, sappiamo badare a noi stessi”. Ergo non abbiamo bisogno di maestri. Ma è proprio così? 
Eppure lo spirito dell’illuminismo non impedì l’addormentamento della coscienza collettiva, il sonno della ragione, che generò i totalitarismi durante la prima metà del Novecento e portò l’Europa alla catastrofe. E oggi chi siamo? Siamo soggetti davvero liberi e responsabili o ci illudiamo di esserlo? Esiste il sé? Esiste la coscienza? La risposta è necessariamente complessa. Mancuso risponde: “Penso che la conoscenza e il governo di sé costituiscano un lavoro troppo impegnativo per essere svolto da solo e per il quale non si può fare a meno di avere maestri”. 
Avere anche oggi, forse soprattutto oggi, che temiamo che l’uomo si stia smarrendo, anche a causa “della confusione etica e teoretica dei nostri giorni”, dei grandi maestri che siano capaci di scoprire la nostra autenticità, nella libertà e nell’indipendenza, è cosa utile e auspicabile. 
La parola, l’insegnamento, l’esempio, se si è disposti ad ascoltarli, a leggerne e meditarne il pensiero, possono diventare una guida decisiva per percorrere con maggiore consapevolezza gli impervi sentieri dell’esistenza, convivere con il caos che ogni giorno sperimentiamo, e tracciare una strada nuova verso l’autentica pace interiore. 
Perché interrogando questi quattro grandi maestri con sapienza e curiosità, e avvicinando a noi il loro profondo mes­saggio, saremo in grado di risvegliare il maestro da cui non possiamo prescindere: la nostra coscienza, il quinto maestro. Per diventare così consapevoli che la forza per definire le nostre vite è den­tro di noi, e che possiamo essere gli artefici della nostra felicità.

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